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Il silenzio degli Innocenti

Patrizia Angelozzi

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“La violenza non può essere la risposta alla tragedia che ci ha colpiti” queste le parole della mamma di Pamela Mastropietro, uccisa qualche giorno fa. I suoi resti sono stati ritrovati in due valigie a Macerata. E aggiunge: “Ci sono aule di giustizia per questi brutali omicidi”.

Un appello affidato al fratello e avvocato, Marco Valerio Verni. Lo stesso che su Fb si esprime così:“Come ormai saprete mia nipote Pamela è stata trucidata qualche giorno fa, da una o più bestie feroci, che hanno fatto a pezzi il suo corpo, con particolari molto macabri che, per rispetto della sua stessa memoria, risparmio qui.
Pamela era una ragazza solare, intelligente, piena di vita: proprio questo l’aveva portata ad accettare l’aiuto di una comunità, per rimettersi un po’ in piedi, dopo che, alcuni incontri sfortunati, l’aveva un po’ fatta vacillare.
A metà gennaio mi aveva chiesto un aiuto per scrivere su un quotidiano telematico, attraverso un personaggio immaginario, della sua esperienza, affinché potesse essere d’aiuto e di conforto per altri ragazzi.
Sapere che abbia fatto questa tragica fine è qualcosa di straziante, che merita giustizia. Ed è quello che, da avvocato, da zio e da suo padrino di Battesimo, farò in modo di farle avere.
In tal senso, mi impegnerò fino all’ultima energia che mi dovesse rimanere, anche affinché altre persone non abbiano a subire la stessa fine. Non sarà facile, perché dovrò costantemente far prevalere la freddezza e la lucidità professionale ai sentimenti di zio. Ma il mio background trascorso mi ha forgiato nel carattere alle battaglie, e questa è, evidentemente, per me la più importante di esse.
Ringrazio tutti voi, uno ad uno, per i messaggi di stima e di vicinanza che avete voluto rivolgere a me ed alla mia famiglia, che è distrutta dal dolore ma, nello stesso tempo, forte e determinata per aiutare Pamela ad ottenere quanto spetta a lei ed alla civiltà tutta: un efferato crimine, compiuto con quelle modalità, al punto da ridurre in brandelli un corpo, che neanche la peggiore delle bestie affamate, avrebbe potuto fare, è infatti uno scempio che riguarda tutto il mondo civile.
Pamela poteva essere la figliala sorella, la nipote, l’Amica di tutti.
Ho la fortuna di lavorare a contatto di un gruppo di Carabinieri che ha dimostrato sin dalle prime fasi una professionalità ed una umanità eccezionali, che spero possano trovare il giusto esito processuale, anche attraverso il lavoro della magistratura che, mi auguro, possa svolgere al meglio il suo lavoro.
Lascio ad altre sedi ulteriori considerazioni sull’attuale indagato, sul fatto che, a quanto sembra, avesse il permesso di soggiorno scaduto, e via dicendo: quello che ora mi interessa è contribuire, anche a nome della mia famiglia e-ripeto-di tutta la comunità civile, a regalare giustizia a Pamela. A mia nipote”.

Non saranno le armi a restituirci le persone che non ci sono più. Forse  neanche i tribunali. Il senso di giustizia diventa fondamentale per non scivolare e cadere nel baratro della ferocia. Quella stessa che non ha salvato Pamela Mastropietro che sognava di uscire dalla comunità e approfondire criminologia, la sua fragile vita uscendo ha incontrato belve, non persone.
Questa ragazza che con uno pseudonimo scriveva per far conoscere ai suoi coetanei la sua esperienza per essere di aiuto.

Pamela era una di noi, sorella, amica, figlia. Nel rispetto di una madre e di familiari, di amici, di compagni di scuola, di quanti l’hanno abbracciata, curata, amata, condiviso sorrisi, gioia, calore e percorsi faticosi di vita, e che le hanno regalato felicità, il silenzio è la cura.
Non si può assistere alla strumentalizzazione di una vita che non ha più vita.
Basterebbe soffermarsi a guardare il suo sguardo.

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Giochi di palazzo

La sicurezza sul Lavoro: perché occorre Giocare Pulito

Marco Fiocchi

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Pubblichiamo oggi, la prima puntata di un’indagine inchiesta molto importante. Affrontiamo un altro ambiente dove “giocare pulito” è fondamentale. Parleremo di Formazione alla Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro.

Lo faremo affidandoci all’analisi e al parere di un vero esperto del settore: il Direttore del  CEFMECTP di Roma e Provincia Ing. Alfredo Simonetti.

Ci spiegherà perché è diventato tanto delicato questo argomento, nel sistema di produzione. Come si è sviluppato e quali sono i problemi principali che affronta.

Aziende, formatori, docenti, lavoratori, dirigenti, imprenditori. Studenti, ma anche gente comune. Perché tutti abbiamo bisogno di conoscere certe normative. L’importanza della trasparenza che tanto interessa i nostri lettori. La vigilanza a cui tutti siamo chiamati a collaborare.

Ed infine una conclusione sul futuro prossimo, non remoto. Verso cosa stiamo andando? Quanto sarà importante misurarsi con le nuove tecnologie (Droni, IA, 3D, BIM, Realtà Aumentata)? Quanto la preparazione a non temerle, ma anzi a “saperle” usare con la stessa vigilanza e sicurezza potrà aiutare l’intero sistema di produzione?

La parola ad Alfredo per la prima puntata di questo approfondimento.

Il potere ha un solo dovere: assicurare la sicurezza sociale delle persone.

(Benjamin Disraeli)

Sono sempre troppi i giorni in cui gli organi e gli strumenti dell’informazione e della comunicazione si devono occupare, dandone notizia, di incidenti sul luogo di lavoro e troppo maledettamente spesso la notizia porta con sé l’orribile puzzo della morte. E puntualmente ci si interroga sui perché e sui per come; su quali siano state le cause e su come le cause si sarebbero potute evitare, prevedere, anticipare. Poi scattano le indagini, le inchieste: È stata aperta un’inchiesta per fare luce sulla tragedia, ecc. Quante volte abbiamo ascoltato questa frase.

Innegabile il sussulto che tutte le volte ci aggredisce alzando il livello della rabbia e dell’indignazione, elevando l’attenzione sulla necessità di azioni forti e concrete, a contrasto di fatti e accadimenti inaccettabili tanto più quando sono l’odioso “prodotto malsano” del lavoro.  Il lavoro appartiene a tutti; il lavoro è la componente strumentale per rendere la vita un elemento sociale; il lavoro è il mezzo – forse il meccanismo – attraverso il quale le persone assimilano il concetto di socializzazione trasferendo sé stessi oltre l’isolamento.

Di lavoro non si può morire; di lavoro non si può soffrire; di lavoro non si può far soffrire. E di lavoro non ci si deve neppure ammalare. Negli anni più recenti la legislazione ha fatto notevolissimi passi in avanti per accelerare la diffusione di una consapevolezza allargata sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Uno dei passaggi nodali è stato il riconoscimento di questo tema da argomento a concetto. Si tratta di un avvicinamento significativo verso la comprensione e l’universalizzazione del principio di rispetto verso la persona sia come elemento singolo che come oggetto sociale. Evidentemente questo tema/concetto avvolge e si articola su più piani di interesse fino a diventare territorio comune a tutti gli strati della quotidianità.

Non solo l’aspetto meramente sociologico, ma anche l’ambito della produttività risente virtuosamente delle norme che definiscono giuridicamente gli aspetti della Formazione e della Sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il mondo dell’imprenditoria, negli anni più recenti, ha scalato diverse posizioni nella classifica della qualità complessiva dei sistemi produttivi all’interno delle proprie realtà imprenditoriali. Risultati che si sono resi possibili soprattutto grazie alla sempre più efficace giurisprudenza in merito e alla sua corretta applicazione, ma non solo.

Una buona formazione è garanzia di successo. È la cinghia di trasmissione tra le “intuizioni” del legislatore, quindi l’Istituzione, e il contesto produttivo. E a loro volta quelle che abbiamo definito intuizioni, sono il frutto di ricerca costante e continua finalizzata alla definizione di regole sempre più chiare e di facile applicazione. Perché talvolta le presunte negligenze si annidano proprio nella cripticità interpretativa delle norme o negli anfratti di cervellotiche burocrazie.

O, peggio ancora, quando le zone grigie prodotte da un linguaggio eccessivamente contorto diventa alibi per autoassolversi per la mancata applicazione delle norme. I principi della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro sono codici di convivenza civile e di emancipazione sociale, e la conoscenza è l’arma più efficace contro l’indifferenza e la sottovalutazione del problema.

L’istituto della formazione è, pertanto, la piattaforma su cui si posano non solo i principi della doverosa ed ineludibile tutela individuale, ma anche gli indirizzi programmatici di un paese civile e la visione del suo futuro. Diventa quindi indispensabile avere certezza sul profilo delle competenze e sulla qualità dei formatori.

Una buona conoscenza della normativa in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro aumenterebbe la percezione dell’esigenza della prevenzione nei confronti degli elementi di rischio. Ed è per questa ragione che quanto più estesa sarà la platea dei consapevoli, tanto più efficace, facile e diffusa sarà la pratica del ricorso alla formazione. Molto si è fatto, e molto rimane ancora da fare.

La strada, però, è quella giusta. Istituzioni e cittadini convergono sempre di più verso l’obiettivo tracciato dagli estensori della legislazione vigente: quello del raggiungimento del rischio zero. Da una parte c’è la ricerca costante, un incubatore sempre attivo e pieno di intelligenze e tecnologie. Dall’altra, ma con logica di continuità, si trovano i soggetti applicatori delle norme – i formatori – e poi i fruitori, nessuno escluso perché in tutti c’è la richiesta, talvolta non perfettamente conscia, di sicurezza.

 

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Non solo sport

Erma Metal in Sicilia: da Terranova a Taormina con il tour “Non abbiamo armi”

Angela Failla

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Dopo la grandiosa performance insieme a Fabrizio Moro in Portogallo, a Lisbona, per l’Eurovision Song Contest, Erma Metal ritorna in Sicilia in NON ABBIAMO ARMI, uno tra i live più attesi di questa estate. E annuncia il concerto del 16 agosto al Campo sportivo di TORRENOVA (ME) ore 21.30, realizzato da Puntoeacapo in collaborazione con il Comune di Torrenova e Nuova Torrenova Pro loco, che anche quest’anno proporranno la grande musica da vivo alla città e ai tanti turisti.

Il concerto di Torrenova si aggiunge a quello dell’indomani: 17 AGOSTO Teatro antico di TAORMINA.

Una grande produzione, una nuova e ricca cornice scenografica per un grande spettacolo: le 12 nuove canzoni che compongono il nuovo album Non Abbiamo Armi – già disco d’Oro – sottobraccio ad un repertorio nel quale spiccano  brani ormai entrati di diritto tra i “classici” della nuova musica d’autore italiana.

ERMAL META ha debuttato al 1° posto della classifica di vendita con il suo nuovo album NON ABBIAMO ARMI e per rimanere in tema di soddisfazioni, va ricordato che il singolo NON MI AVETE FATTO NIENTE, cantato in coppia con FABRIZIO MORO e salito sullo scalino più alto del podio sanremese, è Disco di Platino.

NON ABBIAMO ARMI, il 3° album da solista – giudicato da stampa e pubblico “il più bello” – è composto da 12 canzoni inedite fatte di sincerità e amore che scorrono attraverso ritmi incalzanti e momenti di grande intimità vestiti con suoni e melodie, che confermano il grande talento di ERMAL META.

Dal 20 Aprile, il nuovo singolo è DALL’ALBA AL TRAMONTO “dicono che il lupo perde tutto tranne il vizio…”

Il vizio di Ermal Meta è quello di saper trovare sempre la porta giusta che, spalancata, ci mostra il suo mondo musicale fatto di parole mai scritte a caso e musiche che le sanno abbracciare; un mondo che sa di buono, anche quando l’umanità ti lascia l’amaro in bocca:“dicono che adesso siamo troppi sulla terra, che parlando forte non si sente più la guerra…”

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Traini: “Non rinnego nulla…”

Patrizia Angelozzi

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Traini, l’uomo che il 3 Febbraio u.s. sparò contro alcuni stranieri è accusato di strage, sei tentati omicidi, porto abusivo di armi e danneggiamenti.
Ritenuto seminfermo e con disturbo bipolare dal consulente di parte, Traini conferma a distanza di tempo la sua volontà dicendo: “non rinnego nulla’.

Sparò all’impazzata (secondo una sua convinzione personale) per vendicare l’omicidio di Pamela Mastropietro, pur non conoscendola. Questa la ‘motivazione’ di un uomo ritenuto seminfermo e con disturbo bipolare dal consulente di parte. Con una diagnosi di questo tipo il Traini, il 3 Febbraio, era in possesso della sua pistola, una Glock calibro 9 e nel suo delirio personale intendeva giustiziare persone di colore che secondo lui, vivevano di espedienti e crimini come gli assassini di Pamela Mastropietro. (vittima di un delitto efferato per il quale sono accusati tre nigeriani, ognuno con diversi capi di imputazione).

Girava quel giorno con la sua auto, un Alfa 147, intento in una vera caccia all’uomo, seminando il panico tra le vie di Macerata e in diversi posti della città, consegnandosi infine bardato dalla bandiera tricolore ai carabinieri .
Nella sua ‘defaillance psicologica’, come dice il suo avvocato G.Giulianelli, durata circa due ore ha ferito sei migranti, preso di mira alcuni bar e la sede locale del Pd.
Al momento nella struttura carceraria riceve il supporto di psicologi e psichiatri.

Il procuratore Giovanni Giorgio e il pm Stefania Ciccioli hanno chiesto il giudizio direttissimo atipico, portando Traini in Assise invece che dal Gup. Traini ha dato il consenso al rito abbreviato.
Il Comune di Macerata si è costituito parte civile insieme a due privati. Uno dei migranti  presenti al processo ha detto: “Bisogna pregare perché Dio tocchi il suo cuore”.

Il sindaco di Macerata ha dichiarato: “E’ una giornata triste perla città, credo che lo sia anche per l’aspetto umano di questo ragazzo”.

Cos’è il rito abbreviato: Il giudizio abbreviato è un procedimento speciale che consente all’imputato di beneficiare di una riduzione di pena di un terzo rispetto a quella prevista dalla legge.

 

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