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Si trova sempre qualcuno più sfigato

Francesco Beltrami

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Ogni tanto occorre fermarsi a riflettere sul proprio passato. Da bambino sono stato sfigatissimo, sempre ammalato, sempre in attesa di sapere quando sarei stato abbastanza sviluppato per subire il primo di una serie di interventi chirurgici per correggere un problema con cui ero nato. Altissimo, magrissimo, sempre l’ultimo in ogni attività sportiva, da cui tra l’altro i miei genitori cercavano di allontanarmi in ogni modo, perché loro avevano stabilito che io avrei studiato molto e mi sarei dedicato a cose serie senza perdite di tempo. Mio nonno Atlante però nel 1972, avevo 7 anni, mi aveva fatto vedere le Olimpiadi di Monaco in televisione, nel salotto di casa sua e nella vetrina del negozio di elettrodomestici del paese dove davano le prime sperimentali trasmissioni a colori della Rai, e io mi ero innamorato.

Ciò nonostante non ero certo migliorato nella pratica sportiva, sempre l’ultimo ad essere scelto quando si facevano le squadre all’oratorio, forse anche un po’ bullizzato come si direbbe oggi, anche se io non ne ho la sensazione e non ne conservo ricordo. Iniziai a usare la testa: nel cortile delle elementari già organizzavo gli eventi per i compagni, inventai la serie A2 prima che lo facesse la Federazione Pallacanestro, nel senso che volendo per una volta vincere una corsa organizzai un’andata e ritorno del cortile e chiesi ai compagni di iscriversi alla gara di quelli che corrono forte se ritenevano di essere tali o a quella di quelli che correvano piano. Ovviamente si iscrissero tutti alla batteria dei forti tranne io e Franco, l’unico che andava più piano di me, alto e scoordinato come me, che battei agevolmente, si trova sempre qualcuno più sfigato. E lo fu davvero tanto Franco: divenne un ragazzone grande e forte, matricola di ingegneria, e se ne andò ventenne per un tumore.

Rinunciai allo sport attivo e mi dedicai anima e corpo all’organizzazione: a scuola e all’oratorio. Alle medie il professore di ginnastica mi portava con se a qualunque evento  l’istituto partecipasse, dalla campestre ai distrettuali di pallamano, come giovanissimo dirigente. I distrettuali di pallamano li vincevamo sempre, il professore ragionava come me, c’erano due scuole nel distretto che praticavano la pallamano e uno più sfigato si trova sempre…

Negli anni che seguirono mi occupai di un po’ di tutto, prima nel Tennis, dirigente accompagnatore, direttore di torneo, vicepresidente del circolo del mio paese a 23 anni, poi nella Pallacanestro, anche in questo campo dirigente accompagnatore, scout, addetto stampa, all’occasione ufficiale di campo. Successivamente ho fondato una squadra di  freccette elettroniche, un circolo di carrom, una sorta di biliardo indiano che si gioca con le dita. Nel frattempo ho iniziato a scrivere di sport sul giornale locale e ad occuparmi di cavalli. Poi a 34 anni, improvvisamente e senza un perché concreto, ma tanti emotivi, a cavallo ho imparato ad andare e a saltare ostacoli, mi sono fratturato qualche osso, tornando in chirurgia dopo le quattro devastanti esperienza di quando ero bambino. A 39 ho imparato a nuotare, a 47 ho vinto un Trofeo Nazionale, una sorta di Coppa Italia, insomma un gradino meno di un titolo italiano, nella auto storiche. Una sorta di vita al contrario. Senza nel frattempo smettere di scrivere.

A 42 mi ero anche sposato, fidanzato per la prima volta a 41, giusto per non smentire il mio modo inverso di far le cose, e quando ne avevo già compiuti 45 è arrivata Maria, 19 dicembre 2010. Poco più di due anni dopo si è aperto il capitolo autismo, quello di Maria, come dicevo sopra uno più sfigato lo trovi sempre… E qui la mia capacità di far le cose al tempo sbagliato è diventata ancora più utile perché mi ha consentito di capire come ragiona e come agisce lei con molta più facilità di chi  segue  linee rette. Si è aperto un altro  mondo ancora, fatto di associazioni, terapie, neuropsichiatri infantili,  insegnanti di sostegno. E anche ho avuto modo di scoprire che forse tante delle mie difficoltà, stranezze, non so pelare una mela, né andare in bicicletta, o soffiare il naso ad esempio, sono legate alle sindrome di Asperger che si rapporta molto da vicino con la sindrome dello spettro autistico, ma non ho approfondito: un decennio abbondante di psicoterapia tradizionale mi aveva consentito nel frattempo di raggiungere comunque un mio equilibrio diverso. Differente è il discorso per Maria, che sta si avendo tutte le terapie possibili, ma che ora mi obbliga a fermarmi non più per interrogarmi sul mio passato ma sul suo futuro.

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Catalogna: il referendum per l’indipendenza dal reggiseno del bikini

Francesco Beltrami

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L’Ametlla del Vallés è un paese della Catalogna 35 chilometri a Nord-est di Barcellona, balzato di recente all’onore delle cronache internazionali per un referendum, per giunta online e in cui potevano votare sole le donne dai 16 anni in su. Vista la collocazione geografica in molti avrete pensato a qualche moti di indipendenza dalla Spagna portato avanti da qualche associazione femminile, invece questa consultazione nulla ha a che vedere con le istanze indipendentiste catalane. In questo caso si ragione e si decide su un altro tipo di indipendenza, quella dal reggiseno del bikini per le bagnanti della piscina di Santa Perpetua, l’impianto comunale del paese.

L’antefatto risale alla scorsa stagione estiva, quando due giovani bellezze del luogo intente ad abbronzarsi a bordo piscina  hanno deciso di farlo rendendosi appunto indipendenti dalla parte superiore del loro bikini. Un paio di agenti della municipale, fedeli se non al Re di Spagna alla tradizione del due pezzi, le hanno immediatamente avvicinate ingiungendogli di rimettere al proprio posto il pezzo superiore del loro costume se non volevano incorrere in un verbale che poteva prevedere una multa fino a 1.200 euro. L’episodio al momento finì lì, ma le ragazze, seccate lo raccontarono agli amici e nei giorni successivi un folto gruppo di persone, uomini e donne si presentò a Santa Perpetua indossando la parte superiore del bikini con disegnati sopra i capezzoli.

L’amministrazione comunale di L’Ametlla nell’imminenza dell’inizio della nuova stagione balneare ha pensato bene di evitare il ripetersi di polemiche del genere e di far scegliere ai cittadini se il topless alla piscina municipale fosse lecito o meno e, onde evitare l’insorgere di nuove polemiche relative alla strumentalizzazione dei maschi del corpo femminile ha deciso di far svolgere un referendum online aperto solo alle donne residenti nella municipalità che avessero compiuto i sedici anni. Circa 3.500.

La partecipazione a dir la verità non è stata particolarmente ampia, hanno votato in 379, e la maggioranza, 231 voti contro 148 ha deciso per la liberalizzazione del topless a Santa Perpetua. L’amministrazione comunale  è già al lavoro per modificare il regolamento dell’impianto balneare, è già certo però che quest’estate signore e signorine di L’Ametlla e turiste potranno decidere in modo indipendente la configurazione del loro bikini, libere se lo desiderano di mostrare i seni agli astanti.

Anna Cammany, una delle due donne protagoniste del caso che ha portato alla votazione, sostiene che del referendum non ci fosse alcun bisogno, perché in Catalogna non c’è in vigore nessuna legge che proibisca il topless e che in tutte le piscine pubbliche della regione si può tranquillamente fare a meno di indossare il reggiseno. Nella vicenda è intervenuto anche L’Institut Català de les Dones, un organismo del governo catalano che favorisce le politiche di uguaglianza tra i sessi, che ha annunciato di essere al lavoro per redigere una direttiva in cui sollecitare i comuni a ritenere lecita l’esposizione del seno femminile su spiagge e piscine. Quindi se non dalla Spagna le catalane sono finalmente indipendenti dai lacci del reggiseno dei loro bikini!

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Nasce il ristorante “Otto Geleng”: 100 giorni all’insegna dell’esclusività e della buona cucina con lo chef Roberto Toro al Belmond Grand Hotel Timeo

Angela Failla

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In occasione dei 145 anni di attività, il Belmond Grand Hotel Timeo inaugura una formula gastronomica inedita: nasce, per la sola stagione estiva, l’Otto Geleng, il ristornate scrigno di un’esperienza pop up fruibile per 100 giorni esatti, dal 7 giugno al 15 settembre 2018.

Questo luogo esclusivo è accessibile solo a cena e per un massimo di 16 commensali, delineandosi come la scelta d’elezione per momenti unici.

L’esperienza è pregiata perché si presenta come un motivo di viaggio a sé, fruibile sia agli ospiti dell’hotel sia a quei viaggiatori esigenti che erigono la Sicilia a meta regina dell’estate. L’ambiente traduce l’eleganza tipica della destinazione e ricorda le ville siciliane di un tempo: solamente “otto” i tavoli incorniciati in un terrazzo fiorito di buganvillee e affacciati sulla baia di Naxos e sulla maestosa Etna.

I dettagli della mise en place sono ricercati e anch’essi rimandano ai fasti di un’antica dimora: il tovagliato è in originale sfilato siciliano e interamente realizzato a mano dalle discendenti della scuola di ricamo Mabel Hill di Taormina, a ricordare i corredi che le ragazze di buona famiglia ricevevano in dote prima del matrimonio per le grandi occasioni della vita coniugale; la posateria firmata Christofle Parigi si compone di pezzi d’argento unici impreziositi da un disegno baroccato e si abbina alla ceramica Villeroy & Boch; il tavolo è completato da lumi ad olio in ceramica bianca, che richiamano l’illuminazione di un tempo, realizzati a mano dai fratelli Iudici, artigiani siciliani tra gli ultimi eredi della tradizione decorativa tipica di Caltagirone.

Roberto Toro, Executive Chef di Belmond Grand Hotel Timeo è alla guida di questa nuova avventura, studia un menu capace di raccontare la sua Sicilia, con molte interpretazioni personali. Vincono la tradizione, ma in chiave moderna, e l’esaltazione delle migliori materie prime che la terra di Roberto offre.

Più di 400 etichette di vini sono disponibili per accompagnare questo viaggio gastronomico, con eccellenze autoctone, nazionali e francesi, e molte chicche di piccoli produttori locali suggerite dalla Sommelier Simona Di Goro.

La carta è completata da bevande pre e dopo pasto da sorseggiare nell’area lounge del ristorante: una selezione di cocktail, creati appositamente con ingredienti siciliani per preparare il palato all’esperienza gastronomica, e, per gli appassionati del dopo cena, distillati di pregio, come Grappa Romano Levi dalle etichette realizzate a mano prendendo spunto dai dipinti originali di Renato Missaglia. E per finire, infusi e tè digestivi con prodotti locali e biologici selezionati dal Museo dell’Erboristeria di Catania, e caffè preparato con l’antica caffettiera a sifone.

Otto Geleng è un omaggio al pittore tedesco che per primo vide in Taormina una meta di alto livello turistico.

Primo ospite di casa La Floresta, fu colui che convinse la famiglia ad aprire nel 1873 il Timeo, primo hotel in città.

Belmond Ltd

Belmond è una collezione globale di hotel unici e di lussuose esperienze di viaggio in alcune delle destinazioni più affascinanti e interessanti del mondo. Fondato quasi 40 anni fa con l’acquisizione di Belmond Hotel Cipriani di Venezia, il portfolio unico di Belmond oggi comprende 49 hotel, incluso quello di Londra con apertura prevista nel 2018, itinerari su rotaia e crociere fluviali in molte delle più celebri mete a livello internazionale.

Dai city landmark ai boutique resort, la collezione include Belmond Grand Hotel Europe di San Pietroburgo; Belmond Copacabana Palace a Rio de Janeiro; Belmond Maroma Resort & Spa nella Riviera Maya; e Belmond El Encanto a Santa Barbara. Belmond dispone anche di safari, sei treni di lusso, tra i quali il leggendario Venice Simplon-Orient-Express, e tre crociere fluviali. Belmmond gestisce inoltre il ristorante ‘21’, uno dei luoghi di ritrovo più rappresentativi di New York.

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Non solo sport

La magia di Bim Bum Bam rivive a Etna Comics con Uan, Manuela e il Gruppo80

Angela Failla

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Un tuffo nel passato e tanta malinconia. Sono queste le sensazioni che si provano avendo davanti gli idoli di intere generazioni degli anni ’80. Perché Bim Bum Bam, pietra militare di Paolo Bonolis, è un’autentica istituzione. Un programma a cui si guarda con nostalgia e che, forse, potrebbe presto ritornare. L’irriverente Uan, la dolce Manuela Blanchard e il mitico Gruppo80, per la prima volta assoluta in Sicilia, i protagonisti di quei nostalgici pomeriggi degli anni ‘80, sono stati i protagonisti della seconda giornata di Etna Comics, riscuotendo un successo che dimostra l’affetto e la voglia di un loro ritorno in Tv. Enrico Valenti, Pietro Ubaldi, Donatella Sturla e Manuela Blanchard si sono lasciati andare a ricordi e aneddoti divertenti. Caratteri diversi ma con un punto comune: riportare in Tv una televisione per i ragazzi che sia  educativa, moderna e tradizionale al contempo.

Pietro Ubaldi, le manca Bim Bum Bam?

«Molto. Sono approdato a Bim Bum Bam per doppiare Uan dopo la morte del caro collega Giancarlo Muratori, e raccogliere la sua eredità è stato un compito da far tremare i polsi ma che non potevo rifiutare. Non vorrei fare il nostalgico, però ci divertivamo davvero tanto prima. In Tv lavoravo direttamente e indirettamente a differenza di ora che ci lavoro solo indirettamente, nel senso che continuo a fare l’attore in generale. Per quello che posso vedere, manca una Tv per i ragazzi. E c’è tanta gente che vorrebbe un nostro ritorno.»

Enrico Valenti, che ne pensa della TV di oggi?

«Penso che in questo sistema liquido e poco interessante, ci sia la mancanza di un piano industriale che comprenda un piano editoriale che faccia riferimento al nostro settore, ovvero quello dei ragazzi. Senza essere stucchevolmente retorico, posso fermamente dire che nel mondo dei media di oggi manca un piano di tipo educativo, ma al tempo stesso moderno. Personaggi come Uan o Four nascevano perché mossi da persone con una certa sensibilità ed esperienza. E questo progetto di tipo editoriale non può però esistere senza un piano industriale. E visto che c’è la domanda noi diamo l’offerta. Però deve esserci la volontà di produrre qualcosa di intelligente».

Donatella Sturla cosa guarda in TV?

«Guardo poca televisione. Seguo più che altro i notiziari e ma amo follemente Un posto al sole. E’ un programma che consiglio a tutti perché è un po’ come la storia raccontata prima di andare a dormire.»

Uan, come sarebbe la sua vita oggi?

«Mi divertirei tantissimo nel mondo di oggi. Voglio continuare ad esistere: perché mi chiudete in un armadio? Ho tutta l’intenzione di ritornare, magari insieme alla mia famiglia. Non ho solo una fidanzata, sapete?»

Quale sarebbe la tua peculiarità, Uan?

«Sono un personaggio che rimane fedele a se stesso anche nel mondo di oggi. Sono tradizionale, ma non conservativo, mi adatto e adeguo. Però se mi dai in mano un telefonino combino un disastro!.»

Manuela, come è arrivata a condurre Bim Bum Bam?

«Quando ho iniziato a fare televisione ero una ragazzina. Ho iniziato come modella, poi, data la mia statura, mi sono proposta per la Tv. Dopo diversi programmi sono approdata a Bim Bum Bam che è stata una trasmissione di grande successo condotta da un trio molto affiatato: Paolo Bonolis, Uan, (uno e trino perché mosso da due persone più una terza che dava la voce e infine io). Ho sostituito Licia Colò e devo dire che i tre anni del nostro trio sono stati superfortunati perché eravamo non solo molto affiatati ma ci volevamo davvero bene. Per cui le cose funzionavano benissimo. Con il mio arrivo è nato qualcosa di nuovo. C’è stato un forte cambiamento rispetto all’edizione condotta dalla Colò. Diciamo che considerando il mio caratterino Paolo ha avuto il suo bel da fare.  Il fatto di riuscire a improvvisare, a capirsi, a cogliere al volo le battute è un qualcosa che è nata proprio con quel trio lì. Con Paolo ho tutt’ora un buon rapporto anche se non ci vediamo in quanto lui vive a Roma e io a Milano.»

E’ vera la scena in cui Bonolis le spacca un quadro in testa?

«Quella è ormai una scenetta famosa. In realtà l’idea era di rompermi un quadro in testa. Ovviamente c’erano due riprese. La prima con il quadro intero che la seconda in cui il quadro veniva tagliato e poggiato sulla mia testa. Peccato che Paolo non volesse il taglio, tant’è che ha provato veramente a rompermi il quadro sulla testa dimenticando che la tela a olio è molto dura… sono rimasta con il collo bloccato per un po’.»

Manuela, cos’è cambiato nella sua vita dopo Bim Bum Bam?

«Bim Bum Bam è stato un programma bellissimo che ha avuto un successo strepitoso. A programma finito  ho ricevuto altre offerte che ho declinato perché non mi interessavano. Volevo continuare a lavorare per i bambini, per cui chiusa la fascia ragazzi ho deciso di cambiare vita. Ho ripreso a studiare, a viaggiare. Adesso, però, sta arrivando una grande domanda dei personaggi dell’epoca, per cui ci stiamo sbizzarrendo con le idee.»

E’ possibile quindi un vostro ritorno in TV?

«Mi piacerebbe ritornare per i bambini di oggi. Davvero tanto.»

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