Un tema che ciclicamente torna d’attualità per ciò che riguarda il calcio italiano è la riforma dei campionati. La formula della Serie A a venti squadre adottata dalla stagione 2004-05 è stata più volta messa in discussione ma senza mai venir veramente presa in considerazione. E’ sembrata sempre un cavallo di battaglia elettorale come la disoccupazione, la sanità e la sicurezza nella politica: un argomento buono per tutte le stagioni che poi non viene mai realmente preso in esame.

CLASSIFICA ATTUALE- La graduatoria attuale della Serie A è lì quasi a dimostrare il fallimento della riforma a venti squadre. Un campionato praticamente già deciso a Natale con una squadra nettamente più forte delle altre (manco a dirlo la Juventus), una mischia per accaparrarsi disperatamente i posti Champions (riservata a 4-5 squadre che se non riescono a prendere il treno Champions fanno fatica a fare mercato) e poi il nulla più totale fino ad arrivare alla zona retrocessione con tre squadre già ampiamente staccate che sembrano ormai condannate a scendere nella serie cadetta. Certo in mezzo non possiamo dimenticare la bella favola dell’Atalanta che però con tutti gli sforzi è al sesto posto in classifica e non può di certo ambire a nessun grande traguardo. Se togliamo la giovane e talentuosa squadra neroazzurra di Gasperini, il resto delle squadre che è a metà classifica già non ha più nulla da chiedere al campionato: pensiamo alle due genovesi che sono proprio nel mezzo della graduatoria, lontane 10 punti dall’ultimo posto utile per l’Euoropa League occupato dal Milan (con una gara in meno), e totalmente al sicuro da ogni pericolo retrocessione avendo già 13 lunghezze di vantaggio sul Palermo terz’ultimo. Pensiamo a squadre come Bologna e Cagliari che ad inizio stagione pensavano ad un campionato di sofferenza che hanno già accumulato rispettivamente ben 10 e 13 punti di vantaggio sulla zona retrocessione, nonostante non abbiamo fatto un campionato straordinario. Squadre che magari già a gennaio potrebbero pensare di fare cassa vendendo i loro giocatori migliori ai top club pensando già a programmare la prossima annata. Il risultato sarebbe ancora una volta un campionato letteralmente spezzato in due tronconi, con una differenza che ogni anno che passa si fa più profonda.

SPETTACOLO- Tutto questo ovviamente va a discapito dello spettacolo e della competitività del campionato. Ogni anno che passa la sensazione che si ha è che la Serie A perda sempre più appeal e che le uniche emozioni siano relative alla lotta per i piazzamenti in Champions oltre che qualche partita di cartello sperando che non arrivi quando la Juve abbia già chiuso i giochi scudetto. In tutto questo non consideriamo come l’Europa League venga vista da alcune società come una scocciatura più che un traguardo da raggiungere e quindi anche in questo caso gli stimoli e lo spettacolo sono solo una mera chimera. Ecco che allora da gennaio in poi si rischiano di vedere partite prive di significato e dalla scarsa spettacolarità. Un rischio grosso che in qualche modo dovrà essere scongiurato. A dare una mano al calcio italiano ci ha pensato la Uefa con la nuova formula della Champions che permetterà all’Italia di avere sicuramente 4 squadre dalla stagione 2018-19: Questo vorrà dire che già dal prossimo campionato il quarto posto potrà valere oro. Una buona notizia anche a livello economico perché la sicurezza di avere 4 compagini nella massima competizione europea permetterà anche di poter far girare nuovamente il mercato italiano a livello di compravendita di calciatori. Ovviamente questo potrebbe anche aiutare la competitività perché alcune realtà di media grandezza come LazioTorino, Fiorentina o Sassuolo potrebbero veramente ambire al quarto posto ed entrare nel calcio dei grandissimi. La Uefa ha dato quindi una mano al calcio italiano ma adesso è il momento che il calcio italiano si dia una mano da solo e apporti finalmente queste riforme, riportando magari il campionato a 18 squadre come quando la Serie A era il campionato più bello del mondo.

Close