Fa ancora molto discutere la scoperta fatta dalla rivista Marca.

Secondo il quotidiano spagnolo infatti esisterebbero contratti che prevedono esplicitamente l’allontanamento dalla squadra senza alcun indennizzo in caso di gravidanza di una giocatrice.

 Ad ammetterlo anche Leopoldo Ibañez, presidente dell’Universitario Ferrol, una delle maggiori squadre di pallacanestro femminile spagnole.

“Esiste in molti contratti che ho visto, soprattutto con giocatrici straniere. Sono firmati sia dal club sia dalle giocatrici sia dai loro agenti”.

“Deficiente conducta personal” è il motivo di rescissione nel quale viene inclusa la clausola anti gravidanza nei contratti.

Contratti che vengono analizzati ed approvati sia dalla FIBA sia dalla FEB.

Una gravidanza paragonata a gravi carenze comportamentali.

 E se è vero che al momento non si conoscono casi in cui una giocatrice sia stata allontanata proprio a causa di questa clausola, è altrettanto vero che tale regola non ha alcun senso all’interno dell’ordinamento giuridico spagnolo.

 A portare a galla per prima la questione l’avvocatessa Maria Josè Lopez Gonzalez che, analizzando contratti di giocatrici spagnole di pallacanestro, si è accorta della presenza di tali clausole.

Sono clausole del tutto nulle ma che esistono a causa di un mancanza regolamentare. Le giocatrici, in base alla Legge sullo Sport, non sono considerate lavoratrici professioniste”.

 Si è subito espresso, una volta allertato, anche il Consiglio Superiore dello Sport (CSD) per bocca dall’allora presidentessa Ana Muñoz: “è una vergogna, un’illegalità e una grande ingiustizia”.

Lo scandalo si è allargato ad altri sport, calcio e pallamano su tutti.

Ho firmato contratti con questa clausola per club spagnoli. La gravidanza era tra i motivi di possibile rescissione accanto alla pratica di sport estremi e alle mancanze comportamentali” ha raccontato Mariajo Pons, portiere di vari club femminili spagnoli, oggi in forza al Saragozza.

“Credo che oggi sia meno diffuso ma non siamo comunque tutelate dall’AFE che pensa soprattutto al calcio maschile” ha poi concluso la calciatrice.

Ancora più dura la posizione di Begoña Fernandez, giocatrice di pallamano: “penso di aver firmato contratti con questa clausola in tutti i club spagnoli dove sono stata. Lo fai perché vuoi giocare ad ogni costo. Col senno di poi me ne sarei dovuta andare in Danimarca, dove mi offrivano un contratto con inclusa la possibilità di essere madre”.

È intervenuto infine il ministro dello sport spagnolo, Iñigo Mendez de Vigo, chiedendo a tutte le sportive a conoscenza di questa clausola sul proprio contratto di segnarlo.

Questa clausola non è contemplata in nessuno degli ordinamenti spagnoli e per questa ragione chiunque l’abbia sul proprio contratto conti sul nostro appoggio perché è una situazione completamente intollerabile”.

Una questione spinosa che fa riemergere in maniera marcata le differenze fra lo sport maschile e femminile, anche a livello di tutela da parte delle federazioni.

Il problema non è chi firma queste clausole ma la tutela che l’amministrazione dovrebbe fornire e che invece non dà”. Questa l’opinione conclusiva dell’avvocatessa Lopez Gonzalez.

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