Dopo quasi tre mesi si è ritornati a giocare il campionato di calcio in Argentina. Uno stop lungo, troppo, dovuto allo sciopero dei calciatori di tutte le categorie professionistiche argentine che non vedono pagati i loro stipendi da diversi mesi. La protesta è rientrata, ma i problemi del calcio argentino tra crisi economica e la solita emergenza sicurezza, sono tutt’altro che risolti.

Per capire come si è arrivati a questo punto dobbiamo fare prima un po’ di ordine: innanzitutto dobbiamo capire la situazione economica dell’Argentina, un paese in grossa crisi economica. Una crisi che sta sfiorando i livelli del 2001, quando si arrivò addirittura al Default finanziario. Una situazione delicatissima che ha imposto al governo ora guidato dall’ultra-liberista Mauricio Macri (anche ex storico presidente del Boca Juniors) di chiudere il programma statale Futbol Para Todos creato nel 2009 dall’ex presidentessa Cristina Kirchner, per cercare di risanare la situazione del calcio argentino. Futbol Para Todos può essere definitivo come il programma manifesto dell’era Kirchner, che voleva con questo intervento statale, rendere gratuita la visione di tutte le partite della Primera Division attraverso il canale della Tv. Un programma a dir poco ambizioso, quanto fallimentare e insostenibile a livello economico, dato che già dopo pochi anni ha accumulato qualcosa come 102 milioni di dollari di debiti con l’Afa, la Federcalcio argentina. Soldi che non sono mai arrivati e che hanno messo in seria difficoltà l’Afa alle prese anche’essa con un disavanzo di quasi 30 milioni di dollari e, soprattutto, con la guida della federazione commissariata dalla Fifa a seguito di diverse accuse da parte delle autorità statunitensi a carico di parecchi dirigenti dell’Afa di “far parte di una associazione a delinquere volta ad arricchirsi attraverso la corruzione ed il riciclaggio di denaro sporco”.

Una federazione, quella argentina, fortemente screditata già l’anno scorso dall’esito a dir poco farsesco  dell’elezioni per la presidenza che videro, al momento dello scrutinio, addirittura più voti che votanti (75 votanti con 76 voti scrutinati). Questo per far capire la gestione grottesca e quasi dilettantesca del calcio argentino negli ultimi anni. Torniamo però alla questione più scottante, quella dei soldi dei diritti tv. Come dicevamo prima il fallimento di Futbol Para Todos ha imposto al Governo, primi di uscire in maniera definitiva dalla gestione dei diritti tv, di intervenire mettendo soldi freschi in favore delle società (che ora potranno discutere in maniera individuale con i maggiori networks televisivi i diritti per le proprie partite) per permettere a quest’ultime di pagare gli stipendi dei calciatori. Il Governo ha quindi versato circa 21 milioni di dollari di cui 9,3 dovranno essere suddivisi tra Boca e River, 6,2 tra Racing, San Lorenzo e Velez mentre a tutte le altre i restanti 7,4. Cifre che non hanno di certo risolto la situazione ma almeno hanno aiutato ad andare avanti.

In un primo momento i calciatori, attraverso il loro sindacato, hanno rifiutato questa soluzione per paura che i club invece che pagare gli ingaggi dei propri tesserati, usassero questi soldi per alleggerire le loro posizioni debitorie, tutte abbastanza gravi. I calciatori  hanno poi fatto un passo indietro tornado in campo nello scorso week-end. In una situazione già così complicata per il calcio argentino, nel fine settimana è tornato nuovamente in auge un altro problema annoso del calcio sudamericano e cioè quello dell’ordine pubblico. Nel match tra Racing de Avellaneda e Lanus si sono registrati degli incidenti con i tifosi ospiti che hanno devastato il loro settore e hanno preso di mira le auto dei sostenitori di casa. Una situazione che ha portato ad una decisione forte da parte del Racing che ha comunicato che non aprirà più il settore ospiti nelle prossime gare casalinghe, essendo “obbligato in primo luogo a pensare all’incolumità dei propri tifosi”. Una decisione che farà discutere ma che fa capire quale sia la situazione nel calcio argentino: un movimento praticamente allo sbando in cui ogni club decide per sé in mancanza di una guida centrale che dovrebbe essere presentata dalla Federcalcio Una Federcalcio però troppo impegnata in altre faccende e che è sull’orlo del fallimento finanziario. Un peccato dover assistere ad uno spettacolo così triste per uno dei campionati più belli ed affascinanti del mondo, che così facendo rischia seriamente di rompere in maniera definitiva il giocattolo calcio.

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