Sei Bastian Schweinsteiger, hai 32 anni (non certo una carriera così prossima alla fine, quindi), sei Campione del Mondo in carica e hai conquistato, nel corso tuo brillante percorso calcistico, oltre venti titoli tra Germania, Inghilterra e competizioni continentali. Decidi di dire addio al calcio europeo dopo mesi di umiliazioni al Manchester United, dove Josè Mourinho (che ora ti chiede scusa) ti considera soltanto un problema, un ‘esubero’, e di tentare l’avventura statunitense.

Tutto normale fin qui; gente come Lampard, Pirlo, Villa, Gerrard, solo per fare alcuni nomi (anche se loro un po’ più in là con gli anni), recentemente ha fatto la tua stessa scelta.

Loro, però, hanno sposato progetti ben diversi: NYFC (succursale del Manchester City oltreoceano) i primi tre e Los Angeles Galaxy (il club più vincente nella storia della MLS) la (ex) bandiera del Liverpool.

Cosa dice a te la testa, invece, per scegliere Chicago (non certo per la città), dove i Fire ormai da quattro anni in MLS navigano in posizioni tutt’altro che di prestigio?

La prima, semplice, risposta condurrebbe a ragioni riguardanti il proprio conto in banca. Eppure, certi fenomeni della palla rotonda anche in realtà diverse e meno probanti, vogliono alla fine sempre e comunque tentare di vincere; soprattutto se non sei per niente ‘bollito’ e l’anagrafe sostiene che ancora hai potenzialmente diversi anni per poter calcare i campi di calcio.

I motivi che hanno spinto Schweini a sposare la causa dei Fire vengono spiegati direttamente dal General Manager del club, Rodriguez, alla seconda stagione con il team di Chicago proprio come il tecnico Veljko Paunovic.

Sapevamo che offrire a Bastian un ottimo stipendio non ci avrebbe messo al riparo dalle offerte di altri club statunitensi e nel mondo. Dovevamo trovare la chiave di volta giusta, ovviamente con la disponibilità del ragazzo. La prima volta che ci siamo incontrati, così, gli ho spiegato la nostra situazione sportiva negli anni recenti e gli ho detto che dopo tutto quello che aveva già vinto, la più grande sfida per lui negli USA poteva essere unicamente con noi, portandoci dall’ultimo posto direttamente al titolo”.

“Il ragazzo mi è sembrato stimolato dall’idea ed infatti ha anche citato LeBron James, che aveva lasciato i Cavs grandi e lì è tornato, dopo l’esperienza a Miami, per far riemergere la squadra di Cleveland sul tetto d’America dopo anni bui.”

Un altro punto a favore dei Chicago Fire è stato il lungo corteggiamento nei confronti del talentuoso centrocampista teutonico. Già durante la scorsa estate, infatti, dalle parti di Chicago erano partite diverse telefonate direzione Manchester per offrire a Schweinsteiger l’opportunità di approdare in MLS.

La risposta iniziale era stata un cordiale “No, grazie”. Ad Old Trafford era appena arrivato Josè Mourinho ed il tedesco voleva giocarsi le proprie chances con lo ‘Special One’. Il portoghese, però, presto fece capire di non puntare su Schweinsteiger e consigliò a Bastian di cambiare aria.

Il ragazzo, dunque, da quel momento ha iniziato a riflettere sul proprio futuro e sul finire del 2016 accettò pure di incontrare l’allenatore dei Fire Paunovic, che gli illustrò il progetto del club per risalire la china. Un timido approccio ma, almeno, il ghiaccio era rotto.

I contatti sono poi proseguiti in maniera costante, con Schweinsteiger sempre più attratto dai Fire e, soprattutto, dall’alto grado di preparazione del loro allenatore.

A gennaio, però, lo United lascia partire il centrocampista francese Schneiderlin, direzione Everton, e Schweini torna così più o meno in pianta stabile in prima squadra (seppur mai preso realmente in considerazione per giocare nell’undici titolare). Sembra, così, tramontare il sogno del duo Rodriguez-Paunovic.

A questo punto, però, è il tedesco a spingere per poter andare a Chicago, anche in luogo di un ultimatum del club statunitense: “Vieni ora o non si fa nulla. Averti qui nel periodo estivo non ci servirebbe a niente”.

L’incontro decisivo avviene a Manchester, stavolta tra il calciatore ed il General Manager dei Fire.

I toni, però, sono diversi da quelli amorevoli di Paunovic a suo tempo.

“Noi ti vogliamo davvero e crediamo che tu possa dare tanto alla nostra squadra in tema di leadership, oltre che a livello tecnico, ma tu…tu sei veramente convinto della scelta? Sei consapevole di quello a cui vai incontro? Giocheremo partite in condizioni climatiche complesse ed inoltre tu sarai la star super pagata accanto, invece, a tanti umili ragazzi di vent’anni provenienti da qualche High School americana.

Confesserà il GM qualche giorno dopo l’accordo:Ho voluto spaventarlo un po’, smuovere il suo animo per capire se scegliesse noi solo per soldi, o fuggire dallo United, a quel punto, oppure se volesse veramente sposare la nostra causa. Ho capito, alla fine, che Schweini vuole vincere anche questa sfida, una delle più difficili della sua carriera, facendoci rinascere”.

Dai tempi del Pallone d’Oro bulgaro Hristo Stoichkov (tre stagioni in MLS con i Fire, dal 2000 al 2002, con 51 presenze e 17 gol all’attivo), visto anche in Italia per una fugace esperienza in quel di Parma dove, di fatto, tolse il posto a ‘Magic Box’ Gianfranco Zola, a Chicago non si vedeva un campione proveniente dal calcio europeo di simile calibro.

Basterà per far rinascere Chicago dalle proprie ceneri? Lo scopriremo presto, sul campo di una Major League Soccer che si preannuncia sempre più equilibrata. Intanto nel pareggio della scorsa giornata, Bastian ha segnato la prima rete per la Città del Vento. Se il buongiorno si vede dal mattino…

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