Abbiamo intervistato il Direttore di UbiTennis.com Ubaldo Scanagatta, grande esperto italiano di Tennis. Il suo sito, nato nel 2006 come un semplice blog, è divenuto nel 2008 un giornale online con l’obiettivo di creare un riferimento interamente dedicato al Tennis, attività sportiva spesso relegata nelle ultime pagine dei quotidiani o nelle notizie in breve. Partiti con un piccolo gruppo di ragazzi che collaboravano in maniera del tutto volontaria UbiTennis si è trasformato, nel tempo, in una piattaforma leader per gli appassionati di questo sport, tradotto in italiano, inglese e spagnolo, con una redazione di 50 persone sparse in tutto il mondo. L’attività editoriale svolta ha avuto un ruolo fondamentale nel formare giovani apprendisti che, dopo l’esperienza presso il giornale, hanno avuto modo di trovare lavoro in altri siti dedicati al Tennis, in Federazione, sebbene il sito abbia in alcuni casi criticato il suo operato, e presso l’emittente televisiva SuperTennis, canale monotematico sullo sport. Con oltre 7 milioni di visite all’anno e con una presenza online attraverso aggiornamenti 24 ore su 24, anche per i tornei oltreoceano che si disputano in orari notturni per l’Italia, UbiTennis è una community che vive sul campo lo sport con inviati in ogni continente.

Con Ubaldo Scanagatta abbiamo affrontato alcuni importanti temi del movimento tennistico italiano.

Qual è la situazione del movimento tennis italiano? Perché non riusciamo a ripetere i successi di Panatta o Pietrangeli, mentre le altre nazioni hanno, quasi tutte, un top player?

Non riusciamo a raggiungere i fasti degli anni 60-70 perché, intanto, è cambiata la tipologia del socio nei circoli e non c’è più la partecipazione nel seguire i giovani. Si disputano gare nell’indifferenza generale e i soci non sanno neanche chi è il giocatore del proprio circolo. Questo ha fatto sì che ci fosse un minore entusiasmo e che quindi i ragazzi che si appassionano al tennis vanno avanti soprattutto se hanno dei genitori dedicati che, a volte, si illudono sulle qualità dei propri figli. Il tennis è uno sport carissimo se si vuole giocare a livello agonistico: intanto il giovane deve essere competitivo già a 10-14 anni perché se dovesse incontrare i talenti più forti, sia a livello nazionale che internazionale, e perde 6 0 6 0, si demoralizza e lascia l’attività. Questa necessità porta a partecipare a diverse gare e tornei per fare esperienza, il che significa sacrificare o addirittura compromettere la scuola, soprattutto in inverno, per partecipare a competizioni di una settimana. Il ragazzino deve essere accompagnato da qualcuno, genitore o maestro. Fino a che gioca nella sua città è un conto, ma poi deve andare in un’altra città, in Italia, in Europa.

I campioni come Nadal o la Hingis a 12 anni giocavano a Montecarlo. Se a 14 anni si arriva a competere a livello internazionale, l’attività sportiva può costare dai 30 ai 50 mila euro a seconda dello staff che il giovane si porta dietro. C’è bisogno di aiuto delle Federazioni che hanno budget limitati. Nel caso dell’Italia i soldi sono stati destinati ad altro. I ragazzi vanno curati e seguiti sempre e per tirare fuori campioni abbiamo bisogno di una base larga, non ci si può limitare oggi ad ospitare 10-12 ragazzi di varie annate (2 o 3 per ogni annata) nell’unico centro tecnico federale a Tirrenia. Anche se si sta cercando di creare nuovi centri regionali, di fatto, la base è piccola. Bisogna investire anche se è difficile capire se il ragazzo crescerà fino al metro e 85 o si fermerà. In Italia siamo abituati forse meglio, come si dice siamo dei “bamboccioni” e i genitori seguono di più i figli. Questo porta ad avere meno grinta nell’affrontare i viaggi, le pensioni, la lontananza da casa. Nei Paesi Est Europei, questi sacrifici sono più disposti a farli. Non a caso i grandi giocatori che escono ultimamente vengono da Croazia, Serbia o paesi dell’ex Unione Sovietica.

Come è la situazione economica della Federazione Italiana Tennis?

Per quanto riguarda i bilanci, la Federazione Italiana ha la fortuna di organizzare gli Internazionali d’Italia che costituiscono un bacino economico d’ingresso notevole. Se la Federtennis ha un fatturato di 30-35 milioni l’anno, la metà è costituito dagli Internazionali. Ma è un po’ come una partita di giro: l’utile viene diviso a metà con Coni Servizi e, nelle pieghe del bilancio, vengono inserite o sottratto spese, o utilizzati criteri non oggettivi ed identificabili. Per il resto dell’attività normale, tolti gli internazionali, avrebbe 15-18 milioni. In quella parte di soldi, c’è una spesa grossissima costituita dal canale SuperTennis. Ogni anno 4-6 milioni di euro che escono ed entrate modestissime.

La Federtennis per i bilanci è spesso in ritardo: pubblicano 2 anni dopo. Non sappiamo ancora quello del 2014. Sul sito viene fatta solo comunicazione autocelebrativa ma di fatto non si capisce l’imputazione dei costi. La cosa grave è che, sebbene il lavoro di SuperTennis nel mostrare il tennis si positivo per il movimento, il costo è eccessivo se poi non si possono ospitare 50 ragazzi l’anno nei Centri Federali. E’ solo una passarella per grandi personalità, amici, politici e quant’altro. Andrebbe bene dividere la spesa per promuovere il tennis giovanile, aiutando le famiglie di figli talentuosi costretti a smettere per mancanza di soldi. Bisogna indirizzare i soldi che ci sono, grazie agli Internazionali e alle tasse pagate dai circoli, verso queste situazioni e allargare la base dei giovani. In questo la federazione ha fallito, dal 2004 non c’è un ragazzo che è finito dentro i 200 del mondo.

Il calcio è stato spesso afflitto dagli scandali delle partite truccate e del calcioscommesse, qual è la situazione del Tennis? Esistono questi comportamenti tra gli atleti?

La partita truccata nel calcio è più facile che venga alla luce perché sono coinvolti più personaggi. Essendo uno sport di squadra, però, è più complicato mettere d’accordo tutti. Nel tennis è più semplice perché basta avvicinarne due. I grandi giocatori guadagnano tanto e non hanno bisogno di rischiare e, se sono diventati grandi, non avevano questa attitudine ad essere scorretti. A livello basso, invece, il problema economico di sostenersi fa sì che, nei tornei minori, dove chi vince guadagna meno di chi esce al primo turno di uno Slam, succede che, per andare avanti, pagarsi l’attività agonistica, l’allenatore e il preparatore, ci sia la tentazione di mettersi d’accordo con l’avversario. Magari non di perdere la partita, ma di concedere il primo set e perdere il secondo, decidere di lottare soltanto per il terzo, ci sono tantissime possibilità di alterare il risultato, come succede nel calcio di Serie C o Promozione, ci sono situazioni in cui si decide di non giocare una partita pulita, ma è difficile farlo venire fuori.

C’è una battaglia ipocrita contro le scommesse: da un lato si dice che non si deve incentivare a giocare, non si deve scommettere, poi, però, si cercano i soldi dagli sponsor delle scommesse, come l’Open di Australia che avrà un agenzia di betting. Sono le società con più soldi ora e quindi hanno gioco facile a convincere squadre di calcio o tennisti a fare qualcosa che non dovrebbero fare.

Lo scandalo del Doping e dell’omissioni dei controlli ha colpito l’atletica leggera in questi ultimi mesi. Esistono pratiche di questo genere anche nel Tennis?

Non è stato mai trovato un top player che ne abbia fatto uso. È anche vero che chi doveva fare i controlli era il controllato: i circuiti professionistici sono gestiti dai giocatori provenienti dall’ATP e WTA. Se veniva trovato un giocatore dopato, avrebbero fatto di tutto per nasconderlo. Questo è un mio pensiero ma la prova si può leggere nel libro di Agassi (Open), dove ammetteva l’uso di anfetamine e non è mai stato denunciato sebbene l’ATP l’avesse saputo. Adesso per i controlli non se ne occupa più l’ATP ma la Wada direttamente.

È difficile pescare qualcuno, sebbene siano stati introdotti i controlli incrociati sangue e urine. Sono più efficaci i controlli a sorpresa. In generale, il Tennis si presta meno al doping perché è difficile prevedere l’orizzonte temporale della gare per il clima, la visibilità, o il calendario. Non è come il ciclismo dove ci si può organizzare meglio. Io credo che quando si è ragazzini e non si partecipa a livelli alti, alcune nazioni in particolare abbiano fatto uso dell’ormone della crescita per ragazzi con muscolatura o altezza non sufficiente ma poi, a 16-17 anni, non può essere individuato. Direi però che il tennis non è uno sport dopato. Il tennista spesso cambia staff e viene continuamente controllato. Su questo sono ottimista. Anche se poi come esce un farmaco legale, di sicuro con tutti i soldi che girano nel tennis, la tentazione di usarlo da parte di un giocatore che vuole arrivare c’è. Si cerca di trovare roba legale. Senza trasgredire i paletti del doping.

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