Sandro Donati è tornato a parlare. Dall’Università di Venezia, davanti ad un platea di 150 studenti del dipartimento di Psicologia, il guru dell’antidoping è ritornato sulla vicenda Schwazer e la sua squalifica alle Olimpiadi di Rio della scorsa estate. Una decisione voluta per colpire direttamente il tecnico, da 30 anni aspro oppositore dell’utilizzo di farmaci nel mondo dello sport.

Certo di una vittoria del marciatore altoatesino ai Giochi brasiliani, punta il dito contro le case farmaceutiche che, secondo lui, hanno voluto impedire che ciò accadesse in quanto, a quel punto, Schwazer avrebbe rappresentato il testimonial d’eccellenza dello sport pulito e convinto gli altri atleti a fare lo stesso. Una pratica, quella dell’utilizzo di sostanze farmacologiche, vietate o non che, dal punto di vista di Donati, ha cambiato il modo di fare sport, facendo emergere personalità impreparate e portando all’involuzione dell’allenamento.

Un utilizzo senza ragioni dei farmaci, anche ai livelli amatoriali dove la posta in palio, in molti casi, neanche c’è. Donati ha poi evidenziato il problema per le fasce di età più giovani e per gli atleti paralimpici. Il primo colpevole di questa dilagante piaga è il Cio che si preoccupa solo dei proventi dai diritti tv e degli sportivi di grido, abbandonando a se stessi gli altri, che rappresentano invece il 98% del movimento.

L’intervento di Donati, poi, si conclude con un’ultima bordata e una speranza: “I giovani che devono portare un nuovo modo di pensare e agire, ma finora il problema non lo si è voluto risolvere

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