Philadelphia è in festa grazie ad un “paisà”, Ryan Arcidiacono. Classe 1994 che ha portato Villanova University al titolo NCAA per la seconda volta nella sua storia, 31 anni dopo l’impresa di coach Rollie Massimino, che vinse il titolo, battendo in finale i favoritissimi Georgetown Hoyas di Patrick Ewing.

Arcidiacono, che è stato premiato come miglior giocatore delle Final Four, probabilmente non verrà scelto al Draft però, data la concorrenza spietata che c’è nel suo ruolo, quello di playmaker, ed opterà per un’esperienza europea, magari in Italia date le sue origini, o magari dato il suo futuro.

Il ragazzo, nipote di immigrati siciliani, ha già giocato con la nazionale italiana sperimentale incantando tutti sotto gli ordini di coach Attilio Caja e, secondo l’anticipazione della Gazzetta dello Sport, proprio al suo coach avrebbe scritto un SMS dopo la vittoria: “Thank you!!! I’m looking forward to playing with the national team“. In breve, Ryan vorrebbe giocare per l’Italia.

Abbiamo sentito in esclusiva proprio l’autore di questo articolo per la rosea, Mario Canfora, che ci dice “che per l’attuale situazione italiana con i play vecchio stampo che scarseggiano sarebbe un delitto non naturalizzarlo per la Nazionale visto che le altre hanno messo dentro di tutto e di più, almeno Arcidiacono il cognome italiano lo ha e ha già indossato la maglia azzurra della sperimentale”, un pensiero chiaro che, alla luce di quanto scritto a Caja, crea un bel po’ di entusiasmo intorno alla figura del play della City of Love, ma lo stesso entusiasmo viene frenato da Sua Maestà Ettore Messina, coach della nazionale italiana, che va oltre il problema passaporto: “Ryan vuole coltivare il sogno NBA e farà tutti i provini pre-Draft per inseguirlo, quindi probabilmente sarà impegnato nel periodo in cui si giocherà il pre-olimpico“.

Ryan ha i riflettori di tutta America addosso ed è naturale provare il salto fra i grandi. La prestazione al torneo NCAA sicuramente migliorerà la sua posizione numero 81 prevista dall’autorevole Draft Express anche se gli stessi americani nutrono dei dubbi su di lui.

Arcidiacono ha finito la stagione con 12.5 punti a partita e 4.2 assist. E’ stato il capitano della squadra, una squadra con i favori del pronostico che al torneo ha scritto due importantissimi record storici: il più ampio distacco in una partita di Final Four, il +44 contro Oklahoma, e la prima Finale NCAA decisa da un buzzer beater, quello di Kris Jenkins che ha inchiodato la partita su North Carolina per 77-74.

L’annata di Ryan è stata mostruosa, come descrive Italhoop, autorevole sito che tratta esclusivamente basket giovanile italiano: 29 incontri su 40 in doppia cifra, seconda stagione in cui ha mantenuto  bassa la forbice fra il numero di tiri tentati dentro il perimetro e quelli presi fuori da esso, oltretutto segnando da due con le percentuali più alte della propria carriera, ossia col 50% (su 4.5 tentativi a partita) contro il 42.7% dei primi tre anni di college (3.1 tiri presi di media). Anche i passaggi decisivi sono aumentati (4.2 contro i 3.5 delle stagioni precedenti) così come il suo assist/turnover ratio (un ottimo 2.77).

Nel tabellone NCAA ha migliorato ulteriormente le proprie statistiche tenendo 15.8 punti di media ed un surreale 66% dal campo. A tutto questo va aggiunta la leadership mostruosa dimostrata sul campo in questi anni: “Penso che sia stato un ambasciatore per Villanova. Adoro il modo in cui gestisce se stesso in campo e penso che abbia aiutato a stabilire, a Villanova, una cultura fatta di durezza e altruismo, anche grazie al grande sistema che coach Wright ha con quella squadra, cosa fondamentale nel college basketball“, parole fortissime al New York Times da parte del coach di Providence, Ed Cooley.

Alle Final Four ha gestito i possessi come fosse un quarterback portando palla e variando le soluzioni offensive, mostrando sempre una lucidità davvero incredibile sotto pressione.

The Arch, come lo hanno soprannominato a Philly, è un grande difensore ed ottimo passatore, gioca duro grazie al suo fisico possente ed ha grande spirito di sacrificio. Ottimo IQ cestistico che lo rende un rarissimo playmaker vecchio stampo, in un gioco in cui il ruolo di Play e di Guardia va sempre più a mischiarsi. Questo grande pregio, è in realtà anche il più grande difetto dal punto di vista degli scout NBA: non ha grande esplosività e non è velocissimo, cosa che lo mette davvero in difficoltà contro i super veloci play che ci sarebbero “al piano di sopra”. Inoltre molti pensano sia un grande giocatore solo grazie al sistema di Villanova e alle doti di coach Wright, che stravede per Arcidiacono, affetto ricambiato data l’affinità intellettuale che i due hanno mostrato in palestra prima, col playbook in mano, sul campo di gioco poi.

Il futuro del Paisà non si conosce ancora, si conoscono le sue doti e il suo coraggio. Un ragazzo, figlio di immigrati, che è diventato una leggenda in un college prestigioso come quello di Villanova, diventando il primo capitano ad avere questo onore per 4 anni. Un ragazzo che ha la grinta per imporsi a grandi livelli e che ha l’azzurro e la sicilia nel cuore, dato che la scelta della nazionale sarà presa insieme alla sua famiglia, una classica famiglia di origini siciliane che in questo momento deve prendere una decisione difficile, con gli occhi dell’America su di essa, con gli occhi dell’America che ama The Original Game, il primo vero sport inventato dalla nazione a Stelle e Strisce.

Good luck Ryan.

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