“Quindi per noi i russi erano un popolo fiero e modesto, e insieme meschino e invidioso, tutto preso a portare avanti una causa comune che era quella di regalare il paradiso socialista al mondo intero oppure di affogare il pianeta sotto le bombe nucleari. E intanto, nel tempo libero, giocavano a scacchi e leggevano romanzi difficili e si sfondavano di vodka per digerire le cene a base di bambini. (…) E’ chiaro che non li abbiamo riconosciuti quando ce li siamo trovati a trotterellare per le vie del centro, con la Lacoste rosa e le scarpe da barca di Gianni Agnelli e il cagnolino in braccio col collare di brillanti. (…) No, questi non erano russi, erano marziani”. (F. Genovesi, Morte dei Marmi, Laterza 2012)

E’ un freddo pomeriggio di gennaio del 2016 a Makhachkala, e vicino alla Anzhi Arena, casa della principale squadra della città russa, viene segnalato del fumo: ad aver preso fuoco, spento dopo pochi minuti grazie all’intervento dei pompieri, è il ‘regalo’ che il proprietario dell’Anzhi, Suleiman Kerimov, ha riservato agli esterrefatti tifosi della squadra per il ritorno nella Russian Premier League la scorsa estate dopo un anno in seconda serie. Le fiamme provengono dall’interno di una tanto inedita quanto mastodontica riproduzione di una Lamborghini Gallardo, una delle automobili preferite di Kerimov, vero appassionato di supercar.

Nello stesso periodo il calciomercato invernale certifica che nel mondo del pallone è il momento d’oro della Cina, che a suon di offerte faraoniche ha convinto moltissime star di rilevanza internazionale a lasciare i maggiori campionati per trasferirsi a Pechino e dintorni. Ma se sono stati tanti gli affari andati in porto ha fatto notizia l’offerta di 90 milioni di euro dallo Shanghai Shenhua per il cannoniere brasiliano Hulk rispedita al mittente dallo Zenit San Pietroburgo. Evidentemente in Russia, sebbene i tempi in cui la Premier League locale sembrava ambire a diventare uno dei campionati più ricchi sembrino ormai passati, c’è meno bisogno di incassare rispetto ad altrove. D’altro canto la disponibilità di denaro di alcuni eccentrici miliardari che hanno costruito la loro fortuna sulle ceneri dell’Urss è a volte leggendaria, e a controllare lo Zenit è addirittura la Gazprom, colosso del gas tra le altre cose sponsor della Uefa Champions League.

E si dà il caso che tra i principali azionisti della Gazprom ci sia proprio Kerimov, uno dei magnati che negli anni scorsi ha acquisito grande notorietà anche grazie al calcio. A vederlo in foto sembra un anonimo funzionario, ma come per tutti gli oligarchi russi anche sulla figura del quasi cinquantenne nato a Derbent non mancano le ombre: in molti vedono come vero punto di partenza delle sue fortune l’entrata in politica nell’ultra nazionalista partito Liberal Democratico, resa possibile dall’appoggio del suo ex socio in affari Sergej Isakov. Lo stesso personaggio che, insieme al capo del partito Vladimir Zhirinovsky, finisce poi nell’inchiesta delle Nazioni Unite per alcune gravi irregolarità registrate nelle transazioni relative al programma ‘Oil for Food’ nell’Iraq di Saddam Hussein. Di lì in poi Kerimov, che ad inizio anni ’90 era un semplice contabile con uno stipendio bassissimo, spicca il volo, con l’acquisizione della compagnia petrolifera Nafta Moskva e i massicci investimenti nel mondo finanziario russo e occidentale. Operazioni di livello assoluto, come l’acquisizione di importanti quote della Sberbank, la più notevole banca d’affari del suo Paese, rese possibili da ingenti prestiti poi ripagati grazie all’aumento del valore delle azioni.

Sebbene la crisi economica deflagrata nel 2008 lo colpisca pesantemente, Kerimov conferma negli anni il suo peso economico, e nel 2011, con l’acquisto della principale squadra della sua regione, corona finalmente il sogno calcistico solo sfiorato alcuni anni prima. Nel 2004 prova infatti ad acquistare la Roma all’epoca di Franco Sensi, cercando in tal modo di seguire le orme di Abramovich, altro magnate che ormai da più di un decennio impazza nel calciomercato mondiale con il suo Chelsea. Si arriva a un passo dalla conclusione, ma poi tutto salta per motivi non ancora del tutto chiariti: tra le voci che girano quella di una richiesta eccessiva degli allora proprietari, ma non manca chi fa notare lo scarso gradimento dei russi per un’improvvisa perquisizione a Trigoria da parte della Guardia di Finanza o chi racconta una telefonata dell’allora Premier Berlusconi a Putin.

Archiviata questa delusione, l’Anzhi, almeno all’inizio, diventa per il tutt’altro che sobrio Kerimov un vero e proprio status symbol: nel giro di pochi mesi a indossare la maglia gialla del club russo arrivano fuoriclasse, seppure in declino, del calibro di Roberto Carlos e Samuel Eto’o, che scelgono di trasferirsi in Russia spinti dalle montagne di rubli che gli vengono offerti. Addirittura il camerunese ex Inter può fregiarsi all’epoca del ‘titolo’ di calciatore più pagato del mondo (con un ingaggio di circa 20 milioni di euro all’anno). Ma dura poco: nel 2013, anche in conseguenza della notizia di un mandato di cattura dell’Interpol nei suoi confronti, Kerimov decide di smobilitare il suo ‘giocattolo’, che dal sogno della Champions League si ritrova a sprofondare nel giro di pochi mesi nella clamorosa realtà di un’inattesa retrocessione.

In purgatorio l’Anzhi ci resta una sola stagione, sebbene quest’anno le cose a Makhachkala, dove i giocatori si recano solo per giocare le partite casalinghe (vivono e si allenano nella più tranquilla Mosca, distante più di 1.500 kilometri in linea d’aria), non vadano benissimo. Oltre a quella per il calcio e per i concerti privati sul suo yacht ‘Ice’ da 91 metri come quello di Shakira e Cristina Aguilera che gli cantarono ‘Happy birthday to you’ in occasione del suo quarantesimo compleanno, resta forte in Kerimov la passione per le auto sportive: come la Bugatti Veyron regalata all’allora suo giocatore Roberto Carlos per il 38esimo compleanno dell’allora terzino sinistro brasiliano, e soprattutto come la Ferrari Enzo con cui nel 2006 fa un incidente dalle parti di Nizza in cui rischia di perdere la vita. Il fatto che lo schianto si verifichi in circostanze sospette e soprattutto a pochi giorni della morte per avvelenamento di Polonio a Londra di Litvinenko fa riflettere più di un osservatore delle vicende russe del tempo.

Vicende che consigliano Kerimov a superare i dissapori con Putin, dovuti anche e soprattutto all’allontanamento dal gruppo politico ‘Russia Unita’ e conseguentemente dalla Duma. Un rapporto di amicizia che, a conti fatti, gli consente di fare ancora una vita da nababbo tra mega-yacht e mega-Lamborghini nonostante il sogno di primeggiare nel calcio russo ed europeo sia stato (momentaneamente?) accantonato.

 

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