Certe volte il talento non è sufficiente per emergere. Il successo è frutto di un’alchimia complessa dai mille fattori , nello sport come nella vita. Per far sì che le potenzialità possano essere espresse al cento per cento, è indispensabile trovare contesto e uomini giusti al momento giusto. Si pensi allo strano caso dei campioni in erba che calcano ogni anno i campi del campionato Primavera italiano: vincere uno scudetto da protagonisti non è mai un’ipoteca su una carriera florida e ricca di soddisfazioni, e solo un piccolo gruppo di giocatori riesce ad assestarsi a grandi livelli. Lo dimostra a pieno titolo l’Inter, fresca vincitrice del torneo 2016/17. Non sappiamo ancora che fine faranno Pinamonti e compagni, ma abbiamo un’idea precisa del “triste” destino al quale sono andati incontro i loro predecessori del 2007 e del 2012, anni degli ultimi trionfi a tinte nel massimo campionato giovanile. Non ci credete? Facciamo un piccolo viaggio, e facciamoci poi una domanda: se una rondine non fa Primavera, è il caso di introdurre le squadre B? Probabilmente sì, ma andiamo con ordine.

 Quanti hanno fatto strada dal 2012 ad oggi? Pochi, pochissimi se si considera che l’Inter vinse in quell’anno anche la prima edizione della NextGen Series, una sorta di Champions League giovanile. Tre giocano in A con fortune alterne (Crisetig e Mbaye a Bologna, Duncan a Sassuolo), tre giocano nelle massime serie di campionati minori (Spendlhofer in Austria con lo Sturm Graz, Kysela in Repubblica Ceca con lo Jablonek e Alborno in Paraguay, nel Libertad), due sono in Serie B con vista sulla A (Bessa a Verona e Longo in Spagna con il Girona, entrambi protagonisti di un’ottima stagione), mentre altri la vedono col binocolo (Sala e Romanò, portiere e centrocampista della Reggina, in Lega Pro) e Marko Livaja, il più fortunato, si gode il sole di Las Palmas e il calcio spettacolare di una delle realtà più divertenti della Liga spagnola. Il quadro generale non è granché gratificante, ma c’è qualcuno a cui è andata peggio. I protagonisti dello scudetto Primavera del 2007, infatti, hanno 30 anni circa e sono dispersi tra Serie B, Lega Pro, D e Promozione. Uno fa la riserva in Canada (il portiere Tornaghi), mentre Maa Boumsong, più che un cognome, sembra una domanda: nemmeno transfermakt.it conosce infatti il nome della squadra in cui milita attualmente il centrocampista camerunense. Le ottime carriere di Bonucci, Balotelli e Biabiany bilanciano in parte la media, ma non è sufficiente: una rondine, stavolta, non ha fatto Primavera.

Generalizzare è sempre pericoloso, tuttavia è innegabile un elemento: il passaggio dalle giovanili alla prima squadra è, in due terzi dei casi, un salto nel vuoto. Come si potrebbe migliorare la situazione? Il rinnovamento del campionato Primavera (già in atto da questa stagione con una distribuzione più equa delle forze nei vari gironi, prologo di una riforma che darà al torneo una struttura molto più simile a quello dei “grandi”) è un ottimo presupposto e porterà dei risultati positivi, ma solo l’introduzione delle squadre B ci permetterà di fare un balzo in avanti significativo. Il modello tedesco sarebbe perfetto: i top team potrebbero iscrivere una seconda squadra dalla Lega Pro in giù con relative promozioni e retrocessioni (in Spagna ci si può spingere fino alla Segunda División, come ha fatto negli anni scorsi il Real Madrid Castilla) e darebbero modo ai giovani di crescere in un contesto più vicino a quelli da affrontare in futuro, con stadi più caldi dei desolanti campetti vuoti del torneo Primavera e un tasso tecnico globalmente superiore. A differenza del modello tedesco, sarebbe bene imporre un limite d’età (21, al massimo 23), concedendo la medesima possibilità di spostare in qualunque momento un giocatore dalla prima alla seconda squadra (e viceversa).

Questa mossa non risolverebbe tutti i problemi del nostro movimento, ma ridurrebbe il numero di elementi prima vincenti in Primavera e poi dispersi nel calcio che conta. Perché l’espressione di un talento è una questione di dettagli, e molti club (Juventus e Napoli su tutti) si sono già mostrati disponibili a muoversi in questo senso. Manca solo il sì definitivo di Carlo Tavecchio, e ci auguriamo possa farlo al più presto: non possiamo più permetterci di perdere per strada i nostri talenti.

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