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Azzardo e piaghe sociali

Napoli-Roma, Gallo: “Morte di Ciro Esposito una ferita per la città, per alcuni non rimarginabile”

Andrea Corti

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Una volta era il ‘Derby del Sud’, con i tifosi gemellati e lo scambio delle bandiere in mezzo al campo, adesso è forse la rivalità più sentita e potenzialmente violenta del calcio italiano. Domenica pomeriggio, allo stadio San Paolo, il Napoli affronterà la Roma: anche se ai sostenitori giallorossi è stata vietata la trasferta, l’attenzione di tutti è però focalizzata sulla situazione dell’ordine pubblico a un anno e mezzo dall’uccisione di Ciro Esposito. Per sondare gli umori dei tifosi partenopei, abbiamo sentito il parere di Massimiliano Gallo, direttore de ‘ilnapolista.it’, sito cult per gli appassionati azzurri.

Inevitabile partire dai postumi della serata della finale di Coppa Italia del 2014: “Napoli vive male la ferita della morte di Ciro Esposito – spiega Gallo -. Per certi versi non si rimargina, anche se la famiglia ha svolto un ruolo molto importante sin dal primo giorno. La madre e lo zio, che è un ex sindacalista della CIGL, sono stati bravi a non proferire mai nemmeno una parola di vendetta. E’ una ferita comunque per la città. Poi c’è la parte della tifoseria cosiddetta ‘organizzata’ che la considera una ferita non rimarginabile, anche perché non c’è stato mai dai tifosi della Roma un gesto volto a tentare una ricomposizione”.

Come sono stati considerate a Napoli le prese di posizione della Curva Sud della Roma a favore di De Santis e contro la madre di Ciro Esposito? “Ci sono stati vari episodi che hanno visto coinvolti gli ultrà della Roma. Ultimamente ha girato molto a Napoli un video dei tifosi giallorossi che auguravano il colera e l’eruzione del Vesuvio. E’ una inimicizia che già esisteva e che l’omicidio di Ciro Esposito acuiva. A Napoli è stata vissuta molto male l’onda mediatica successiva: si è parlato molto più di ‘Genny ‘La Carogna’ che di De Santis che ha ucciso Ciro. C’è stata grande rabbia perché sembrava che l’attentatore fosse Genny La Carogna. Si era vittime due volte. Si sa pochissimo sugli ambienti dell’estrema destra romana. E’ cambiato ben poco dai fatti della finale di Coppa Italia, direi niente”.

Crede possibile un ritorno delle trasferte dei tifosi romanisti e napoletani in occasione delle sfide tra le due squadre? “Non credo proprio, non ci sono le condizioni per una ricomposizione, per una riappacificazione. Io sono cresciuto con Napoli-Roma ai tempi in cui le tifoserie erano gemellate. Poi ci sono stati vari episodi, come le scene di violenza a Napoli l’anno dello scudetto della Roma. La situazione si è via via incancrenita fino all’omicidio di Ciro, a margine di una partita che non vedeva nemmeno coinvolta la Roma”.

Qual è la situazione attuale all’interno del San Paolo anche alla luce del rapporto tra De Laurentiis e il Comune? “A Napoli c’è sempre una contestazione nei confronti di De Laurentiis, che a volte è più intensa e a volte meno. Non ci sono stati episodi di violenza all’interno dello stadio. Si fanno dei cori per tradizione, all’inizio e alla fine delle partite. Ci sono stati vari striscioni: agli ultrà e ai tifosi non piace la concezione che De Laurentiis ha del Napoli, ovvero che sia nato con lui. Ma questo malumore non riguarda la dialettica tra il presidente e il Comune di Napoli”.

Quanto conta la camorra nel rapporto tra gli ultras napoletani e le altre tifoserie? “Non credo che la camorra abbia una valenza in tal senso. Si parla molto dei legami tra i gruppi di tifosi organizzati e la camorra: ma lo stadio come zona di spaccio è un qualcosa che si verifica a Napoli come in altre città: a Torino per un regolamento di conti tra ultrà della Juve un paio di anni fa uno di loro fu ridotto in fin di vita a sprangate”.

Come è possibile che si sia arrivati ad un odio del genere tra due tifoserie che una volta erano molto amiche? “Credo sia avvenuta una metamorfosi negli stadi italiani. La cosiddetta tifoseria organizzata ha seguito una strada tutta sua e ha condizionato i rapporti, almeno a livello di ordine pubblico. Stavano cambiando i rapporti nelle curve: anche a Roma il CUCS stava perdendo potere. I vecchi capi ultrà sono stati spodestati dalle curve. Il pretesto fu quel gesto dell’ombrello di Bagni in un Roma-Napoli che terminò 1-1. Era una rivalità che riguardava solo i gruppi di ultrà, fino all’omicidio di Ciro Esposito che probabilmente ha cambiato qualcosa anche nella tifoseria comune, tra i tifosi ‘normali’. Ma la maggior parte dei sostenitori di Roma e Napoli continuano a guardare all’altra squadra come una compagine ‘cugina’”.

FOTO: www.forzaroma.info

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Azzardo e piaghe sociali

Stati Uniti D’Azzardo: la Legalizzazione (totale) del Betting è realtà

Emanuele Sabatino

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A due giorni dal Super Bowl dello scorso febbraio, dove il gettito di denaro proveniente dalla scommesse è stimato in circa 4,8 miliardi di dollari delle quali il 97% piazzate in modo illegale rispetto alla legge americana, negli Stati Uniti si aprì la discussione sulla possibilità di legalizzare il gambling visto il grandissimo guadagno per le casse dello Stato ma non solo.

Negli States le scommesse solo legali in pochissimi posti, i più importanti: Atlantic City, Las Vegas ed i casinò all’interno delle riserve indiane. Ergo tutto il resto del giocato è piazzato attraverso allibratori che reggono il famoso picchetto.

Ma dopo la decisione della Corte Suprema del Maggio scorso, di cui parleremo in seguito, il Delaware è diventato il primo Stato in cui sarà possibile scommettere anche se ha negato la possibilità di versare alle Leghe professionistiche (come la Nba) una percentuale delle somme incassate, come invece vorrebbero quest’ultime. Anche il Mississippi si sta attrezzando e con lui il New Jersey anche se, per adesso il betting è consentito solo all’interno degli ippodromi statali e nei casinò. Per gli altri posti (come le ricevitorie) e l’online bisognerà ancora aspettare 30 giorni dall’entrata in vigore del disegno di legge. Il gettito per lo stato sarà del 9.75% per il gioco fisico e del 13% per l’online. Ad ogni modo siamo di fronte ad una svolta epocale.

PASPA INCONSTITUZIONALE

La legge americana che regola e vieta nella maggior parte dei casi il gambling è quella federale del 1992 che prende il nome di Professional and Amateur Sports Protection Act che è stata al vaglio della Corte Suprema che ne ha deciso la incostituzionalità,  aprendo un varco per la legislazione autonoma di ogni singolo stato per legalizzare il gambling.

IL BLACK FRIDAY ED IL GIRO DI VITE

Il 15 aprile 2011 il Dipartimento di Giustizia Americano fece chiudere la più grande poker room d’America e del mondo, Full Tilt Poker, poiché i suoi proprietari, tra cui il famoso matematico e pokerista Chris “Jesus” Ferguson vennero accusati di aver sottratto soldi dai conti gioco dei pokeristi e di frode bancaria e riciclaggio. Venne coinvolta anche PokerStars.com ma che con un accordo con il Dipartimento di Giustizia riuscì a riottenere il dominio e tornare in affari restituendo ovviamente i soldi sottratti ai giocatori. Questo scandalo fece si che un ferreo giro di vite venne adottato nei confronti del gambling online.

Il GRANDE BUSINESS E LA PROPOSTA NBA

La nave Mayflower partita da Plymouth nel 1620 e sbarcata in America ci ricorda che gli Americani non sono altro che inglesi ed irlandesi, entrambi popoli molto dediti al gioco d’azzardo. Uno sguardo al di qua dell’oceano ed è subito evidente quanto sia grande il business delle scommesse e quanti soldi abbiano i bookmakers tanto da sponsorizzare tantissime squadre ed addirittura dare il nome alle competizioni.  Ecco che allora, la NBA, tramite il suo commissioner Adam Silver, sentito l’odore di cambiamento ha cercato di prendere la palla al balzo. Legalizzare le scommesse sulle partite NBA ma alla lega l’1% di tutte le scommesse piazzate. Ufficialmente questi soldi, che sono stati stimanti in 2 miliardi di dollari a stagione, sarebbero secondo Silver la franchigia dovuta alla NBA per il fatto di accollarsi i rischi che portano le scommesse e per investire in tecnologie all’avanguardia per contrastare il fenomeno di puntate anomale e del match fixing.

In realtà però la NBA queste tecnologie dedite al controllo già le ha e sembra difficile che i bookmakers possano accettare una richiesta del genere. Anche perché dovesse essere accettata anche le altre leghe, NFL, NHL, MLB e MLS, si farebbero sotto chiedendo le stesse condizioni. Più probabile, invece, l’adozione del modello europeo con sponsorizzazioni e pubblicità da parte dei bookmakers sui cartelloni e sulle divise da gioco. Vedremo chi la spunterà.

LA FINE PER GLI INDIANI?

Il quarto giovedì di Novembre ogni anno gli americani celebrano il giorno del ringraziamento che storicamente è il giorno in cui gli indiani di America offrirono il tacchino ai pellegrini e gli insegnarono a coltivare e ad allevare in terreni e condizioni meteorologiche completamente diverse da quelle in cui erano abituati. Gli americani ringraziarono sterminandoli prima e rilegandoli nelle riserve poi. Uno dei core business di queste riserve è proprio il gioco d’azzardo. Essendo i casinò indiani spesso vicino alle grandi città, sono tantissimi gli scommettitori americani che portano soldi nelle loro casse. Venisse legalizzato il gioco d’azzardo in America sarebbe un bruttissimo ed inevitabile colpo per questi casinò e quindi per la sopravvivenza delle riserve e tribù indiane. Dal tacchino fino alle scommesse, un altro giorno del ringraziamento in arrivo?

 

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Altri Sport

Caster Semenya, il Doping e lo “sfacciato razzismo”

Emanuele Sabatino

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La IAAF, la federazione internazionale dell’atletica leggera è stata accusata di “sfacciato razzismo” da parte del governo Sudafricano, precisamente il Congresso Nazionale, per le nuove regolazioni in merito ai livelli di testosterone decise proprio dalla federazione.

Questa nuova regolazione sui livelli di testosterone è intesa verso gli atleti che hanno grandi differenze nello sviluppo sessuale. La nuova regola metterà un limite dei livelli di testosterone nelle atlete femmine che competeranno nelle distanze tra i 400m e un miglio.

Questa regola avrà un impatto notevole su Caster Semenya, campionessa mondiale e Olimpica Sudafricana degli 800 m che adesso dovrà prendere dei farmaci per abbassare i suoi livelli di testosterone e continuare a correre su queste distanze. Semenya è stata al centro di un lunghissimo dibattito sulla sua sessualità con molti sospetti che fosse ermafrodita e proprio per questo venne prima sospesa dal gareggiare e poi, dopo un test della sessualità di cui i risultati sono tuttora segreti per motivi di privacy, riammessa. Il ministro dello sport Sudafricano, Tokozile Xasa, ha descritto l’introduzione di queste nuove regole come il “Semenya Caster Regulation” proprio per limitare il dominio fisico di questa atleta rendendogli la vita più difficile.

Mentre  in Sudafrica c’è chi già intravede un apartheid sportiva, sempre Xasa continua definendo queste nuove regole come “Un doloroso ricordo del nostro passato. Un tentativo di razzismo per compiacere quel mondo di razzisti perdenti che non possono proprio accettare di vedere una donna di colore dominare il mondo. Ci rivolgeremo alla Corte di arbitraggio sportiva per far togliere questa ingiustizia razzista di mezzo.”

Gli studi all’origine di questa nuova regola sono ad opera di molti esperti in statistica, due su tutti i dottori Stephane Bermon e Pierre-Yves Garnier, hanno “dimostrato” che in alcuni eventi di atletica femminile, le atlete con più testosterone avrebbero un vantaggio tra l’1.8 ed il 4,5 % in più rispetto a quelle con livelli inferiori. Studi che sono stati spesso quantomeno discussi visto che hanno preso ad esempio poche e mirate  gare e competizioni, afferma il British Journal of Medicine, ed il sospetto che questa “ricerca” sia stata sovvenzionata da qualcuno che ha tutto l’interesse a fermare la Semenya prende sempre più piede. La IAAF ha preso la palla al balzo per farne subito una regola senza aspettare altre conferme, che forse mai arriveranno,  dal punto di vista scientifico quasi come stesse aspettando un assist del genere.

 

 

 

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L’Ucraina usa il pugno di ferro contro il Match Fixing

Emanuele Sabatino

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Il Ministero degli Interni dell’Ucraina (MIA) ha confermato che la polizia ha condotto oltre 40 ricerche in 10 regioni, documentando attività illegali di match-fixing che coinvolgono cinque gruppi criminali e 35 squadre di calcio.

La composizione dei gruppi criminali includeva i presidenti di squadre di calcio, ex giocatori e attuali, arbitri, allenatori, imprese e cittadini comuni” , ha dichiarato il ministro dell’Interno Arsen Avakov in una dichiarazione , aggiungendo che oltre 320 persone sono state ascoltate in questa  indagine che è durata più di un anno.

Il MIA ha affermato che i match-fixers hanno usato corruzione, intimidazione e minacce per assicurarsi che i risultati delle partite fossero noti in anticipo. Le scommesse sono state piazzate utilizzando il mercato delle scommesse asiatico non regolamentato, facendo guadagnare ai criminali fino a 5 milioni di dollari l’anno. Le Tangenti variavano da $ 30.000 a $ 100.000. Avakov ha detto che il MIA ha prove che gli arbitri hanno ricevuto tangenti di $ 30.000 per un pareggio e $ 100.000 per una vittoria. E la scorsa settimana proprio un arbitro è finito in manette. Le partite truccate sarebbero tra le 50 e le 100 (alcune fonti ucraine ne indicano 57) e coinvolgerebbero 35 squadre professionistiche su 52 totali. I match più incriminati risalgono a campionati inferiori e giovanili, di solito non monitorati approfonditamente dalla Uefa. Ma evidentemente, e fortunatamente, in Ucraina hanno usato maggiore attenzione.

Mentre è da sempre noto che alcune squadre vivono e sopravvivono solo grazie al match-fixing, come il caso delle Skenderbeu in Albania, la federazione calcistica Ucraina non ha ancora rilasciato una dichiarazione.

Intanto le banche, sempre a caccia di investimenti, cominciano a studiare il mercato delle scommesse per poi proporlo ad investitori e correntisti. Ed ecco allora che il reato di insider trading si trasforma con un semplice schiocco di dita in match-fixing. Si parte con il mondiale…

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