Buongiorno, Roma, facciamo sport? Beh, non è proprio il momento. La rinuncia a Roma 2024, le lungaggini burocratiche legate alla realizzazione dello stadio della Roma che sembra monopolizzare ogni forma di attività del Dipartimento allo Sport, rappresentano solo la punta di un Iceberg che galleggia fra il dire e il fare: fra le 91 vittorie sbandierate dal Campidoglio c’è spazio solo per una casella destinata alle attività sportive: precisamente la numero 53: “Ultimata la bozza del regolamento degli Impianti Sportivi, in aggiornamento anche il regolamento degli impianti comunali, avviata un’indagine per definire il tariffario e relativi costi delle discipline sportive”.

L’architettura sportiva romana è un problema

 In tutte le città occidentali le grandi architetture sportive creano identità, ricchezza, posti di lavoro, qualità urbana, orgoglio. A Roma, però, sembrano sia solo problemi da gestire e mai delle risorse da sfruttare. Nella lista degli stadi e delle strutture sportive della città vi sono simboli e gioielli abbandonati.


All’ultimo…Stadio

Sul podio c’è lo Stadio Flaminio, ormai divenuto un mausoleo abbandonato al proprio destino. Il gioco al rimpallo fra le istituzioni ha mortificato uno stadio che, nel rimpallo di responsabilità tra le istituzioni, si è ritrovato in uno stato di completo abbandono. Sino a qualche anno fa era  tilizzato per ospitare le partite casalinghe dell’Atletico e come “casa” dell’Italia del Rugby nel “Sei nazioni”. La struttura, di cui è proprietaria il Comune di Roma, è stata inaugurata lo stesso anno dell’Ippodromo di Tor di Valle, nel 1959 ma non sembra destinata alla riqualificazione. Anzi, il suo destino più probabile è l’abbandono.

Un destino simile a quello del campo Testaccio, indimenticabile fortino della Roma del primo Scudetto. Ormai il terreno dove sorgeva lo stadio versa nell’assoluto degrado: secondo le carte dell’Assessorato all’Urbanistica si tratta di un “parcheggio” inserito nel Piano Urbano e mai realizzato. Daniele Frongia, delegato del Comune allo Sport, è in attesa di “spuntare” la struttura dalla attuale classificazione per restituirle dignità di campo sportivo. Una delle tante questioni burocratiche.

Isolati ai bordi di periferia

 Se il centro piange, la periferia non ride: a Cesano, Municipio XV, vi è un enorme centro polifunzionale che è rimasto abbandonato a sé stesso, sebbene, nell’idea originale avrebbe dovuto rappresentare un’eccellenza dell’impiantistica sportiva laziale. Oggi è diventato un rifugio per i senzatetto.

I dati sul numero delle strutture destinate ad attività sportiva sono significativi

“2.221 per un totale di 6.336 spazi di attività. E molti complessi sono in realtà polifunzionali, cioè permettono di ospitare più discipline sportive. Il 50,3% degli impianti è in mano ai privati. E la stragrande maggioranza degli impianti abbandonati sono circondati da condomini. Condizioni ideali per lo sport. Eppure restano impraticabili, come la stragrande maggioranza delle palestre delle scuole. In un contesto del genere diventa quasi difficile denunciare casi che sono talmente evidenti da indurre quasi alla rassegnazione. Il percorso della riqualificazione va tracciato nel solco del controllo degli sprechi.” – Marco Perissa, Presidente OPES Italia

 In questo contesto, c’è chi non si arrende…

Marco Perissa, presidente di Opes Italia, ritiene che lo sport possa essere ancora un volano per la città: la Capitale può e deve trovare la propria forza nello sport, anche e soprattutto negli spazi meno conosciuti: laddove i luoghi sono riscoperti attraverso l’aspetto ludico: lo sport urla la propria desolazione e sembra che nessuno abbia voglia di fermarlo. Per questo Opes sta organizzando un grande evento che risponda proprio alle esigenze dei cittadini e al bisogno di attività fisica della Capitale, una spinta per far emergere faticosamente il talento dei campioni del domani. Quasi un gesto d’amore nei confronti di una città che merita molto di più.