E se tra le conseguenze dell’uragano che sta scuotendo il Comune di Roma ci fosse anche la possibilità di riportare la Capitale sui blocchetti di partenza della corsa finale alle Olimpiadi 2024? Le frecce avvelenate che continuano a colpire la Giunta presieduta da Virginia Raggi con lo scopo di chiarire (o meglio esaurire) l’affaire del Campidoglio in tempi brevi, anzi brevissimi, cercando di costringere il Sindaco alle dimissioni, aprirebbero ad un nuovo scenario nel quale Roma incredibilmente rientrerebbe nella contesa olimpica, interrotta e ancora mal digerita dai suoi sostenitori. Una ferita ancora aperta. Così è stato definito il ritiro della candidatura da Gianni Malagò in occasione della consegna dei Collari d’Oro per meriti sportivi di qualche giorno fa.

Il numero uno del Coni, dopo aver chiuso nel cassetto dei sogni la manifestazione a 5 cerchi con la salita al Colle della Raggi, potrebbe trovare la chiave per scardinare la serratura blindata a 5 stelle proprio grazie alle grane del Comune che hanno coinvolto il Movimento tra avvisi di garanzia, arresti e bocciature del bilancio. La ferita sanguinante di Malagò verrebbe a questo punto suturata dalle dimissioni del Sindaco, chiamate a gran voce da tutte le opposizioni, e riaprire alla possibilità delle Olimpiadi nella Capitale. Con l’uscita di scena della Raggi, infatti, verrebbe insediato un commissario straordinario (impensabile credere ad altre elezioni imminenti) con la probabile soluzione di un Tronca bis. Proprio il Prefetto durante il suo periodo nell’Urbe aveva sostenuto la candidatura come motore per risollevare le sorti della città e l’entusiasmo dei suoi cittadini. Il suo incarico, quindi, potrebbe rappresentare la svolta per le Olimpiadi trasformatesi nel giro di pochi mesi da possibilità reale (anche esagerando) a miraggio sbiadito tra le dune dell’oltranzismo dei 5 stelle. I tempi sono risicati ma tecnicamente ancora sufficienti per poter riemergere e combattere fino alla fine: i primi di febbraio dovrà essere consegnato il report definitivo prima che, nello stesso mese fino a marzo, comincino le visite alle città in lizza da parte degli alti organi del Cio. Qualora la Raggi si trovasse nell’unica condizione di dover lasciare il Campidoglio, è realistico pensare che Roma possa adire alla possibilità di ospitare i Giochi, forte anche degli esiti positivi dei primi due step di selezione e della salda vicinanza/amicizia tra Malagò e il presidente del Cio Thomas Bach che più volte ha evidenziato solidarietà nei confronti del capo del Coni dopo lo stop da parte della Giunta capitolina.

Inoltre, altro fatto da non trascurare, con l’istituzione inaspettata del Ministero dello Sport e l’incarico di Luca Lotti (gemello non diverso di Matteo Renzi, prima punta a favore dei Giochi) a Ministro, si verrebbe a creare un fronte unico non solo dal punto di vista sportivo ma anche politico affinché da una parte Roma si ributti in mezzo nell’agone olimpico, e dall’altra si sminuisca definitivamente la credibilità di Grillo&Co. E dal punto di vista puramente estetico ed autoreferenziale, la Capitale d’Italia potrebbe rappresentare il testimonial più adatto per il Comitato Olimpico in un periodo storico come quello che stiamo vivendo. Tra le altre candidate, infatti, abbiamo Parigi che, dopo aver affrontato gli Europei di calcio la scorsa estate, sdoppiandosi tra la paura del terrorismo e le rivolte sindacali, potrebbe pagare dazio nei confronti di Roma; Budapest, il cui primo ministro Orban tra muri e lotta all’immigrazione, non sembra essere propriamente nelle simpatie del Cio così come dell’opinione pubblica; e infine Los Angeles che ha ottenuto solo adesso l’appoggio del prossimo Presidente Trump, in un primo momento scettico sull’organizzazione, in linea con la spending review prevista nel suo mandato. Proprio il magnate americano, al pari del capo dei ministri ungherese, ha come fulcro del suo programma la difesa del territorio a stelle e strisce dai flussi di migranti, andando a cozzare con gli ideali decoubertiani che fanno delle Olimpiadi un caposaldo dell’integrazione e della solidarietà. In quest’ottica, Roma, e l’Italia in generale, potrebbero incarnare il “paese dell’accoglienza” (più o meno riuscita) che in un modo o nell’altro rappresenterebbe l’ultimo scoglio di umanità in un mondo che rifiuta la disperazione di coloro che fuggono dalle guerre e dalla povertà: un spot perfetto (rimediato in extremis) per il Cio, bisognoso di ridare lustro alla manifestazione dopo i disastri di Rio 2016 prima e durante lo svolgimento.

Si attendono, quindi, nuovi sviluppi per quel che concerne la Raggi e il Comune di Roma per poter avere un quadro più chiaro. Per adesso sono solo ipotesi. Sembra però plausibile che, nel caso in cui venga recapitato un avviso di garanzia al Sindaco da parte dell’Anac per l’assunzione del fratello di Marra, le dimissioni possano essere una situazione molto realistica per la gioia (o i dolori, secondo i punti di vista) dei sostenitori delle Olimpiadi che, a quel punto, avrebbero il solo compito di dover riorganizzare in tempi brevi il comitato promotore, scioltosi dopo il passo indietro del Coni. Ma su questo non abbiamo problemi: fatta una fotocopia, se ne può fare un’altra.

Close