“Se vediamo che le difficoltà di fruibilità continuano e si riducono gli spettatori, forse dovremmo iniziare a considerare stadi diversi e più piccoli”. Così il direttore generale della Roma Mauro Baldissoni tuonava qualche settimana fa, in relazione all’ormai cronico e silenzioso deserto in cui lo stadio Olimpico è chiuso da un anno e mezzo a questa parte. Una provocazione suffragata dalle dichiarazioni del tecnico Spalletti (“condivido ogni singola parola”) e di Daniele De Rossi (“I tifosi hanno ragione e vanno aiutati. Sono d’accordo con la proposta lanciata da Baldissoni”). La cui attuazione sarebbe forse impossibile (il Flaminio attualmente è inagibile, e tuttavia ricadrebbe sempre sotto l’egida di Questura e Prefettura della Capitale, altri impianti del Lazio come Frosinone, Latina, Viterbo e Rieti sono indisponibili per la Serie A, idem per Terni, mentre Perugia avrebbe sicuramente bisogno di qualche lavoro di ristrutturazione per disputare la massima divisione. Inoltre si deve pur sempre tener conto delle tifoserie e delle comunità locali, che dovrebbero far fronte a spese e disagi imprevisti che la Serie A comporta).

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Una provocazione che suona come un grido d’aiuto nei confronti della classe politica. Nelle scorse settimane qualcosa è parso muoversi, con la proposta dei consiglieri di Roma Capitale Andrea De Priamo e Fabrizio Ghera (Fratelli d’Italia) per la convocazione della Commissione Sport (di cui Ghera fa parte) per trattare le tematiche relative alla fruibilità dello stadio Olimpico. “Siamo andati dal presidente Angelo Diario che per ora ha temporeggiato ­– esordisce De Priamo –e non abbiamo avuto nessun riscontro dalla maggioranza. Questa situazione è un chiaro segno di debolezza della classe politica romana, resa possibile anche dalle ultime vicende, come la caduta della giunta Marino e il commissariamento. I tifosi di Roma e Lazio sono un patrimonio della città e nei loro confronti sono state intraprese misure mirate e specifiche associandole al mantenimento dell’ordine pubblico e a una maggiore sicurezza attorno alle manifestazioni sportive. Evidentemente c’è stato un malinteso e comunque i fatti dimostrano il contrario. Negli ultimi anni non si sono registrati fenomeni violenti all’interno dell’Olimpico quindi se l’obiettivo era quello di contrastare eventuali disordini, si è intervenuti su criticità non esistenti. Se l’obiettivo era quello di riportare le famiglie allo stadio, si è sortito l’effetto opposto. Per noi – continua – è importante combattere la violenza, ma evidentemente non si deve passare per queste manovre che uccidono la parte più bella, aggregativa e folkloristica del tifo. Perché le due cose non sono associabili. L’unico risultato ottenuto è il drastico calo delle presenze sugli spalti. I supporter di Roma e Lazio non sono criminali. Se poi questa è una misura sperimentale per una futura estensione su tutto il territorio nazionale, allora si dia conto dei risultati conseguiti, che al momento sembrano tutt’altro che positivi. Se invece è una scelta effettuata solo per la città di Roma, con intento punitivo, il Comune deve a maggior ragione intervenire.

Il Questore e il Prefetto hanno spesso dichiarato che per l’eliminazione delle barriere occorre che le curve tornino a riempirsi. In realtà questo, in alcune occasioni (si pensi a Roma-Porto o ad alcuni big-match dello scorso anno) è in parte avvenuto, sebbene la maggior parte dei gruppi organizzati siano rimasti fuori. Le barriere sono rimaste là. Pertanto, qualcuno si chiede se alle istituzioni interessi che tutti rispettino le regole o che il tifo si “burocratizzi” sottostando a delle imposizioni che ai più paiono un ricatto? “La sensazione che si può avere ammette –  è questa. Si deve cercare di uscire dalla logica del braccio di ferro tra istituzioni e tifosi, aprendo un tavolo di dialogo dove ognuno metta del proprio. Ovviamente comprendendo anche i tifosi. Io prendo ad esempio quanto successo a Glasgow, dove ai tifosi del Celtic è stata concessa un’area per stare in piedi e tifare liberamente. In Europa si marcia in senso opposto rispetto a quanto avviene a Roma. C’è un approccio buono verso il tifo organizzato”. Tornando ai compiti della giunta: “Si deve interessare a ciò che accade attorno ai grandi eventi sportivi e deve farlo sotto vari aspetti, compreso quello di verificare l’utilità di queste barriere; partecipando al Comitato per l’Ordine e la Sicurezza, farsi promotore di una voce per la possibile eliminazione della stessa associata ad altre azioni contestuali. Se si pensa di non poter intervenire sull’Olimpico perché di proprietà del Coni, vuol dire che si vuole lavarsene le mani. Una giunta che ha detto no alle Olimpiadi, ha anche la forza di prendere posizione davanti a Coni, Questore e Prefetto. Se ciò non avviene si cade in una situazione di stallo, perdendo la capacità di diritto”. Sul nuovo piano per la mobilità: “Va rimodulato. Ad oggi si limita a un aspetto sanzionatorio, che sicuramente è utile, ma non sufficiente perché se si irrigidiscono i divieti si deve studiare comunque una soluzione per ovviare al disagio creato dal parcheggiare lontano dall’impianto. In questo caso delle navette potrebbero essere la soluzione”. E sulla provocazione lanciata da Baldissoni:È giusto che le società diano un segnale. Chiaramente bisogna scongiurare simili eventualità. Già Roma sta perdendo tanti eventi e tante prerogative, ci mancherebbe solo di perdere le partite di calcio”. Infine: “Aspettiamo una risposta formale dal vice sindaco Frongia. Qualora non dovessimo avere segnali, torneremo a sollecitare e ci riserveremo di presentare atti di impulso e chiedere adempimento. Se a breve non avremo riscontri andremo dai componenti dell’opposizione. Se 4 componenti fanno richiesta di convocazione, il presidente è obbligato ad accettarla”.

Marco Palumbo (Partito Democratico) è un altro membro della Commissione Sport, e fa eco a quanto affermato da De Priamo: “Il problema dice –  è che nel nostro Comune c’è stato un vero e proprio buco negli ultimi tempi, una responsabilità di tutti, sia chiaro. E questo ha giocato a favore di talune decisioni prese in merito agli eventi sportivi. Noi abbiamo il compito di opporci a ciò, andare a vedere una partita non equivale a fare una rapina. Inoltre questo contribuisce a incancrenire i rapporti tra cittadini e forze dell’ordine. La verità è che attualmente la politica ha paura ad affrontare determinati temi. Poi si deve decidere se chi ha scontato una pena, in questo caso un Daspo, può tornare a vivere normalmente nella società, oppure deve essere marchiato a vita. Roma evidenzia –  non è una città criminale e si deve lavorare anche assieme alle altre sigle politiche perché questa faccenda si risolva una volta per tutte. L’apposizione delle barriere sottolinea –  è un atto senza senso, e francamente non capisco la logica con cui queste siano viste come antidoto alla violenza. Sono servite soltanto a dividere comitive e famiglie che da anni vedevamo la partita assieme. Appare chiaro, invece, come ci sia la volontà di mandare meno gente possibile allo stadio, massacrando e sfinendo il tifo organizzato, che fa parte da sempre della cultura calcistica italiana e non è sinonimo di negatività. È un percorso che parte da lontano. Andare allo stadio è diventato un vero film dell’orrore, ogni passaggio è stato estremamente burocratizzato. Personalmente ho rinunciato”. Per Palumbo anche il ruolo delle società è fondamentale: “La Roma e la Lazio debbono riallacciare i rapporti con i propri tifosi, affinché tutti assieme si cerchi di porre rimedio a questa situazione. C’è bisogno di sinergia tra tutte le componenti, da parte loro credo che i club avrebbero potuto fare più pressione”. La Commissione può giocare un ruolo chiave: “È chiaro che non si tratti di una competenza diretta di Roma Capitale, ma se un atto viene approvato dalla Commissione e in Assemblea Capitolina, c’è una presa di posizione diretta dell’Assemblea Comunale. Ed è una presa di posizione forte. A quel punto il Questore può anche agire come meglio crede, ovvio, ma deve prendere atto di tutto ciò e francamente è anche difficile che si opponga. La politica non si deve limitare a fare il compitino, ma deve usare anche la diplomazia affinché un dialogo costruttivo cominci e prosegua. Per questo appoggerò qualsiasi richiesta in merito”.

Il presidente della Commissione Angelo Diario (Movimento 5 Stelle) appare aperto al dialogo: “Noi possiamo supportare questo genere di lavoro. È ovvio che il comune debba avere voce in capitolo e confermo la volontà di farla sentire. Sulla questione viabilità afferma – abbiamo in programma dei progetti con le Federazioni di Tennis e Rugby. Metteremo a disposizione delle navette dalla stazione Termini e stiamo predisponendo anche diverse aree per lasciare le biciclette, favorendo l’afflusso di chi vive nei paraggi. La stessa cosa si potrebbe fare per gli eventi calcistici”. E sul possibile esodo dall’Olimpico della Roma: “Rimane sicuramente una provocazione, che tuttavia dobbiamo raccogliere e comprendere per tentare di intavolare una discussione sia con i giallorossi che con i biancocelesti. Cosa che finora non abbiamo ancora avuto l’opportunità di fare. Questa situazione non deve fungere da esperimento per il resto d’Italia, semmai è Roma a dover tornare nella normalità come il resto del Paese”.

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