A poche settimane dalla delibera del Comune di Roma che ufficializzava il parere negativo sulla candidatura della Capitale per i Giochi 2024, torna a parlare il numero uno del Coni Giovanni Malagò, difendendo l’operato del comitato organizzatore e negando le parole di Virginia Raggi che vedeva nelle Olimpiadi solo un pretesto per arricchire i costruttori secondo una speculazione edilizia che negli ultimi anni ha afflitto Roma. “Non sarebbero state le Olimpiadi del mattone. Nel nostro programma non si prevedono costruzioni, l’unica cosa nuova sarebbe il villaggio degli atleti per 11mila giovani, che poi resterebbe costruito e utilizzabile per il polo universitario e l’ospedale di una certa zona di Roma. Ma se si optava per un’altra zona della città per noi sarebbe stato lo stesso, sempre mantenendo l’uso pubblico delle strutture. Di fatto non c’era nessun tipo di grande impianto o opera nuova da realizzare. Avremmo per esempio recuperato lo stadio Flaminio che è abbandonato, invece di costruirne uno nuovo“.
Malgrado il No dell’amministrazione comunale il dossier sulla candidatura è stato comunque consegnato al Comitato Olimpico Internazionale con il quale, a detta di Malagò, si è creato un buon rapporto in una situazione atipica dove tutte le carte erano in regola, e solo il cambio di guida al Campidoglio ha cambiato i piani, già avallati dal Governo, aprendo scenari imprevedibili.
Sulla possibile assegnazione delle Olimpiadi a Roma, il Presidente lascia la pretattica e si espone “Diplomaticamente dicevo che avevamo il 25% di possibilità, ma la candidatura era molto forte, Roma aveva tutte le carte in regola per vincere“. Infine un’ultima battuta sulla possibilità in futuro di organizzare la manifestazione dislocandola su città diverse: “Oggi non è possibile, gli atleti vogliono stare insieme nel villaggio olimpico, vogliono partecipare alla cerimonia inaugurale, incontrarsi, e non stare a 600 km di distanza“.

Close