Anche quest’anno il Roland Garros ha chiuso i suoi battenti. Per l’ennesima volta Djokovic ha confermato il suo strapotere, stavolta aggiudicandosi l’unico slam che mancava al suo ricco palmarès. Positive sono state le prove di Murray, alla prima finale sulla terra parigina, e di Thiem, il giovane talento austriaco, mentre gli italiani hanno deluso ampiamente le aspettative.

In campo femminile invece abbiamo assistito ad una probabile consegna dello scettro: è stata Garbine Muguruza a vincere in finale, riuscendo ad imporsi su Serena Williams con le stesse armi dell’americana, ossia con un gioco fisico e di potenza. Straordinarie sono state le prestazioni della Bertens, della Putintseva e della Rogers, tre outsider che si sono fatte strada nel torneo a suo di eliminazioni illustri.

Eppure, quest’edizione del Roland Garros è stata tutt’altra che positiva, strascichi di polemiche l’hanno accompagnata per tutto il suo corso. Motivo? La pioggia.

Mi sembra che la gente venga presa in giro. Le condizioni non erano le più idonee per giocare. Hanno avuto la fortuna che nessuno si è infortunato. Non riesco a capire come in un torneo di questo livello succedano cose del genere.”. Queste sono state le dure dichiarazioni di David Ferrer, al termine del suo match di ottavi di finale con Tomas Berdych, dal quale è uscito sconfitto in tre set, ma che è stato pesantemente influenzato dalle condizioni climatiche.

E tali dichiarazioni hanno una certa rilevanza, soprattutto se si tiene conto che a pronunciarle sia stato uno come il Ferru, tennista che da sempre si distingue per la sua professionalità e pacatezza. E non sono state di certo le uniche voci di protesta da parte dei giocatori: Djokovic, dopo il match vinto con Bautista-Agut, ha espresso tutto il suo scetticismo sulla gestione della situazione, così come la Radwanska e la Halep – entrambe sconfitte a sorpresa dalla Pironkova e dalla Stosur – si sono infuriate con gli organizzatori, lamentando una pesantezza di campo insostenibile dovuta alla pioggia.

Nelle sue esternazioni Ferrer ha inoltre aggiunto: Io non avrei permesso di giocare così, mi sembra ridicolo che non ci siano campi coperti in un torneo in cui si sa che piove spesso. E’ l’unico Slam che non è migliorato nel tempo.

A simili dichiarazioni ha cercato di rispondere Guy Forget, direttore del torneo, che ha cercato di difendere l’operato degli organizzatori. L’ex campione francese ha spiegato che la scelta di far disputare alcuni match in condizioni precarie –nello specifico, gli ottavi di martedì  – era finalizzata a non accumulare ritardi eccessivi nel corso del torneo, che avrebbero potuto far slittare le finali. Incalzato dai giornalisti, Forget ha lasciato velatamente capire come in ballo ci fossero anche (o soprattutto?) interessi pubblicitari, da cui il torneo non poteva prescindere.

Del resto, già lunedì tutti i match erano stati sospesi per la pioggia scrosciante. Il che ha comportato un danno economico enorme, come ha sottolineato Gilles Bertoni, ex direttore del torneo, che ha stimato una perdita di 2 milioni di euro per la cancellazione di una giornata di gioco. Una perdita finanziaria a cui va inoltre aggiunto un colossale danno d’immagine.

Per quanto riguarda l’assenza di campi da gioco coperti in un torneo di questo livello, gli organizzatori hanno assicurato che il campo centrale sarà dotato di una copertura entro il 2020. Il che però pone lo Slam francese un passo indietro rispetto agli altri, se si considera che l’Australian Open ha ben tre campi coperti, il Centre Court di Wimbledon è coperto dal 2010 e lo Us Open inaugurerà il suo primo campo al coperto proprio quest’anno.

Ma in quest’edizione non ha fatto clamore l’assenza di un campo al coperto, quanto la cattiva gestione degli organizzatori, che ha mandato su tutte le furie non solo i tennisti, ma anche gli spettatori. Soprattutto nel caso di una strana “coincidenza”.

La rain policy del torneo prevedeva il rimborso totale del biglietto qualora si giocasse meno di un’ora a causa del maltempo, un rimborso parziale del 50% nel caso il match durasse meno di 2 ore, mentre per match sopra le 2 ore di gioco non era previsto rimborso.  

Morale della favola? Il match tra Djokovic e Bautista-Agut, fortemente condizionato dalla pioggia, è durato esattamente 2 ore e 1 minuto. Proprio il tempo necessario per non rimborsare gli spettatori. Già, proprio una strana coincidenza.

Tra polemiche dei giocatori, giustificazioni degli organizzatori e proteste degli spettatori imbufaliti, possiamo solo augurarci che il prossimo anno il torneo proceda per il meglio.

E stando alle ultimissime dichiarazioni di Zlatan Ibrahimovic, Parigi sentirebbe la mancanza del suo pupillo, al punto che il cielo non avrebbe smesso di piangere sulla città dal giorno in cui ha annunciato la sua partenza. E se l’insuccesso di quest’edizione del Roland Garros fosse dovuta a Zlatan?

Close