Da ya think I’m… Viola? È la domanda che si saranno posti i tifosi della Fiorentina dopo aver visto sul web le immagini di un inossidabile Rod Stewart lo scorso 31 gennaio nel concerto tenuto a Milano quando, nell’esecuzione del pezzo di maggior successo della sua lunghissima carriera, ha indossato una sciarpa della Viola. In realtà, come tutti probabilmente già sanno, il vecchio Sir Roderick David è un tifoso del Glasgow Celtic e chi era presente al Forum di Assago racconta di un fan, sulla cui fede calcistica evidentemente non possono sorgere dubbi, che dal pubblico ha lanciato la sciarpa viola all’indirizzo del rocker scozzese.

Episodio non casuale, dal momento che Rod Stewart è da sempre un acceso appassionato di football e, stando alle cronache, doveva anche cavarsela abbastanza bene con la palla tra i piedi dal momento che, prima di dedicarsi completamente alla musica, sfiorò un contratto da professionista. Una passione rimarcata a più riprese: nel 1978, ad accompagnare la nazionale delle Highlands nel viaggio verso l’Argentina, c’era il singolo Ole Ola, inno appositamente composto da Rod per sostenere la Scozia in un mondiale nel quale sembrava dovesse compiere sfracelli. “Ole ola, ole ola, we’re gonna bring that World Cup back from over there”, recitava il ritornello che auspicava il ritorno in patria da campioni del mondo di Joe Jordan, Kenny Dalglish e compagni. La storia andò diversamente ma quell’inno, schernito dalla stampa inglese, era la testimonianza di una passione che non aveva timore di esporsi, nonostante la fama che l’autore di Da Ya Think I’m Sexy godeva già da tempo in quel periodo.

Tra donne e alcol, il pallone ha sempre trovato il suo spazio nella vita divertita di questa star che madre natura ha dotato di una voce inimitabile. Ogni concerto è l’occasione per ribadirlo, quando decine di palloni invadono il palco e lui, con movenze ormai un po’ sgraziate dall’età, li calcia con entusiasmo al suo pubblico. Come, peraltro, testimonia anche la sua autobiografia, nella quale confessa, almeno fino a qualche anno fa, di essere ancora in grado di calcare il prato verde in sfide settimanali tra amici che finiscono sempre con delle rigeneranti bevute. Momento del libro che lascia spazio anche alla riflessione preoccupata e malinconica sul momento in cui il tempo, sovrano inappellabile, lo condannerà a doverne fare a meno. Ma l’immagine più intensa dell’ex calciatore di livello e, soprattutto, tifoso ci venne concessa dalle cronache il 7 novembre 2012 quando, sistemato di tutto punto in tribuna per la celebrazione dei 125 anni di storia del suo club, il Celtic, Rod non riuscì a frenare la commozione per la splendida vittoria ottenuta dalla sua squadra contro i marziani del Barcellona di Messi in uno scontro della fase a gironi della Champions League. Il viso contratto dall’emozione e l’abbraccio affettuoso del vicino di posto, scovati dall’occhio crudele delle telecamere, furono la certificazione più evidente di una passione candida come il fazzoletto che asciugava le lacrime di un uomo ancora innamorato del calcio.


 

 

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