Raccontare lo sport (e le sue storie) con partecipazione e professionalità. Un doppio binario sul quale viaggia Pierluigi Pardo, giornalista, conduttore e telecronista di Mediaset, che sorride alla notizia di un robot da impiegare come cronista per occuparsi di “sport minori”. L’Associated press, infatti, ha deciso di testare la tecnologia già utilizzata, in altri ambiti, da media come Forbes, Yahoo!, New York Times, Los Angeles Times. Dunque per scrivere articoli di eventi sportivi che, di prassi, si fa fatica a coprire, arriva in soccorso un software; in particolare, l’Ap – che già ricorre al sistema per le notizie di finanza – è intenzionata ad estenderlo alla Minor league baseball. Ed eccoci qui a parlarne con Pardo, cronista appassionante e appassionato, che non è contrario all’utilizzo della tecnologia, ma chiarisce: “Le innovazioni sono di grande aiuto, anche nel nostro mestiere, ma pensare ad algoritmi o a motori di ricerca applicati alla professione – dunque accantonando la sensibilità che dovrebbe esserci dietro un lavoro così affascinante – mi mette inquietudine”.

Entrando nel dettaglio, per redigere le news il programma fa leva sui dati forniti dalla già citata Milb ed elaborati da Wordsmith, una piattaforma di intelligenza artificiale (creata da Automated Insights) che ogni anno produce ben 1,5 miliardi di storie in automatico. Occorre precisare che ciascuna notizia generata “meccanicamente” viene indicata come tale ai lettori. “L’idea è quella di alleggerire il lavoro di copertura pura dei cronisti, così da permettergli di utilizzare il tempo per le inchieste e gli approfondimenti”, le parole di Barry Bedlan, responsabile dell’Associated press per i prodotti sportivi. Ed ecco tornare di attualità la questione delle fonti e della loro attendibilità, un tema delicato che Pardo conosce bene. “Oggi c’è una vera e propria moltiplicazione delle fonti. Basta pensare ai social network dai quali in molti, soprattutto giovanissimi alle prime armi, attingono informazioni. Occorre però tenere a mente che selezionare e verificare rimane compito primario del giornalista, che deve essere in grado di orientarsi senza perdersi nella vastità del web”.

Insomma, ad oggi sembra ancora distante il giorno in cui un robot rischia di aggiudicarsi il premio Pulitzer, come ha predetto Kris Hammond di Narrative Science, una società specializzata in generatori di linguaggio naturale. Sull’argomento si sono espressi – in modo più ampio – anche Nicola Bruno e Raffaele Mastrolonardo, autori del volume “La scimmia che vinse il Pulitzer. Personaggi, avventure e (buone) notizie sul futuro dell’informazione” (Bruno Mondadori, 192 pagine, 16 euro), una rassegna sul futuro della comunicazione attraverso una selezione di best practice del giornalismo di domani, e che – questa la chiave interpretativa della coppia di autori – nel (migliore?) degli universi mediatici possibili è già realtà. Un libro consigliato ai nuovi reporter, giovani sui quali Pardo crede molto e ai quali dà un suggerimento. “Social network, blog, portali, forum. Tutto può rappresentare un’occasione di lavoro. Dunque niente snobismo. Rischiate, mettetevi in discussione e metteteci tanta passione: sarebbe imperdonabile, in un mestiere splendido come il nostro, averne poca o non averne affatto”.

Close