In pieno clima natalizio, lo scorso dicembre è arrivato l’annuncio: Robin Soderling dà l’addio al tennis . Un giocatore vissuto nell’epoca della storica rivalità tra Federer e Nadal, ma che è comunque riuscito a ritagliarsi uno spazio importante ai vertici del tennis mondiale. Finchè il fisico gli ha retto.

Perché è proprio questo il problema che ha afflitto negli ultimi anni il gigante svedese e che lo ha spinto a questa perentoria decisione. Non sono state le sconfitte, le delusioni, le pressioni a sfiancarlo, no. Semplicemente, nell’agosto del 2011 decise di non scendere in campo per il master 1000 di Montreal e da quel momento non è mai più tornato realmente in campo. Per quel torneo aveva accusato leggeri dolori al polso e quindi aveva preferito non scendere in campo e riposarsi in vista dell’ultimo Slam dell’anno. Nulla di grave, tant’è che qualche settimana dopo si era proprio iscritto agli Us Open.

Ma pochi giorni prima che il torneo aprisse i battenti, ecco l’annuncio del forfait. Dolori lancinanti lo affliggono, lo svuotano di tutte le sue forze, quegli stessi dolori che già si erano manifestati in forma più lieve a Wimbledon, un paio di mesi prima. Vengono effettuate tutte le analisi del caso, alla fine arriva la diagnosi: grave forma di mononucleosi, stop forzato per un periodo di tempo imprecisato. 

Robin non è certo tipo da farsi scoraggiare. Sta a riposo, ma si mantiene in ottima forma fisica, attende che la malattia faccia il suo corso, manifestando sempre l’intenzione di tornare a giocare ad alti livelli.

Eppure anche lui, forte e testardo com’è, non può non sbattere la testa contro la realtà: i segni della malattia continuano a tartassarlo, al punto che alla fine di ogni allenamento si sente mancare, privato di tutte le sue forze. Nel 2014 sceglie un programma di allenamento studiato per non farlo affaticare eccessivamente, ma non c’è nulla da fare. Nonostante gli innumerevoli tentativi di ritorno sui campi e la ferma volontà di riprendere a giocare, alla fine la scelta di appendere la racchetta al chiodo risulta inevitabile.

Un vero peccato per un tennista che in campo di spettacolo ne aveva dato parecchio. Il suo è sempre stato un gioco rozzo, fatto di colpi forti e potenti, ma privi di delicatezza. Se col servizio era una macchina di ace, a rete mostrava tutte le sue carenze di tocco. Ma malgrado le tante imperfezioni del suo gioco, qualche soddisfazione sul campo se l’era tolta eccome.

Il 31 maggio 2009 è stato il giorno della sua consacrazione. Sono gli ottavi di finale del Roland Garros e ad affrontarlo c’é Rafael Nadal, il re indiscusso della Terra Rossa, mai sconfitto sui campi parigini. Malgrado parta da sfavoritissimo, proprio quel giorno, Soderling riesce nell’impresa: lui, lo sconosciuto gigante svedese capace solo di tirare bordate, si impone sullo spagnolo detentore del titolo. Quello stesso spagnolo che neanche un mese prima lo aveva umiliato con un secco 6-0 6-1 al Foro Italico, e con cui aveva sempre avuto un rapporto di verace antipatia.

Dopo quell’incredibile vittoria Robin arriva in finale, dove però viene surclassato da Roger Federer in una finale senza storia.

Sembrerebbe un exploit piuttosto fortunoso, ma così non è. Infatti, l’anno dopo, sempre a Parigi, lo svedese non solo si riprende la rivincita su Federer, eliminandolo ai quarti di finale, ma torna nuovamente in finale. Ad attenderlo c’è proprio Nadal, che stavolta però non ci sta a perdere e gli infligge una severa sconfitta.

A fine anno Robin conquista inoltre il torneo più importante della sua carriera, sconfiggendo il beniamino di casa Gael Monfils, all’ultimo Master 1000 dell’anno. Indovinate dove? Ovvio, a Parigi, la città della sua esplosione.

Ora, sfortunatamente per Robin, è finito il tempo delle finali e delle epiche battaglie sui campi da tennis. Per giunta, con lui se ne va l’ultimo grande esponente del tennis svedese, ormai in crisi profonda da anni. Borg, Edberg, Wilander non sono che un vago ricordo dello splendore del tennis scandinavo.

Eppure non è detto che il futuro del movimento tennistico svedese sia così fosco. Infatti, proprio Magnus Norman, grande campione svedese nonché coach di Soderling per tanti anni, ha “scoperto” il giovanissimo e talentuoso Elias Ymer.

Di chiare origini etiopi, questo diciannovenne si sta caricando sulle spalle le sorti di una nazione intera. Figlio del mezzofondista etiope Windwosen Ymer, ha iniziato a praticare il tennis a soli 5 anni, giocando gratuitamente nell’impianto sportivo di Skara, un paesino non molto distante da Gotenborg.

A suon di dritti e servizi potentissimi, Ymer si sta mostrando come uno dei giovani più promettenti in circolazione, vincendo vari titoli a livello Futures e scalando ogni settimana posizioni su posizioni.

Che sia lui il futuro del tennis svedese? Noi, e la Svezia intera, ce lo auguriamo.

E chissà che magari il buon Soderling, ora libero da molti impegni, non possa risultare determinante nella formazione tecnica di questo giovane astro nascente.

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