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Robert Lewandowski, il Van Basten del ventunesimo secolo

Matteo Luciani

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Estate 2006. Mentre l’Italia impazzisce e festeggia gli eroi di Berlino, lo Znicz Pruszków, club di terza divisione polacca tessera un attaccante cresciuto tra le fila del Legia Varsavia. Il suo nome è Robert ed il cognome risponde a Lewandowski.

Nessuno può immaginare che in quel piccolo club del ridente paese dell’Europa Orientale stanno per ammirare uno dei centravanti più forti del futuro.

Gli indizi, comunque, iniziano a rivelarsi sin da subito. Lewandowski, infatti, alla sua prima stagione da professionista sigla 15 gol in campionato, si laurea capocannoniere e trascina il suo club alla promozione.

L’anno seguente, sale il livello di difficoltà ma Lewa non rallenta, anzi accelera: 21 gol in seconda divisione. A questo punto le sirene dei grandi club in patria iniziano a farsi sentire ed il centravanti passa al Lech Poznan il 18 giugno del 2008. La cifra? 370.000 euro14 gol al primo anno, ben 18 nel secondo, che lo consacra capocannoniere anche nella Serie A polacca ma, soprattutto, aiuta la squadra di Poznan a laurearsi campione in patria.

Lewandowski diventa appetibile non più solo in Polonia ma anche un po’ più ad ovest, in Germania, precisamente a Dortmund. Jurgen Klopp lo mette nel mirino e lo porta nella Ruhr per circa 4 milioni di euro. La prima stagione si rivela, tuttavia, più complicata del previsto. Robert gioca parecchio, saranno infatti 33 le presenze alla fine, ma trova la via del gol soltanto in otto occasioni. Si tratta, comunque, di numeri sufficienti per aiutare i gialloneri a tornare sul tetto di Germania dopo nove anni. Da questo momento, inizia un triennio fantastico in quel di Dortmund.

94 gol complessivi. Vittoria di un’altra Bundesliga, di una coppa e di una supercoppa nazionali, oltre a tante partite da incorniciare. Una su tutte? 24 aprile 2013. Semifinale di andata tra Borussia Dortmund e Real Madrid. Lewa ne butta dentro uno, due, tre, quattro! Poker in semifinale di Champions League. Nessuno ci era mai riuscito prima. Reti utili inoltre per andare a giocarsi la finalissima, poi brutalmente persa contro i rivali di sempre in patria del Bayern Monaco.

Già il Bayern Monaco e la Baviera. La nuova patria di Lewandowski a partire dall’estate del 2014. Il polacco si libera a parametro zero dai gialloneri di Dortmund e firma con la squadra di Pep Guardiola. Dalle parti del Westfalenstadion la prendono male, come accade ogni volta che termina un grande amore. Lewandowski, però, ha bisogno di nuovi stimoli e vuole finalmente vincere anche la Champions League. Quale squadra migliore dello stellare Bayern del tecnico catalano per provarci? Non ci riuscirà, almeno fino ad ora, ma pure in Baviera i suoi numeri sono incredibili. 25 gol in 49 partite nella stagione 2014/2015, ben 42 in 51 match nella stagione appena trascorsa.

Da sottolineare, le 30 marcature in 32 partite di Bundesliga ed una serata molto particolare. 22 settembre 2015. All’Allianz Arena di Monaco si sfidano i padroni di casa ed il Wolfsburg. A fine primo tempo, gli ospiti sono in vantaggio per uno a zero. Lewa entra solo nella ripresa. In nove minuti accade l’impensabile. Il polacco mette a segno cinque gol. Una prestazione che gli vale addirittura quattro Guinness dei primati: tripletta, quaterna e cinquina più veloci, nonché il record per aver segnato cinque reti come sostituto. Pazzesco. Ne parla tutto il mondo e Lewandowski diventa il centravanti più ambito del mondo. In questi giorni si parla molto del suo futuro. Ancelotti lo convincerà a resistere al richiamo di quel Real Madrid da Lewandoswki steso alcuni anni fa? Come cantava Lucio Battisti, lo scopriremo solo vivendo.

Nel frattempo, potremo ammirare le gesta dello straordinario attaccante polacco, il ‘Van Basten del ventunesimo secolo’ così come l’ha definito Fabio Capello, a partire da giovedì 9 giugno alle 18.30 (in replica venerdì alle 13.15) in esclusiva su Fox Sports. Per tutta la durata degli Europei, infatti, andranno in onda, sul canale presente nel bouquet di Sky, degli speciali dedicati ai grandi giocatori protagonisti su Fox Sports con il titolo “I Grandi Top Player”.

I protagonisti? Oltre a Lewandowski: Griezmann, Suarez, Messi, Neymar, CR7, Bale e Müller.

Di seguito, riportiamo gli appuntamenti dei prossimi giorni riguardanti l’attaccante del Bayern Monaco, in onda su Fox Sports:

GIOVEDI’ 9 GIUGNO ORE 18.30

VENERDI’ 10 GIUGNO ORE 13.15

SABATO 11 GIUGNO ORE 20.30

DOMENICA 12 GIUGNO ORE 7.45

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Calcio

My Way, analogie tra Frank Sinatra e i tifosi (come lui) del Genoa

Jacopo DAntuono

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Il 14 Maggio 1998 moriva Frank Sinatra, The Voice. Di origini italiane, lo ricordiamo con una passione inaspettata, quella per i colori del Genoa.

But more, much more than this i did it my way. Parole di Frank Sinatra. Il simbolo della musica, quella con la M maiuscola. Seppellito a Los Angeles il 14 maggio 1998 con la sua cravatta del Genoa. Un gesto d’amore nei confronti del club più antico di Italia e della mamma, nata a Lumarzo.

Mentre scrivo ascolto su YouTube i suoi capolavori e penso al suo amore per il grifone. Un’altra stella per il Genoa, oltre a quella di Faber. Due personaggi non da poco. La sua musica anestetizza la sconfitta del derby contro la Sampdoria. E in un certo senso in quelle note musicali così sentite e appassionate  sento un po’ di amore per il vecchio balordo, come amava definirlo la geniale penna di Brera. E tante analogie.

Frank Sinatra ha scritto la storia della musica, del cinema e della tv così come il Genoa ha scritto la storia del football in Italia.  Una squadra di calcio ultracentenaria, che in un lontano passato ha fatto la scorpacciata di titoli prestigiosi e oggi vince soprattutto sugli spalti. Almeno Ventimila cuori animano il Ferraris domenica dopo domenica, una passione che non viene a meno. In casa e in trasferta. Una passione che si rinsalda paradossalmente nelle sconfitte più dolorose. Lo sanno bene i tifosi del Genoa, dai più piccini a quelli coi capelli bianchi.

Ma in un mondo spesso troppo opaco, l’amore incondizionato per la propria squadra del cuore è la scintilla delle emozioni. E’ la scintilla che racconta una storia ricca di tragedie sportive e di grandi vittorie. La stessa scintilla che ha permesso a Frank Sinatra di sfornare degli autentici capolavori in ambito musicale. “Frank Sinatra era di fede genoana. Lo incontrai nel 1978 e mi disse: ‘I have only two faiths: Genova and Genoaha riferito tempo fa Giorgio Calabrese, celebre autore dei testi musicali per Mina. Il simbolo della musica, i tifosi della prima squadra di Italia uniti dalla stessa passione. Analogie non da poco. Che andrebbero celebrate, di tanto in tanto, sotto questa lanterna che vive di passioni sette giorni su sette, tutto l’anno.

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Altri Sport

Usa-Messico: quando un muro serve per unire…e giocare

Emanuele Catone

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Innalzare un muro per bloccare l’immigrazione, ma costruirlo anche scrivendo la parole fine ad una pratica sportiva che dal 1979 coinvolge le popolazione del Messico e degli Stati Uniti d’America. Donald Trump non molla l’idea di voler rafforzare il muro tra le due nazioni. Rafforzare perché, in effetti, esiste già una trincea separatoria in quella vasta area dove ogni anno ad aprile, in una tradizione nata nel 1979 e divenuta continuativa dal 2006, messicani ed americani si riuniscono per giocare a Wallyball; una partita di pallavolo che ha la particolarità di trasformare quel muro, che ancora tale non è, come rete da gioco. Il match viene disputato precisamente nella zona di Naco, nello stato del Sonora per il Messico e in quello dell’Arizona per gli Stati Uniti.

Di schiacciate non se ne vedono data l’altezza della recinzione e del gesto di “murare” gli amici-avversari neanche l’ombra; solo pallonetti, tanta voglia di divertirsi e il desiderio di dare uno schiaffo alla politica mostrando la nullità delle barriere di fronte all’umanità della “gente comune”. Il tutto, però, limitato nell’arco di tre ore ovvero il tempo limite dettato della legge che non permette una sosta più lunga in quella zona di confine.

Col tempo questa tradizione si è estesa anche a zone diverse dal confine messicano-statunitense: sulle spiagge di San Diego, ad esempio, si è giocato un Beach Wallyball” contro i dirimpettai messicani abitanti di Tijuana.

E il muro ideato da Trump, cavallo di battaglia nella sua corsa all’elezione, potrebbe far terminare questa bellissima iniziativa. La costruzione sarebbe troppo alta per permettere agli atleti di giocare, non riuscirebbero neanche a guardarci attraverso; anche se il presidente non dovesse riuscire nel suo progetto per il costo troppo elevato, ci sarà comunque un rinforzo delle barriere e una aggiunta di recinzione che renderebbero allo stesso modo la partita impraticabile.

“Per noi è un modo per celebrare l’unione dei due paesi”. Questo aveva dichiarato Jorge Villegas, sindaco di Sonora. Parole che vanno ben oltre lo scevro patriottismo trumpiano e che da sole potrebbero servire a mostrare l’inutilità e futilità del progetto Trump.

Illustrazione Copertina: Victor Abarca


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Pugilato

East Coast Boxing Club: tra preghiere e guantoni, una speranza per l’Uganda

MariaJose Silva Vargas

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Articolo originale pubblicato sul sito http://cargocollective.com/MarijoSilvaPhotography

Pagina Facebook: East Coast Boxing Club

Entrando dal cancello non appena installato, nuovo di zecca, la piccola discesa di sassi e polvere scende non troppo dolce verso la casa di Hassan Khalil, il coach, “baaba” (padre in Luganda) nello slum di Naguru, nord-ovest di Kampala, capitale dell’Uganda. Attaccata alla casa, modesta, sorge la palestra, vecchia, modesta anch’essa, ma carica e piena di energia.

Hassan Khalil, “baaba”

Senti la corda sempre più veloce che falcia il vecchio parquet, con il legno che salta assieme all’atleta. Nassir fra i campioni ai National Open di Boxe (preludio alle Olimpiadi) salta sempre più veloce davanti allo specchio rotto che copre la parete nord della palestra.

Allenamento di Nassir

Il sudore lascia un tracciato brillante sui muscoli ben fatti e definiti di Mohammed, che allena i“bazungu” (i bianchi) pazzi per questo sport. Nel frattempo Miro, nipote di Hussein, gemello di Hassan, schianta veloci i suoi pugni contro uno dei sacchi consumati, che pendono dalla trave fissata con viti arrugginite vicino l’entrata alla palestra.

Miro

E Hakim, nel frattempo insegna i movimenti di base a tanti stranieri di Kampala, innamorati della boxe, della libertà e flessibilità dell’allenamento; qui regolarmente ogni settimana si allenano 40 non Ugandesi.

Uno dei ragazzi stranieri in un combattimento

Albert e Charles fanno sparring con altri ragazzi dello slum, mentre Farouk e Timo si alternano con Shadir, che schiva e colpisce velocissimo mentre si prepara alla prossima gara. Kassim, in fondo alla sala, con le sue braccia esili ma incredibilmente resistenti e ferme, tiene alti i pao mentre una ragazza canadese e una ugandese si alternano fra jeb e diretti.

Pugni al sacco

Da quattordici anni, la palestra serve come punto di riferimento per lo slum di Naguru, dove Hassan allena giovani e adulti, dove il più piccolo ha 7 anni e il più anziano va per i 60. Hassan stesso ha quasi 60 anni e più di 170 incontri alle spalle: “Non ho mai avuto paura in un incontro – se anche mi dicono di affrontare il campione del mondo, io mi butto, senza paura.

Giovani combattenti

Sulle panche di legno traballanti su cui gli atleti riposano tra un round e un altro, sotto lo sguardo sognante e attento del poster di un Muhammad Ali giovane, la mente del coach va indietro nel tempo e ripensa a quanto fosse pericoloso andare in giro la sera per le vie del quartiere.

Atleti in riposo

La “East Coast Naguru Boxing Club” è oggi più che un’istituzione nello slum (prova a chiedere informazioni a Naguru: “dove si trova la East Coast Boxing?” – te la indicano subito: proprio davanti la moschea”). E’ un punto fermo e una speranza. Hassan pensa ai miglioramenti che può apportare finalmente: servono 4 milioni di scellini Ugandesi (equivalenti approssimativamente a poco più di 1000 euro) per ingrandire la palestra, costruire una nuova entrata e avere uno spazio più ampio per il ring, dove ogni due mesi si organizzano incontri dilettantistici, che vogliono creare passione fra i ragazzi e le ragazze dello slum e raccogliere anche fondi per le attività della palestra.

Appassionati all’incontro

East Coast vs Police

Hassan guarda ai suoi atleti come ai suoi figli. Tra un allenamento e un altro, insegna ai più piccoli (e soprattutto ai ragazzi più grandi) su come ci si comporta, a convogliare le proprie energie nei guantoni anziché nelle violenze di strada e soprattutto insegna un lavoro a chi ha finito di studiare (o che non può studiare).

                                                                                                    Sparring

Infatti Hassan ha iniziato da qualche anno a coinvolgere professionisti in vari settori (come ad esempio falegnameria) e ha aggiunto alla palestra anche una sorta di istituto professionale, dove i giovani possono apprendere un mestiere. L’unico ostacolo è trovare maestri a sufficienza che possano supportare il progetto di Hassan. Ma “baaba” è un vulcano di iniziative: molte scuole di boxe professionistiche pescano tra i suoi atleti migliori ma Hassan non vuole limitarsi a essere una scuola di base e vuole le sue medaglie – ecco che nasce l’idea di costruire una palestra-scuola in cui poter crescere come piccoli professionisti e Hassan si avvia alla costruzione di una nuova palestra in zona Namboole, vicino allo stadio della nazionale di calcio.

Piccolo allievo

Tra preghiere e guantoni, la vita di Hassan gira proprio attorno a Naguru: quando chiedi “Ma perché fai tutto questo, coach?”, Hassan non esita un secondo: Qui c’è troppa povertà. Ho sempre vissuto qui, dove anche mio padre s’impegnava a dare speranza ai bambini dello slum. Per tutti era “baaba”, ma adesso “baaba” sono io, ho un dovere verso questi ragazzi. E i ragazzi rispondono pieni di sogni. Miro, Charles e Farouk (che hanno tutti meno di 23 anni) guardano al futuro e sognano di diventare professionisti fra una decina di anni.

Farouk

Albert, fra gli atleti più grandi (28 anni) scalpita e non vede l’ora di salire di categoria. Hakim, uno dei ragazzi più giovani fra coloro che allenano tutti i giorni, sogna di tornare a studiare. Tutti però sono d’accordo su una cosa: “Le lezioni di questi maestri sono preziosissime. La libertà e l’amore per lo sport che questa palestra esprime sono inestimabili”.

Pain is temporary, pride is forever

E tutti conoscono almeno una persona che è riuscita a uscire dal degrado e dalla delinquenza grazie agli insegnamenti dei fratelli Khalil. E c’è anche chi con la palestra ha riguadagnato fiducia nella vita dopo una tragedia: la storia di Bashir Ramathan, il boxer cieco, è anche finita sul New York Times qualche anno fa.

Charles

Preghiere e guantoni: Hassan, al mattino, chiama i fedeli alla preghiera dalla moschea di fronte casa sua, poi chiama tutti in palestra, a insegnare come si combatte fra sassi e polvere.

I gemelli Khalil

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