Coreografie mozzafiato in una simbolica spiaggia di Copacabana, mare in tempesta “danzato” dalla bravissima Amy Purdy, atleta priva di entrambe le gambe ma tranquillamente in grado di trasmettere tutta l’emozione del momento, musiche dalle sfumature quasi fiabesche e il logo di Rio2016. Così è iniziata la cerimonia d’apertura delle Paralimpiadi brasiliane, in uno stadio come il Maracanà infiammato e vivo degli applausi degli spettatori. Tre gli artisti di fama internazionale che hanno firmato la regia della cerimonia: Marcelo Rubens Paiva, Vik Muniz (famoso per le sue opere presenti al MOMA di New York e alla Biennale di Venezia) e Fred Gelli (leone di Cannes nel 2009). Proprio Muniz ha siglato una delle coreografie più riuscite: tutti gli atleti in gara stringevano fra le mani il pezzo di un puzzle che – una volta formatosi – ha dato vita ad un cuore raffigurante tutti i colori del mondo. Il nuotatore Clodoaldo Silva ha acceso il braciere paralimpico mentre l’atleta Martina Caironi stringeva orgogliosa la bandiera dell’Italia.

Brazilian athlete Clodoaldo da Silva waves to the crowd after lighting the cauldron during the opening ceremony of the Rio 2016 Paralympic Games at Maracana Stadium in Rio de Janeiro, Brazil, Wednesday, Sept. 7, 2016. (AP Photo/Mauro Pimentel)

Nonostante il numero inferiore di biglietti venduti rispetto alle precedenti edizioni (2,7 milioni quelli nel 2012, 1,6 quelli di questa edizione), adesso tocca a loro, ai Superhumans: li chiamano così dai Giochi di Londra 2012, quando il web esplose lanciando l’hashtag in tutto il mondo per raccontare le loro imprese. Sono gli atleti delle Paralimpiadi, uomini e donne che alla passione per lo sport hanno aggiunto il coraggio, forzando limiti fisici che gli sportivi normodotati non vivono.

Fra i 4000 sportivi che si affronteranno a Rio, 1.650 saranno donne: percentuale maggiore rispetto alle Paralimpiadi di Londra 2012. Fra gli atleti internazionali il più atteso è Daniel Dias, nuotatore brasiliano con una malformazione agli arti, vincitore di nove medaglie a Pechino 2008, sei ori a Londra 2012 e con ben quattro record del mondo alle spalle. Altra guest star con buone possibilità di vittoria è Melissa Stockwell, la prima donna americana a perdere un arto durante la guerra in Iraq e che gareggerà nel triathlon: 750 metri a nuoto, 20 chilometri in bici e 5 di corsa. L’irlandese Jason Smyth è l’atleta paralimpico cieco più veloce al mondo, mentre Zahra Nemati, 15 anni, iraniana, è fra le più piccole a destreggiarsi nel tiro con l’arco sulla sedia a rotelle. Fra gli italiani in gara il più atteso è Alex Zanardi, ex pilota di Formula 1 che nel 2001 perse entrambe le gambe in un incidente a Lausitz, in Germania, durante una gara di Formula Cart. Da allora Zanardi ha vinto otto medaglie d’oro nei campionati mondiali di handbike. Insieme a lui anche la portabandiera Martina Caironi, già campionessa paralimpica mondiale ed europea nei 100 metri nella categoria T42 per gli atleti con amputazioni a un singolo arto sopra il ginocchio. E poi Assunta Legnante, campionessa di getto del peso, Alessandro Di Lello che gareggia per il podio nella maratona, Eleonora Sarti tiro con l’arco, Beatrice Vio favorita all’oro nel fioretto femminile.

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A vederli correre, saltare, tirare, spingere oltre i limiti da noi conosciuti (ma che loro hanno superato da un pezzo) è qualcosa a cui non capita di assistere tutti i giorni. L’abitudine ad avere tutto, tutto ciò che ci sembra scontato (una gamba, un braccio, un piede, la possibilità di sentire i suoni o vedere un volto), ci fa dimenticare sempre più spesso dell’importanza di ciò che abbiamo sotto gli occhi e che invece potrebbe non “rimanere” per sempre. Gli uomini e le donne di queste Paralimpiadi ci insegnano invece a guardare. Guardare una realtà che non è la nostra e che però esiste, non va sottovalutata, non va dimenticata. Ma soprattutto, che vengano seguite in tv, dal vivo o in streaming sullo smartphone, le Paralimpiadi gridano un messaggio importante: ricordare alle persone che ogni giorno convivono con disabilità fisiche che tutto si può fare, a patto che ci si accetti per come sì è, senza sovrastrutture. L’importante è non smettere di avere coraggio, pensando al traguardo non come a una fine ma come a uno splendido inizio, senza fermarsi mai.

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