Sembra non avere pace l’organizzazione delle prossime Olimpiadi di Rio de Janeiro. A 10 giorni dall’inizio della manifestazione, scatta l’allarme inquinamento per quel che riguarda i bacini in cui verranno effettuate a metà agosto le gare di canoa, vela e di nuoto. In particolare, sotto accusa le acque della Guanabara Bay nella quale vengono riversati litri e litri di liquami organici ogni giorno.

Il Comitato organizzatore aveva fatto la promessa di installare dei depuratori per risolvere la problematica che potrebbe mettere a rischio la salute degli atleti ai quali, infatti, è stato consigliato di non mettere la testa sotto l’acqua. Depuratori che non sono mai stati fatti e la cui soluzione, come rivela Usa Today, sarebbe quella di adottare un trattamento che renda più blu le acque soprattutto in vista delle dirette tv.

La goccia che ha fatto letteralmente traboccare il vaso e incendiare le critiche nei confronti del CIO è stato il ritrovamento di cadaveri riversati nella baia, frutto del regolamento di conti tra band rivali. A lanciare l’allarme qualche mese fa fu un biologo italiano Mario Moscatelli che aveva organizzato a Febbraio un sit in per denunciare la situazione disastrosa con carcasse di animali, sanitari rotti e rifiuti di ogni genere. Le cause sono riconducibili alla carente rete fognaria della grande megalopoli brasiliana. Tempi duri quindi per il Brasile che, a margine di una crisi politica imperante, deve affrontare il più grande evento sportivo mondiale con tutte le problematiche ancora da risolvere: la contaminazione delle acque e i relativi rischi per la salute dei partecipanti, la minaccia del terrorismo, il virus Zika e l’inadeguatezza del Villaggio Olimpico dove sembrano non funzionare neanche i servizi minimi come riferito dalle federazioni giunte nel Paese, in primis l’Australia.

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