Ci sono atleti che nascono predestinati, altri invece per raggiungere il proprio obiettivo devono affrontare strade tortuose e pieni di insidie.

Oscar Figueroa ha scritto la storia dello sport colombiano aggiudicandosi l’oro olimpico nel sollevamento pesi, categoria 62 kg, e diventando così il primo uomo nella storia a portare a casa una medaglia d’oro per la Colombia.

 Nato a Zaragoza, cittadina nel nord ovest della Colombia, Oscar ha dovuto fare i conti fin da subito con il destino.

A Zaragoza infatti, nella seconda metà degli anni ’80, si sparava.

Da una parte i paramilitari governativi e dell’altra la guerrilla.

Una situazione calda che coinvolgeva l’intera area e che costrinse la famiglia di Figueroa a cercare fortuna altrove.

Calcio, pallacanestro, persino il karate. Oscar ama lo sport ma non riesce a trovare la propria dimensione fino a quando non si iscrive per la prima volta ad un corso di sollevamento pesi alla “Pesas del Valle”, nella Valle del Cauca, dove la sua famiglia si era trasferita.

Era un ragazzo semplice, determinato e giudizioso” dice di lui la segretaria della sua prima società pesistica.

Aveva sempre voglia di far vedere la sua bravura in palestra”.

Oscar cresce e comincia a vincere e a farsi notare.

Jaiber Manjarrez lo porta con sé a Cali, per farlo allenare nel migliore dei modi, e lo mantiene, vitto e alloggio.

I risultati arrivano: le prime medaglie nazionali, continentali, i primi mondiali ed infine, finalmente, la prima Olimpiade.

Ad Atene chiude quinto ma ad un passo dal podio che perde solo per 75 grammi, quelli che pesa in più del turco Sedat Artuc, che chiude terzo, con gli stessi chili sollevati.

Sembra l’inizio di una carriera folgorante e ricca di medaglie.

Il ginocchio sinistro fa crack e il pesista colombiano decide di arruolarsi nell’esercito con l’idea di abbandonare l’agonismo, logorato nel fisico e nelle testa.

Anche nell’esercito però, una volta recuperato dall’infortunio, continua ad allenarsi e riesce a strappare il pass per i Giochi di Pechino.

 Figueroa arriva alle Olimpiadi di Pechino da vice-campione mondiale e tra i favoriti nella sua categoria.

Il fisico però non lo assiste, di nuovo, e l’ernia cervicale che si portava dietro da qualche mese cede sotto il peso del primo sollevamento.

Figueroa perde l’appuntamento olimpico e rischia persino la paralisi.

Il recupero è lento e complicato, reso ancor più difficile dai continui dissapori con Gancho Karouchkov, tecnico della nazionale di sollevamento pesi colombiana, che arriva persino ad insinuare che l’infortunio sia un modo per coprire le debolezze mentali dello stesso Figueroa.

 Figueroa però non molla il colpo e prepara il proprio ritorno.

Londra è la sua grande occasione. Una sorta di riscatto, dopo la cocente delusione di Pechino. Un riscatto che arriva sotto forma di medaglia d’argento, sollevamento pesi, categoria 62 kg.

 Un riscatto che è diventato totale quattro anni dopo, a Rio de Janeiro.

Primo posto e medaglia d’oro.

Prima medaglia d’oro maschile nella storia Olimpica per i Cafeteros.

Un pezzo di storia sportiva, come già detto.

 Il punto più alto di una carriera che sembra giunta al termine.

Oscar Figueroa al termine della gara si è difatti tolto le scarpe, si è inginocchiato ed ha baciato il bilanciere.

Un sorta di passo d’addio nei confronti di quella pedana che gli ha dato tutto.

 Non era un predestinato. Tutta la strada che ha percorso se l’è dovuta guadagnare.

 Ora si godrà l’abbraccio di un paese intero, un paese orgoglioso della sua impresa.

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