Le Olimpiadi sono finite e la capitana della squadra italiana di nuoto sincronizzato, Manila Flamini, si dichiara orgogliosa delle sue compagne. In pochi sanno quanto hanno dovuto lavorare e faticare queste giovani atlete per arrivare a tali risultati. All’inizio questa avventura sembrava addirittura quasi impossibile. Bisognava superare il muro dei novanta punti per l’esibizione, bisognava in qualche modo avvicinarsi alla Spagna, all’Ucraina. Ma le nostre guerriere ci hanno creduto fino alla fine e ce l’hanno fatta. Già il semplice fatto di esserci state, di essere state ammesse alle Olimpiadi e di aver mostrato tutto il loro valore ha rappresentato la rivincita per questi ultimi dodici anni di assenza. Dagli ultimi giochi a cui la nazionale presa parte nel 2004, le cose sono notevolmente cambiate. Le nostre atlete hanno avuto la capacità di vedere al di là, hanno saputo sognare in grande ed hanno raggiunto un risultato a dir poco sorprendente.

“Non cambierei nulla di questi anni”, così scrive Manila sui social network. Anni in cui le atlete si sono unite e hanno saputo trovare la giusta carica. Ottenendo il quinto posto nella gara a squadre, le sincronette hanno anche ottenuto il miglior risultato olimpico di sempre. La loro egregia interpretazione si poggiava sulle note e sulle sfumature di “The season on Earth” di Michele Braga, con le coreografie di Anastasia Ermakova, campionessa olimpica e mondiale. Rimane invece intoccabile la nazionale russa che con i suoi 99,1333 sfiora la perfezione nell’esercizio a squadre. Ma adesso i giochi sono conclusi. Adesso bisogna ricominciare a puntare ancora più in alto, sognando di essere sul podio accanto alla tanto irraggiungibile Russia.

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