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“Ridateci i nostri Club!”: Il Giorno del Giudizio e la protesta del Fans United contro i proprietari senza scrupoli

Stefano Pagnozzi

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Un ‘Giorno del giudizio’ più particolare rispetto a quelli degli anni passati quello andato in scena lo scorso 6 Maggio, la marcia di protesta denominata ‘Judgement Day’ è diventata ormai un appuntamento fisso da tre anni per i tifosi del Blackpool FC per contestare la proprietà del club, e in questa edizione si è trasformata in un evento trasversale con la partecipazione della Football Supporters Federation(FSF) sotto il motto ‘Fans United’ coinvolgendo numerose tifoserie di tutte le categorie del calcio inglese. Una giornata per ribadire l’orgoglio di molte comunità di tifosi ignorate e offese da avventurieri con pochi scrupoli che infestano molte realtà del calcio di categoria.

In 6.000 secondo quanto riferito dalla polizia locale, con tanto di banda di Mods sugli scooter ad aprire la strada, per il corteo organizzato dal Blackpool Supporters’ Trust e dal gruppo Tangerine Knights che ha marciato dalla Pleasure Beach al fino al Bloomfield Road, rimasto vuoto, dove il club di casa incontrava il Leyton Orient, per il match di chiusura della League Two dal risultato ininfluente.

Hanno sfilato con cori, striscioni e fumogeni, per manifestare al fianco della foltissima presenza di tifosi del Blackpool, oltre agli ospiti del Leyton, gruppi in rappresentanza delle tifoserie del Coventry, Brighton, Blackburn e Charlton Athletics, uniti nella richiesta di liberare i rispettivi club e nell’appello alle istituzioni sportive ad intervenire per arginare il proliferare di questo genere di situazioni. Forte la richiesta di ascolto della voce dei supporters e di un intervento delle leghe attraverso controlli più efficienti e misure sanzionatorie più decise verso fenomeni di cattiva gestione conclamata.

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La grande marcia parte qualche ora prima della partita, nel comizio di apertura il consigliere della FSF, Kevin Miles, porta il messaggio il messaggio e la solidarietà della famiglia dei tifosi del calcio inglese: “Oggi è stata una brillante dimostrazione di resistenza dei tifosi di Blackpool, che continuano la lotta nonostante tutto ciò che è stato lanciato contro di loro, contro i parassiti che stanno abusando della proprietà del loro club, ma anche una grande dimostrazione della solidarietà dei tifosi di altre società. Siete un esempio per gli appassionati di calcio di tutte le categorie di questo paese. Siamo solidali con voi, come lo siamo con tutti gli altri club che hanno affrontato e affrontano simili battaglie. I tifosi del Blackburn, del Coventry, del Leyton Orient. Quando hai quattro, cinque, sei o più club che affrontano lo stesso tipo di crisi, in guerra contro la propria base dei fan, non possono essere ignorati, è una vera disgrazia! Ciò che rimane sempre per un club sono i tifosi. I proprietari vengono, ma i proprietari possono e devono anche andare! Dovrebbero considerare questo sottile suggerimento dato oggi qui da molti e uscire dal nostro gioco.

Ridateci i nostri club! Messaggio chiaro e scandito lungo tutto il percorso verso lo stadio, amplificato dalle migliaia di interazioni sui social network sotto l’hashtag #FansUnited. Il match viene ignorato, come del resto molti altri nel corso della stagione, proseguendo nella campagna per disertare lo stadio ‘Not a Penny More’ che ha significativamente ridotto le presenze, nonostante il campionato positivo della squadra. Per la cronaca finirà 3 a 1 per i padroni di casa, il Blackpool FC proseguirà verso i playoff, gli ospiti già condannati alla retrocessione, la prima volta in oltre cento anni storia fuori dalla Football League grazie al disastro sportivo e societario conseguito dal contestatissimo Francesco Becchetti. Se non bastasse per i tifosi degli O’s ora c’è lo spettro della liquidazione, il 12 giugno ci sarà la pronuncia della HM Revenue & Customs sulla contestazione di tasse non pagate che potrebbe portare nuovi, e più gravi problemi, che ha spinto il Leyton Orient Fans’ Trust ad allestire un fondo di salvataggio che ha superato le 155.000 sterline raccolte. Si preannuncia un’estate calda.

Steve Rowland, presidente del Blackpool Supporters’ Trust l’associazione che da tempo guida in prima linea la contestazione contro la famiglia Oyston, accusata di aver distrutto il legame tra comunità e società sportiva, commentava così il successo della giornata: “Ci sono migliaia di tifosi che non sentono più il legame con quella che vediamo ormai come un’organizzazione moralmente corrotta. È un boicottaggio etico, vogliamo mantenere la pressione. Con noi oggi ci sono il triplo delle persone che sono dentro a seguire il match. Per la maggior parte è una protesta pacifica e appassionata”.

Non solo tifoserie di ”categoria”, al corteo hanno preso parte rappresentanti anche di gruppi organizzati di club molto blasonati, spinti dalla solidarietà per aver attraversato situazioni simili e dalla consapevolezza di poter incidere se si procede uniti, come evidenziato dalle conquiste di questi ultimi anni. Presenti anche i gruppi di Aston Villa, Liverpool, Newcastle, Preston e Portsmouth che si sono aggregati alla giornata che è proseguita verso il The Mechanics, casa della formazione di dilettanti locali dell’AFC Blackpool, per seguire il match amatoriale ‘alternativo’ tra una selezione di tifosi locali, Blackpool XI, contro la formazione ‘Clubs-in-Crisis XI’ composta dai supporters degli altri club accorsi per la manifestazione.

Significative le parole di Ian Bryne, consigliere dello Spirit of Shankly – Liverpool Supporters Union presente alla manifestazione, sull’importanza dell’unione e della collaborazione solidale in questa fase storica del calcio, non solo quello inglese: “L’attivismo collettivo dei tifosi funziona. Lavorare insieme come gruppi, non come voci singole, ma come un corpo unico, riesce a spostare le decisioni dei club e sposta quelle autorità del calcio. Questo è il futuro“.

L’unione e la solidarietà trasversale tra le tifoserie di tutte le categorie del calcio inglese rappresenta forse uno degli elementi più interessanti emersi nell’ultimo decennio nel panorama del tifo organizzato dei campionati d’Oltremanica come risposta all’apertura al calcio globale e all’eccessiva commercializzazione. Impegno e cooperazione che hanno consentito di raggiungere risultati rilevanti sia per il miglioramento del rapporto tifosi- club, se ne parlava qui, sia nell’elaborazione in sede istituzionale delle linee guida per favorire dei meccanismi di tutela e salvaguardia delle società, professionistiche e non, con la collaborazione nel gruppo di lavoro governativo ‘The Supporter Ownership and Engagement Expert Group’

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Il 3° Giorno del Giudizio non è passato inosservato e sembra aver smosso qualcosa nella English Football League, nei giorni successivi la stampa locale riportava le parole l’amministratore delegato della EFL, Shaun Harvey, in cui apriva alla volontà di intervenire: “Sono certo che nei prossimi mesi sarà necessario esaminare la relazione tra l’EFL e i proprietari delle società per vedere se ci sono margini d’intervento per proteggere la reputazione dei nostri club e della lega stessa“.

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Koulibaly, una rincorsa lunga una telefonata

Ettore zanca

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C’è chi dice che il treno delle occasioni passa una volta sola. E se non siamo bravi a prenderlo, la nostra vita non avrà la direzione che speravamo. Ogni scelta è un viale alberato o una discarica a seconda della scelta precedente. E invece c’è chi dice che a dispetto di futuro e coniugazioni varie, il nostro destino è segnato e va contro il nostro sbattergli la porta in faccia.

Oddio, il signore qui sotto il destino lo ha proprio sfidato, rischiando che fosse pure permaloso. Più che la porta in faccia, gli ha sbattuto il telefono in faccia.
Quel viso in foto, da ieri lo avete tutti familiare. Kalidou Koulibaly, senegalese, difensore del Napoli di Sarri. Angelo d’ebano sceso dal cielo ad incornare la palla che ha riaperto una stagione. All’ultimo respiro ha trafitto la Juve in casa sua, riaprendo i giochi per lo scudetto e creando paradisi artificiali di prostrazione e gioia orgasmica a seconda della prospettiva.

Ma fermiamo un attimo tutto. Come ci è arrivato Kalidou su quella palla? Su calcio d’angolo, direte voi. No, non dicevo quello, perchè per arrivare lì, il ragazzo è partito da lontano e ha rischiato di non arrivare. La sua rincorsa parte dal 2014. Si trova a casa e riceve una telefonata. Dall’altro lato una voce dice: “pronto, sono Rafa Benitez, allenatore del Napoli, vorrei sapere se sei interessato a venire a giocare da noi”, la risposta è di quelle che lascerebbero interdetto anche un maestro zen: “piantala con questi scherzi, dai vieni a casa che ti aspetto, smettila, non ci casca nessuno”, e Kalidou, sorridendo, mette giù. La voce richiama, riproponendo lo stesso refrain, dice di essere davvero Benitez e di allenare il Napoli, ma niente, nuovamente “smettila dai, non è bello questo scherzo”, e giù la cornetta.

Kalidou era convinto che a chiamarlo fosse un suo amico che gli faceva continuamente scherzi telefonici, aveva chiuso e si era rimesso seduto a guardare la tv. Dopo cinque minuti riceve un messaggio del suo agente: “sta per chiamarti Benitez, deve parlarti, rispondi al telefono”. A quel punto la disperazione, che dura poco per fortuna, perchè Benitez dimostra che “poscia più che la permalosità, potè insistere” parafrasando Dante. E ritelefona. Stavolta Kalidou si scusa quasi in ginocchio e ascolta l’allenatore del Napoli. Ecco da dove arriva tutta la rincorsa per quel gol. Capite bene che dare un colpo di testa dopo questo correre non poteva che essere una sassata. Ma Kalidou è recidivo però.

 

Qualche tempo dopo un magazziniere del Napoli lo avvicina e gli dice: “Kalidou, mi dai una tua maglia? me l’ha chiesta Maradona”, capirai, stavolta è uno scherzo davvero, Kalidou è generoso però, per cui prende la maglia ma ammonisce: “se volevi la mia maglia potevi chiederla senza tante scuse, poi addirittura che la voglia Maradona, dai…”, appunto, dai. Qualche giorno dopo Kalidou riceve un messaggio, contiene una foto. Diego Maradona con la maglia di Koulibaly, Diego gli ha scritto e lo ringrazia per il dono.

Vai a fidarti di chi dice che siamo artefici del nostro destino. Qui il destino è arrivato sfondando la porta e entrando di prepotenza. Più o meno come ha fatto Kalidou dopo una corsa, con quella sassata di testa nella porta bianconera. Veniva da lontano, nonostante tutto.

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JAKO & IoGiocoPulito: Una partnership per riscoprire i valori ed il sogno sportivo

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Un’azienda importante come JAKO ha scelto anche IoGiocoPulito.it come strumento di comunicazione e partner editoriale per riportare sul mercato italiano un rinnovato messaggio che abbia lo scopo di veicolare l’educazione e la cultura sportiva.

Lo Sport, qualsiasi esso sia, e a qualunque livello venga praticato, non è solo questione di allenamento e abnegazione. Nel futuro delle discipline un ruolo sempre più centrale per l’ottenimento delle performance desiderate viene ricoperto dai materiali utilizzati, dalle tecniche di prevenzione, dalle tecniche di educazione e dalle tecnologie e le scienze connesse.

JAKO è un brand di abbigliamento e non possiamo negare che il fattore determinante per una prestazione di alto livello è spesso rappresentato dall’equipaggiamento dell’atleta;  la seconda pelle con cui uno sportivo deve potersi sentire a proprio agio, supportato dall’utilizzo di uno strumento in grado di migliorare il proprio benessere fisico e quindi anche mentale. Jako, società leader nel mercato tedesco (il suo know how d’eccellenza l’ha portata ad essere uno dei marchi più riconosciuti e apprezzati per quel che riguarda lo Sportswear e il Teamwear in Germania) è tutto questo, ma non solo.

Pronta a sbarcare anche nel mercato italiano, ha il grande merito di non voler puntare ad una comunicazione puramente commerciale o di prodotto, ma di voler in primis favorire la diffusione di quegli stessi principi educativi e tecnici che hanno permesso al calcio teutonico di divenire il primo movimento Europeo per quanto riguarda l’innovazione, la cultura e l’educazione allo sport come strumento di crescita.

“Il nostro obiettivo  è quello di poter dare alle scuole calcio, alle realtà associative di altri sport e discipline, strumenti e contenuti con cui informarsi per formare attraverso i giovani e giovanissimi i campioni del futuro dell’Italia”. Matteo Di Medio – Resp. Redazione IoGiocoPulito.

Non è un caso se JAKO è partner tecnico in Bundesliga di squadre del calibro del Bayer Leverkusen, Hannover 96 e Darmstadt le quali hanno scelto i prodotti dell’azienda tedesca per vestire le proprie squadre.  E non è un caso neanche se, grazie alla propria politica educativa, è leader in Germania anche nel Teamwear cioè nella fornitura di abbigliamento tecnico per l’attività sportiva di squadre, scuole e associazioni.

“Per noi di IoGiocoPulito questa è una grande opportunità per potenziare il lavoro che da anni portiamo avanti con dedizione e perseveranza. Con l’obiettivo di essere sempre trasparenti e puntuali sugli argomenti trattati. JAKO ci da oggi l’occasione di riportare ai nostri lettori qualcosa che nel giornalismo sportivo e nella comunicazione sportiva sembra essere perso in un limbo: il sogno di essere campioni, anche se per pochi minuti, compiendo un gesto atletico, un’impresa personale o collettiva. E noi non tradiremo né la loro, né la Vostra fiducia, quella di più di un milione di lettori.”

Giorgio Mottironi – Resp. Marketing & Sales IoGiocoPulito.

JAKO dunque supporterà l’attività giornalistica di IoGiocoPulito al fine di produrre contenuti che possano rappresentare un valore unico per i nostri lettori e che siano in linea con la nostra mission e con la loro. Avremo l’opportunità di lanciare nuove rubriche, portare i nostri giornalisti a contatto con tutte le realtà eccellenti del nostro panorama calcistico ed internazionale (personaggi e squadre), parlare di tecnica, educazione, dunque per dare maggiore consapevolezza ad appassionati, praticanti ed aspiranti professionisti di quale deve essere un cammino di formazione e crescita nel mondo dello SPORT.

 

JAKO è un’azienda altamente tecnologia, e la sua innovazione si riscontra non solo nel prodotto finale ma anche nella gestione dell’azienda e dei processi, oltre che delle proprie risorse. I vantaggi competitivi che ha raggiunto grazie all’uso di robotizzazione di ultima generazione li investe completamente nella sua mission sociale e nel miglioramento del servizio e nel  trattamento di dipendenti e fornitori.

Oltre alla qualità indiscutibile del prodotto, il servizio al top, la profondità dell’assortimento, la disponibilità dei prodotti 365/24, consegna dei prodotti velocissima, e una professionalità di alto livello sono i segni distintivi e il focus del marchio. 300 articoli e 30.00 varianti colore sono una gamma di prodotti in grado di poter soddisfare le esigenze di uomini, donne e bambini che praticano calcio, running, basket, volley, palestra, tennis, oltre a molti prodotti per il tempo libero.

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Giornata Mondiale del Libro: 10+1 opere sul calcio che devi leggere

Canorro

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A partire dal 1996 il 23 aprile si celebra la Giornata Mondiale del Libro, un’occasione per incentivare la lettura e la riscoperta della carta stampata per le nuove generazioni, specie in un periodo come questo in cui il digitale è entrato prepotentemente nelle nostre vita, mettendo da parte l’esperienza di lettura che solo un libro può regalarci.

Ecco Dieci libri dieci (il numero per eccellenza di ogni fantasista che si rispetti) che negli anni sono diventati indispensabili per coloro che vogliono avere una libreria dedicata al calcio.

Partiamo con un evergreen, la biografia di Zlatan Ibrahimovic edita da Rizzoli (396 pagine, 5.90 euro), scritta dal campione svedese con il giornalista David Lagercrantz. “Io, Ibra”, questo il titolo del volume, contiene centinaia di aneddoti legati a luoghi e personaggi da scoprire. Partendo dall’infanzia, Ibrahimovic racconta i suoi numeri fuori e dentro il campo, gioie e follie di una vita sopra le righe. Interessanti, poi, due biografie dedicate ai fuoriclasse simbolo del Barcellona e del Real Madrid: “Pulce, la vita di Lionel Messi” (736 pagine, 17.90 euro) e “CR7” (406 pagine, 19.99 euro), edite da Piemme e scritte entrambe da Guillem Balague, giornalista spagnolo che collabora con varie tv e quotidiani sportivi. Nei libri si esalta il talento dei fuoriclasse, ma anche il loro cuore e una “testa” fuori dal comune.

Per gli appassionati di Premier League, particolarmente sfiziosa è la storia di sir Alex Ferguson narrata nel volume “La mia vita” (Bompiani, 464 pagine, 15 euro); il più grande mister nella storia del calcio inglese – ha allenato giocatori di livello assoluto come Roy Keane, Ryan Giggs, Eric Cantona, Cristiano Ronaldo e David Beckham, solo per citarne alcuni – si racconta per la prima volta. Ed è lo stesso Ferguson a curare la prefazione di “Pep Guardiola, un altro modo di vincere” (Libreria della Sport, 352 pagine, 17.90 euro), la biografia dedicata ad uno degli allenatori più carismatici e vincenti del mondo. Un racconto, anche qui scritto da Balague, che va in profondità nel tratteggiare l’attuale mister del Manchester City. Lo stesso principio di approfondimento (non banale) ha ispirato Carlo Ancelotti che, insieme al giornalista Alessandro Alciato, ha scritto l’autobiografia “Preferisco la coppa” (Rizzoli, 266 pagine, 5.90 euro).

Attenendosi semplicemente ai risultati, Carletto da Reggiolo ha vinto praticamente tutto. Eppure, la sua carriera non è stata sempre in discesa… E ancora, due volumi interessanti su due ex grandi protagonisti della Juventus: “Andrea Pirlo: penso quindi gioco” (Mondadori, 140 pagine, 10 euro) e “Metodo Conte” (Vallardi, 192 pagine, 9.90 euro), entrambi scritti dall’ottimo Alciato.

Se vuoi provarci fallo fino in fondo” (Rizzoli, 272 pagine, 17 euro) è invece il titolo del libro dedicato dal giornalista Malcom Pagani a mister Claudio Ranieri e al suo Leicester. Dai campetti di Testaccio all’incredibile impresa della vittoria nella Premier League, il racconto di un uomo che ha avverato il sogno di Davide contro Golia. Una lunga, intesa storia, come quella scritta a quattro mani da Marco Tardelli e da sua figlia Sara: “Tutto o niente” (Mondadori, 18 euro, 168 pagine). A distanza di oltre trent’anni dall’urlo di Madrid, Tardelli racconta di una passione totalizzante come il primo amore, che nessuna difficoltà è mai riuscita a fermare: il calcio.

Bonus track: l’ultimo consiglio che vogliamo dare riguarda “Johan Cruyff – La mia Rivoluzione”, l’autobiografia del fenomeno olandese che ci spiega la sua visione del calcio, ma soprattutto della vita.

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