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Red Canzian: dopo Sanremo tour in Sicilia

Angela Failla

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Red Canzian ricomincia dai teatri con il tour “Testimone del tempo”. Lo storico bassista dei Pooh ha scelto il palco del 68° Festival di Sanremo per inaugurare il percorso artistico da solista, con il brano in gara “Ognuno ha il suo racconto” (video https://www.vevo.com/watch/red-canzian/ognuno-ha-il-suo-racconto-(sanremo-2018)/IT7ZU1800001), che anticipa il nuovo album “Testimone del tempo” in uscita il 16 febbraio: 13 brani che riassumono il viaggio della sua carriera, con chiari riferimenti ai suoi inizi all’insegna del rock, e vanta testi firmati da Renato Zero, Ivano Fossati, Enrico Ruggeri, Ermal Meta, Fabio Ilacqua, Vincenzo Incenzo, Gabriele Cannarozzo e Miki Porru. Stasera sul palco di Sanremo, l’atteso duetto con il collega e amico Marco Masini.

Dal vivo in tour nei teatri per due date in Sicilia all’interno della programmazione di PUNTOEACAPO LIVE con la direzione artistica di Nuccio La Ferlita.

MARTEDI 22 MAGGIO AL TEATRO METROPOLITAN DI CATANIA (ore 21) e MERCOLEDI 23 MAGGIO AL TEATRO GOLDEN DI PALERMO (ore 21).

Il tour “Testimone del tempo” è uno spettacolo che racconterà il percorso musicale e la carriera di Red, dai suoi inizi fino ai giorni nostri, arricchito dalle immagini di personaggi e avvenimenti che hanno segnato la storia.  Insieme a lui sul palco ci saranno: Chiara Canzian (vocalist, armonica e percussioni), Phil Mer (batteria, percussioni, piano e direzione musicale), Daniel Bestonzo (pianoforte, tastiere, fisarmonica), Alberto Milani (chitarre elettriche) e Ivan Geronazzo (chitarra elettrica, chitarra acustica e mandola).

«Sarò, in musica, parole e immagini, il testimone del tempo che ho vissuto – presenta così Red Canzian il tour – e in oltre due ore di concerto, attraverserò tutta la musica che ha accompagnato la mia vita, e non solo la mia. Un viaggio che inizia negli anni ’50 con il rock ‘n roll, per passare poi al beat, al prog, alla grande canzone d’autore, ai Pooh, alle mie canzoni».

NOTE SULL’ARTISTA

Red Canzian inizia la sua carriera musicale con la band rock prog Capsicum Red, in cui milita per tre anni, fino a quando, nel 1973, non si unisce ai Pooh come bassista. Insieme a loro percorre e segna 50 anni di storia della musica italiana, vincendo inoltre nel 1990 il Festival di Sanremo con il brano “Uomini Soli”. Con i Pooh, firma alcuni dei più grandi successi che hanno segnato intere generazioni e nel 2016 è tra i protagonisti della reunion per celebrare i 50 anni di storia della band. Nel 2018 torna con un grande e importante progetto solista che lo vede riabbracciare le sue origini rock!

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Man Red

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La magia di Bim Bum Bam rivive a Etna Comics con Uan, Manuela e il Gruppo80

Angela Failla

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Un tuffo nel passato e tanta malinconia. Sono queste le sensazioni che si provano avendo davanti gli idoli di intere generazioni degli anni ’80. Perché Bim Bum Bam, pietra militare di Paolo Bonolis, è un’autentica istituzione. Un programma a cui si guarda con nostalgia e che, forse, potrebbe presto ritornare. L’irriverente Uan, la dolce Manuela Blanchard e il mitico Gruppo80, per la prima volta assoluta in Sicilia, i protagonisti di quei nostalgici pomeriggi degli anni ‘80, sono stati i protagonisti della seconda giornata di Etna Comics, riscuotendo un successo che dimostra l’affetto e la voglia di un loro ritorno in Tv. Enrico Valenti, Pietro Ubaldi, Donatella Sturla e Manuela Blanchard si sono lasciati andare a ricordi e aneddoti divertenti. Caratteri diversi ma con un punto comune: riportare in Tv una televisione per i ragazzi che sia  educativa, moderna e tradizionale al contempo.

Pietro Ubaldi, le manca Bim Bum Bam?

«Molto. Sono approdato a Bim Bum Bam per doppiare Uan dopo la morte del caro collega Giancarlo Muratori, e raccogliere la sua eredità è stato un compito da far tremare i polsi ma che non potevo rifiutare. Non vorrei fare il nostalgico, però ci divertivamo davvero tanto prima. In Tv lavoravo direttamente e indirettamente a differenza di ora che ci lavoro solo indirettamente, nel senso che continuo a fare l’attore in generale. Per quello che posso vedere, manca una Tv per i ragazzi. E c’è tanta gente che vorrebbe un nostro ritorno.»

Enrico Valenti, che ne pensa della TV di oggi?

«Penso che in questo sistema liquido e poco interessante, ci sia la mancanza di un piano industriale che comprenda un piano editoriale che faccia riferimento al nostro settore, ovvero quello dei ragazzi. Senza essere stucchevolmente retorico, posso fermamente dire che nel mondo dei media di oggi manca un piano di tipo educativo, ma al tempo stesso moderno. Personaggi come Uan o Four nascevano perché mossi da persone con una certa sensibilità ed esperienza. E questo progetto di tipo editoriale non può però esistere senza un piano industriale. E visto che c’è la domanda noi diamo l’offerta. Però deve esserci la volontà di produrre qualcosa di intelligente».

Donatella Sturla cosa guarda in TV?

«Guardo poca televisione. Seguo più che altro i notiziari e ma amo follemente Un posto al sole. E’ un programma che consiglio a tutti perché è un po’ come la storia raccontata prima di andare a dormire.»

Uan, come sarebbe la sua vita oggi?

«Mi divertirei tantissimo nel mondo di oggi. Voglio continuare ad esistere: perché mi chiudete in un armadio? Ho tutta l’intenzione di ritornare, magari insieme alla mia famiglia. Non ho solo una fidanzata, sapete?»

Quale sarebbe la tua peculiarità, Uan?

«Sono un personaggio che rimane fedele a se stesso anche nel mondo di oggi. Sono tradizionale, ma non conservativo, mi adatto e adeguo. Però se mi dai in mano un telefonino combino un disastro!.»

Manuela, come è arrivata a condurre Bim Bum Bam?

«Quando ho iniziato a fare televisione ero una ragazzina. Ho iniziato come modella, poi, data la mia statura, mi sono proposta per la Tv. Dopo diversi programmi sono approdata a Bim Bum Bam che è stata una trasmissione di grande successo condotta da un trio molto affiatato: Paolo Bonolis, Uan, (uno e trino perché mosso da due persone più una terza che dava la voce e infine io). Ho sostituito Licia Colò e devo dire che i tre anni del nostro trio sono stati superfortunati perché eravamo non solo molto affiatati ma ci volevamo davvero bene. Per cui le cose funzionavano benissimo. Con il mio arrivo è nato qualcosa di nuovo. C’è stato un forte cambiamento rispetto all’edizione condotta dalla Colò. Diciamo che considerando il mio caratterino Paolo ha avuto il suo bel da fare.  Il fatto di riuscire a improvvisare, a capirsi, a cogliere al volo le battute è un qualcosa che è nata proprio con quel trio lì. Con Paolo ho tutt’ora un buon rapporto anche se non ci vediamo in quanto lui vive a Roma e io a Milano.»

E’ vera la scena in cui Bonolis le spacca un quadro in testa?

«Quella è ormai una scenetta famosa. In realtà l’idea era di rompermi un quadro in testa. Ovviamente c’erano due riprese. La prima con il quadro intero che la seconda in cui il quadro veniva tagliato e poggiato sulla mia testa. Peccato che Paolo non volesse il taglio, tant’è che ha provato veramente a rompermi il quadro sulla testa dimenticando che la tela a olio è molto dura… sono rimasta con il collo bloccato per un po’.»

Manuela, cos’è cambiato nella sua vita dopo Bim Bum Bam?

«Bim Bum Bam è stato un programma bellissimo che ha avuto un successo strepitoso. A programma finito  ho ricevuto altre offerte che ho declinato perché non mi interessavano. Volevo continuare a lavorare per i bambini, per cui chiusa la fascia ragazzi ho deciso di cambiare vita. Ho ripreso a studiare, a viaggiare. Adesso, però, sta arrivando una grande domanda dei personaggi dell’epoca, per cui ci stiamo sbizzarrendo con le idee.»

E’ possibile quindi un vostro ritorno in TV?

«Mi piacerebbe ritornare per i bambini di oggi. Davvero tanto.»

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Arriva il ciclone Davidekyo che con il tormentone “Tutti dentro” ci farà ballare tutta l’estate

Angela Failla

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Ci sono delle sbarre immaginarie che riescono ad imprigionare le persone come fossero gabbie fisiche che poi diventano mentali, e a generarle è l’uso distorto dei social. È questo il messaggio lanciato con ironia e quel tocco di cinismo che non guasta, dal player catanese Davidekyo nel suo ultimo videoclip musicale “Tutti dentro”, firmato insieme al dj producer Rock-Aro.

A distanza di quasi un anno, quando con il brano “Il ballo del cannolo” era approdato dal web alla trasmissione Mediaset “Tu si que Vales”, Davide ci riprova, prendendo di mira la società schiava dei social. «Mi interessa soprattutto mandare un messaggio costruttivo alle persone. Cerco di fare ridere comunicando qualcosa di importante. E non è importante se lo faccio cantando o attraverso le parodie. L’importante è comunicare alla gente quello che ho dentro».

 Com’è nato il brano “Tutti dentro”?

«Era da tanto che sognavo di scrivere una canzone che parlasse di social, del fatto che siamo un po’ tutti schiavi della tecnologia, io per primo, tant’è che sto sempre in rete essendo uno youtuber. Il mio obiettivo è quello di fare ridere le persone. E’ vero, critico la società ma lo faccio con ironia. Penso che la collettività si stia facendo un po’ troppo prendere la mano dai social. Per questo è nata la canzone “Tutti dentro” in collaborazione con il producer Rock-Aro Djsono di dj Roccaro. Nel videoclip, che ha raggiunto oltre 800.000 views in appena tre settimane, appaiono anche Angela Favolosa Cubista e il presentatore Tv Salvo La Rosa, a cui mi lega una lunga amicizia.»

Tutti dentro arriva dopo il successo de “Il ballo del cannolo” il tuo primo brano musicale pubblicato su etichetta Claw Records.

«”Il Ballo del cannolo” è stato il mio primo brano musicale. Una vera e propria hit estiva che mi ha portato a Tu si Que Vales dove ho riscosso l’esito positivo dei 4 giudici ed il si del 78% del pubblico in studio.»

Non solo musica ma anche Tv e cinema. Sei stato protagonista del lungometraggio “La banda dei supereroi” con Angela Favolosa Cubista.

«Dopo una parentesi in Tv con il format Kyo TV, ho avuto l’opportunità di cimentarmi come regista e attore nel mio primo film: “La banda dei supereroi”, prodotto dalla Real Dreams e distribuito in oltre 60 sale in tutta Italia. Una pellicola che è in realtà una commedia degli equivoci, alla quale hanno collaborato diversi youtubers e personaggi della Tv come Angela Troina, la favolosa cubista. E’ stata una bellissima esperienza che mi ha insegnato e impegnato tanto.»

E’ in progetto un  nuovo film?

«Forse l’anno prossimo. In questo momento sono focalizzato con la musica, poi si vedrà.»

Oggi vanti un circuito di oltre 2.800.000 visitatori nel tuo canale youtube con oltre 150.000.000 di views sui tuoi video. E’ un bel risultato, non trovi?

«Certo! Ho tanta gratificazione nel fare questo lavoro. A volte, per preparare i video impiego anche 12 ore. Ma quando vedo il riscontro positivo della gente che mi riconosce, mi ferma per strada e mi vuole bene non posso che provare gioia.»

Secondo te perché piaci così tanto?

«Me lo sono chiesto anch’io. In realtà piaccio e non piaccio. Quando ci si mette in gioco è così: c’è chi ti ama e chi ti odia. Chi mi ama lo fa probabilmente per la sicilianità che porto nel mio personaggio in quanto porto in scena il catanese  medio, come si dice da noi “il catanese zaurdo”. Ma non sono solo questo.»

Il commento che ti ha ferito di più?

«Ci rimango davvero male quando mi dicono che non faccio ridere perché lo considero un po’ un fallimento personale in quanto viene meno la mia missione che è quella di far ridere la gente tra un caffè e l’altro, tra un problema e l’altro. Fortunatamente mi capita veramente di rado.»

In realtà ti chiami Davide Limone. Perché hai scelto lo pseudonimo di Davidekyo?

«Tutti pensano che Kyo sia il mio cognome. Davidekyo in realtà è uno pseudomino. E’ un personaggio. E’ nato perché da adolescente ballavo la Break-dance e quando entri in quell’ambiente devi sceglierti un nome. Io ero appassionato di fumetti giapponesi e così scelsi Kyo che era una specie di eroe mitologico giapponese, una sorta di Ercole moderno.»

 

GUARDA IL VIDEO “TUTTI DENTRO”

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I Soldi Spicci strepitosi sul palco di Etna Comics. E in autunno il debutto sul grande schermo ne “La fuitina sbagliata”.

Angela Failla

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Uno strepitoso successo sul web li ha catapultati sul grande schermo, tant’è che a breve saranno protagonisti del film “La fuitina sbagliata”. «Questa è una bellissima storia d’amore, un Romeo & Giulietta al contrario». Loro sono “I Soldi Spicci”, l’esilarante duo comico da un milione di follower, formato dai palermitani Claudio Casisa e Annandrea Vitrano che insieme danno vita a una delle coppie più amate del web grazie agli sketch postati sui social. Sono stati proprio loro i protagonisti dell’area palco dell’ottava edizione del Festival Internazionale della Cultura e del Fumetto Pop che si è svolta a Catania dal 31 al 3 giugno.

Dagli inizi a teatro nel 2012 fino a Zelig, passando per Colorado. Talentuosi e con uno spiccato senso dell’humor, i Soldi Spicci, coppia anche nella vita, debutteranno sul grande schermo nella pellicola “La fuitina sbagliata”, una storia d’amore tra due giovani, interpretati proprio da Annandrea e Claudio, che si concluderà con la classica “fuitina”, ma in questo caso una fuga “sbagliata” perché, a ridosso del matrimonio, la coppia scoprirà di non amarsi più.

In autunno uscirà il vostro primo film, La fuitina sbagliata, la cui factory è creata da Alessandro Siani e Riccardo Tozzi.  Com’è nata l’idea di questa storia?

«L’idea è nata in maniera strana, da un piccolo incidente comico. Noi siamo una coppia anche nella vita e il riferimento che di solito di ha, quando si parla di amore, è sempre a Romeo e Giulietta. Allora abbiamo pensato di ispirarci proprio a loro raccontandone però una versione al contrario. Ne “La fuitina sbagliata”, infatti, noi vogliamo lasciarci ma i nostri genitori non vogliono. L’idea non è partita solo da noi ma anche dagli sceneggiatori Salvo Rinaudo e Marco Alessi, autore di Elisa di Rivombrosa e Immaturi. E’ un lavoro di gruppo ed è stata una delle esperienze più belle della nostra vita.»

Che differenze ci sono tra la vostra coppia e quella che portate in scena nel film?

«Non ci sono grandi differenze  a die il vero. La coppia che facciamo vedere ne La fuitina sbagliata è un po’ la nostra coppia, ovviamente con delle dinamiche diverse legate più alle nostre famiglie che non si rispecchiano nelle nostre. Tendenzialmente, nel film abbiamo dei caratteri un po’ più esagerati. Più dimesso e pauroso Claudio, un po’ più estroversa e verace Annandrea.»

Dal web al cinema quanto è stato difficile questo percorso?

«Passare dal web al cinema è stato non solo un grande salto ma anche una grande fatica. Un’avventura che comporta tanti sacrifici: dalla scrittura al montaggio alla scelta delle musiche. Girare un film è davvero dura ma ti senti gratificato. E quando ti rendi conto di esserci arrivato riesci a godere anche di tutto quello che ti ruota intorno. Adesso speriamo di essere accettati anche in questo mondo».

Qual è stata la difficoltà maggiore?

«Di sicuro passare da un minuto e mezzo del web a un’ora e mezza sul grande schermo. E’ stata questa la grande sfida. Anche perché è solo grazie al web, e non smetteremo mai di ringraziare i nostri followers, se siamo approdati al cinema. Sono stati i nostri numeri a darci una certa credibilità nei confronti dei nostri produttori e a farci piacere, riconoscere e amare dalla gente.»

C’è uno sketch a cui siete più legati?

«Diciamo che i nostri sketch non sono altro che la trasposizione della nostra quotidianità. Non inseriamo mai nulla che non ci sia realmente accaduto. Però ce n’è uno a cui siamo particolarmente legati, quello di Rosy Abate perché ci ha permesso di lanciare, in maniera ironica, il messaggio che ci eravamo prefissati, ovvero quello di parlare della nostra meravigliosa Sicilia.»

Non solo web ma anche tanto teatro.

«Esattamente. In realtà proveniamo dal teatro. E’ il nostro primo amore. Abbiamo studiato teatro ed è lì che ci piace stare. Anche se la nostra popolarità deriva dal web. Ma gli applausi non potranno mai sostituire i like di Facebook.»

Perché avete deciso di chiamarvi “I Soldi Spicci”?

«Abbiamo deciso di chiamarci così una delle prime volte che abbiamo recitato assieme durante un laboratorio teatrale. Non avevamo voglia di usare i nostri nomi e cognomi perché ci sembrava una cosa molto inflazionata, e così abbiamo preferito un nome fresco, corto e originale. I soldi spicci ci suonava molto bene e dobbiamo dire che alla fine ci ha anche portato fortuna.»

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