Alla base del business del calcio internazionale ci sono milioni di appassionati, e molti di loro sono praticanti, ai livelli più disparati. Seguo abitualmente il calcio minore come cronista per il settimanale locale occupandomi di Serie D, ma in questa stagione ho deciso di girare anche per i campi intorno a casa e vedere di persona le categorie veramente basiche del nostro football.

Il primo stadio che ho visitato è quello di San Maurizio d’Opaglio, dove gioca l’ASD San Maurizio Calcio, nel campionato di Terza Categoria. Il terreno di gioco è piuttosto piccolo di dimensioni, ma la struttura della tribuna in muratura, con oltre 300 posti numerati, fa capire che la terza non è la categoria che da queste parti sono abituati a vedere. Siamo in provincia di Novara, sul Lago d’Orta, gli abitanti son poco più di 3000, e come nella vicina e due volte più grande Gozzano, siamo nella capitale italiana del rubinetto, cui al centro di una rotonda stradale è dedicato pure un monumento.

Il rapporto col calcio è solido, e anche al pallone come al rubinetto è dedicato un monumento vicino a una rotonda stradale, e si perde nel passato: la prima squadra fu fondata nel 1929, l’ Associazione Sportiva Castellania, poi ci furono varie evoluzioni, un periodo con addirittura due società, fino alla fusione nel 1991 e al cambio di nome che nel 2009 diventa Virtus Cusio per abbracciare tante piccole località in riva al lago. La Virtus cresce, si ritaglia uno spazio stabile in Promozione fino a vincere quel campionato nel 2015, grazie a una nuova proprietà che aveva portato investimenti, ma nemmeno il tempo per gli appassionati locali di pregustare l’esordio in Eccellenza, che la squadra viene spostata a Verbania, capoluogo del vicino Verbano-Cusio-Ossola: il vero obiettivo degli investitori era raggiungere un titolo sportivo da portare poi in una città più grande dove la squadra storica, il Verbania 1959, era vicina al fallimento.

San Maurizio è senza calcio, e sarà così per due stagioni, solo qualche giovanile nella nuova nata ASD San Maurizio Calcio, ma quest’anno la società è riuscita a iscrivere una formazione anche nei tornei senior, trovando un posto nel torneo del torneo di Terza Categoria della vicina provincia del VCO. La partita a cui sto per assistere, contro l’Oratorio San Vittore di Cambiasca resterà anche lei nella storia del calcio locale: siamo alla seconda di campionato e, dopo l’esordio in trasferta, è il giorno del ritorno del calcio a San Maurizio.

Arrivo una mezz’ora prima dell’inizio, l’ingresso è a offerta libera, qualche appassionato già aspetta ai tavolini del piccolo bar dell’impianto. La tribuna per il momento deserta, ma almeno una cinquantina di persone arrivano. I neroverdi locali entrano in campo e fanno la foto della formazione nella posa classica, tutti fanno finta di nulla, ma c’è emozione e si sente.

L’inizio non è dei migliori, l’Oratorio San Vittore va subito in vantaggio, ma il San Maurizio non molla, pareggia su rigore già nel primo tempo, e al quinto minuto della ripresa arriva anche il gol del vantaggio, con  azione del numero 7 Jonny Manzoni che non ti aspetteresti di vedere a questi livelli. La partita prosegue, è un match spigoloso, tipico della terza categoria, dove a volte colpire il pallone non è un fattore fondamentale. Il San Maurizio tiene e al liberatorio fischio finale porta a casa la prima vittoria del nuovo corso.

Due settimane dopo scelgo  il campo di Bolzano Novarese, qui gli abitanti sono 1.200, il campionato è quello di Seconda Categoria piemontese, e vede opposti i padroni di casa del Riviera d’Orta, altra società che nel nome vuol raggruppare i paesi in riva al lago come l’ormai defunta Virtus Cusio, alla Varzese, comune di 2.000 abitanti della Val Divedro nella provincia del VCO. La struttura è pari alla categoria, una piccola costruzione che ospita gli spogliatoi, una costruzione in tubi a far da tribunetta da un centinaio di posti.

Qui l’ingresso costa 5 euro, ma da diritto a partecipare al concorso a premi settimanale. Prendo posto in tribuna, abbastanza infastidito perché è tutta esposta al sole,  e io sono un tipo notturno. La partita inizia, è vivace, tra due squadre di alta classifica, va in vantaggio il Riviera dopo 12 minuti, ne passano solo 6 e la Varzese pareggia. Il pubblico è abbastanza scarso ma appassionato, di fianco a me una giovane mamma tiene a bada le sue figlie, attenta e riflessiva la grande sui dieci anni, scatenata la piccola sui cinque. Sono la famiglia di un calciatore o di un tecnico del Riviera, la più piccola spiega che non fa il tifo per protesta visto che la mattina ha discusso col papà, la grande auspica conversando alla nonna che quando finalmente andrà in prima elementare spera che la sorella prenda tante note in modo da essere messa al suo posto. La nonna ride.

Inizia il secondo tempo e l’addetto alla vendita dei biglietti urla al pubblico che il possessore del tagliando 80 ha vinto il premio di giornata: è proprio la signora vicina a me, che esibisce la sua ricevuta e riceve il premio, una bottiglia di vino bianco, la figlia maggiore è entusiasta, dichiara più volte che non aveva mai vinto nulla in vita sua.

Intanto in campo il Riviera torna in vantaggio su autorete, son passati dieci minuti. Ribaltamento di fronte e l’arbitro tra le proteste dei fans locali assegna un rigore alla Varzese, tira Margaroli che segna: 2-2. La partita prosegue, si incattivisce un po’, la Varzese la finisce con nove uomini, un terzo calciatore è cacciato dalla panchina dall’arbitro poco dopo essere stato sostituito, ma gli ospiti reggono comunque gli ultimi assalti del Riviera, finisce 2-2.  Mi alzo ed esco, carico di storie da raccontare.

 

Close