Finché l’arbitro non vede, i giocatori in campo possono sostanzialmente dirsi tutto, o meglio, di tutto. Non esiste un dato che quantifichi gli insulti, e non ne conosciamo la gravità finché non vediamo un giocatore andare in escandescenza. Nel campo senza microfoni, lontani dall’occhio della sanzione, può scappare qualche parola che sfugge allo scalpore. Questi termini scottanti sono spesso e volentieri associati alla discriminazione, l’ultimo labiale di Daniele De Rossi nei confronti del croato Mandzukic è uno degli esempi più recenti. Ma quanti «zingaro di m…a» saranno passati inosservati?

A ben guardare le cronache di calcio, il razzismo in campo non è all’ordine del giorno. Gli episodi più eclatanti degli ultimi anni nascono sempre dagli spalti, si ricordi il caso di Boateng nell’amichevole contro la Pro Patria, quando pose fine alla partita dopo circa un quarto d’ora di gioco per i continui ululati di una frangia di tifosi bustocchi. Anni prima, nel 2005, fu il difensore del Messina Marc-Andrè Zoro a sospendere la partita, mentre l’episodio più recente risale allo scorso turno infrasettimanale, Koulibaly in Lazio-Napoli

Nelle passate stagioni, la continua discriminazione territoriale nei confronti di Napoli provocò diverse gare a curve chiuse. Quando le forme discriminatorie si sono presentate in maniera eclatante, le conseguenze non si sono mai fatte attendere, così come le sanzioni. Allo stesso tempo, mentre in campo sono più volte fioccati cartellini rossi per comportamenti antisportivi, tuttavia l’insulto, veloce e inizialmente inosservato, può sfuggire alla pena. In Turchia, un caso Emre Belözoglu aveva fatto parlare di sé, con il giocatore che punzecchiò Zokora per tutta la durata del match tra Fenerbahce e Trabzonspor.

Il potenziamento delle telecamere a bordocampo diventa uno strumento per controllare le condotte discriminatorie meno percettibili come labiali silenziosi e offese nascoste. La notizia diffusa da Tuttomercatoweb.com annuncia l’introduzione della prova-tv anti-discriminazione dal 1° luglio 2016. C’è da chiedersi se il rischio della sanzione possa influire sulla condotta dei giocatori.

A ben vedere, la lamentela per un insulto a sfondo razzista, etnico o religioso non osservato dall’arbitro non si verifica abitualmente, sebbene non siano mancati sporadici episodi. Lo «zingaro di m…a» di De Rossi è passato impunito poiché non rilevato dall’arbitro, ed in tal senso non riguarda la competenza della procura. Con la prova televisiva anti-discrimine, viene disciplinata l’offesa a carattere etnico, razzista, religioso o riguardante il sesso, con una squalifica che può raggiungere le 10 giornate per i calciatori e 4 mesi per gli altri tesserati, come sarebbe accaduto, ad esempio, nel battage Sarri-Mancini.

Siamo allo storico passaggio della completa eliminazione delle condotte discriminatorie nel mondo del calcio? Basterà una telecamera per cancellare l’insulto o per eliminare labiali che snellirebbero il lavoro di moviola e ridurrebbero il calcio da pettegolezzo? Il banco di prova apre il 1° luglio 2016, il comportamento dei giocatori potrebbe subire una modifica importante.

FOTO: www.contrastotv.it

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