Pochi giorni fa il comune di Alcalá de Henares, città di 200 mila abitanti ad est di Madrid, ha iniziato a sostituire tutti i cartelli “Vietato giocare a pallone” con altri recanti la scritta “Gioca rispettando”. A dar risalto all’accaduto è stato un articolo uscito su Verne, inserto online di El País. Alcalá è una città famosa principalmente per aver dato i natali a Miguel de Cervantes e per essere un importante centro universitario.

Spesso piccole azioni come questa veicolano grandi messaggi. E se pur non risolvono problemi fondamentali, trasmettono valori alla comunità. Con questo gesto il comune castigliano cerca di porsi in controtendenza rispetto alla scomparsa del pallone dalle strade dei paesi cosiddetti sviluppati.

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Il valore di questa storia non sta solo nell’eliminazione di un divieto abbastanza stupido, ma va cercato soprattutto nell’ideazione dei cartelli sostitutivi. Il comune avrebbe infatti potuto limitarsi a rimuovere i cartelli di divieto, rei peraltro di rappresentare una proibizione non giustificata da alcuna ordinanza, ma si è voluto andare oltre: è l’istituzione stessa che adesso esorta ai bambini a giocare in strada nel rispetto di chi sta intorno.

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L’iniziativa, peraltro, assume ancora più valore se si conosce il modo in cui è nata. Come descrive Emilio Sanchez, autore dell’articolo citato, ogni due settimane ad Alcalá i rappresentanti di tutte le scuole con alunni fra i 9 e i 17 anni si riuniscono nelle Comisiones de Participación Infantil, organo che ha il compito di trasmettere proposte alla giunta comunale. Il governo della città, rappresentato dalla coalizione di sinistra PSOE-Somos Alcalà-Izquiera Unida, ha accettato di far sua la proposta di bambini e ragazzi portandola in assemblea comunale, che l’ha approvata. Da adesso, quando un gruppo di residenti richiederà l’apposizione di un cartello per via del troppo rumore in strada, il comune interverrà installando le nuove targhe.

Quello del comune di Alcalá è, come detto, un piccolo gesto. Non sarà di certo la soluzione definitiva all’abbandono dello spazio pubblico in favore di quello privato, al dilagare della sedentarietà e degli sport visti e giocati solo alla televisione, ma indica comunque una direzione. Troppi bambini crescono in una bolla fatta di schermi al plasma e joystick, a volte barricati in casa anche a causa delle paure che una società percepita come insicura trasmette ai genitori.

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Viviamo in un mondo sempre più individualizzato in cui la strada e la piazza vengono ridotte a luogo di passaggio e di consumo, non più di socializzazione e crescita. Il semplice cambio dei cartelli, il capovolgimento di una frase da negativa a positiva, sta a significare: genitori, lasciate che i vostri figli tornino a casa sporchi di fango e coi calzoni strappati, ma al contempo più liberi e indipendenti. Lasciate che scoprano il mondo esterno poco a poco, magari ogni tanto rischiando di finire nei guai, ma imparando sulla propria pelle come funziona lì fuori.

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