La definizione di Sport della Commissione Europea definisce che “qualsiasi forma di attività fisica che, mediante una partecipazione organizzata o meno, abbia come obiettivo il miglioramento delle condizioni fisiche e psichiche, lo sviluppo delle relazioni sociali o il conseguimento di risultati nel corso di competizioni a tutti i livelli”…è Sport.

E allora perché qualche giorno fa il Presidente dello CSEN, il più grande Ente di Promozione Sportiva italiano, ha dichiarato che si cerca di “istituzionalizzare”, di rendere stabile, il convincimento che esista una “superiorità” oserei dire “genetica”, concettuale, culturale delle Federazioni e delle Discipline Associate nei confronti degli Enti di Promozione Sportiva, quasi quest’ultimi rappresentassero il movimento sportivo di serie B “ quando alla luce della definizione di Sport della Commissione Europea citata precedentemente e in pratica la base associativa di chi fa Sport è largamente e solidamente appannaggio degli Enti di Promozione.

Il Coni, organo supremo dello Sport in Italia, centro di tutte le dinamiche del mondo dello sport italiano, decide quali sono gli sport “ufficiali” e questa scelta ha come conseguenza pratica quella di poter fruire delle agevolazioni fiscali tipiche dell’associazionismo sportivo e quindi va a impattare su migliaia di operatori e milioni di fruitori delle discipline sportive. E’ di pochi giorni fa la notizia che lo Yoga è stato inserito, seppur tardivamente, nell’elenco.

“Il CONI insiste ad elaborare e a mettere in pratica norme in tema di promozione  sportiva, in regime, passatemi il termine, di assoluta autoreferenzialità, inaudita altera parte; si ha, insomma, la netta sensazione che gli Uffici preposti perseguano una politica “federo-centrica” creando una simbiosi Uffici/Commissioni (e qui il mio pensiero, è palese a tutti!, necessariamente, corre a quella fiscale) che ha scontentato tutti finendo per mettere in crisi l’intero sistema sportivo nazionale” dichiara ancora il Presidente Proietti.

Siamo sicuri che la difesa dello sport italiano debba passare da un elenco di sport riconosciuti? Non è un’attività sportiva in sé che ha il bollino di onestà, utilità, qualità ma come viene svolta e gestita l’attività, come non è possibile catalogare un lavoratore sportivo come dilettante o al contrario professionista a seconda dell’attività sportiva che svolge.

Purtroppo non è così. Per poter fruire delle norme agevolative l’associazione sportiva deve essere riconosciuta dal Coni e quindi far parte degli sport “ufficiali”. Tutto questo è folle. Servirebbero dei criteri il più oggettivi possibili ma cercando di non “togliere” ad alcune attività sportive per fare in modo che a beneficiarne siano solo alcune sulla base di una presunta superiorità ontologica che favorisce in modo sfacciato lo sport competitivo in confronto a quello che competitivo non è.

 

 

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