Un salto a dir poco vertiginoso. Ricordo, qualche anno fa quando frequentavamo assieme l’Università di Scienze Motorie di Verona. Sembra ieri eppure, di tempo ne è passato e vederlo ora imporsi nelle competizioni ciclistiche mondiali è a dir poco incredibile. Matteo Trentin, ciclista che nella nuova stagione vestirà la maglia della Orica-Scott, con la tenacia tipica dei trentini (natio di Borgo Valsugana), passo dopo passo è riuscito ad entrare prepotentemente nel palcoscenico ciclistico professionistico. Successi, sconfitte, cadute, che l’hanno forgiato e anche nella prossima stagione sarà sicuramente tra i protagonisti assoluti.

In esclusiva per Io Gioco Pulito, racconta la sua ascesa nell’olimpo dei grandi.

Ciao Matteo. Nel 2011 hai esordito nel mondo del professionismo con la tua attuale squadra, la Quick Step. In poco tempo sei passato dallo svolgere gare dilettantistiche a correre e competere affianco a grandi campioni. Come hai vissuto questo anno di rodaggio?

Sicuramente per me è stato il coronamento di un sogno. Ricordo che mi ero preparato al meglio per poter ben figurare nelle prime gare con la squadra. Sicuramente mi sono trovato in un mondo diverso, internazionale e catapultato in mezza Europa in soli 3 mesi.

Dal 2012 inizi a far vedere le tue qualità, meritandoti la partecipazione alla Milano-Sanremo ed altre classiche del Nord ed a partecipare ai mondiali di Valkenburg. Nel 2013 debutti al Giro d’Italia ed al Tour de France dove vinci la tua prima gara. Nel 2014 ti imponi nella sesta tappa del tour de Suisse e vinci un’altra gara al Tour. Insomma nel giro di un paio di anni hai accumulato vittorie ed esperienza come un veterano. Oltre alle tue indubbie qualità, cosa pensi ti abbia aiutato a fare questo salto vertiginoso?

Sicuramente il lavoro e la dedizione. Ormai nel ciclismo non puoi essere competitivo se non ti presenti al 100%. Sicuramente, anche la mentalità vincente della squadra ha aiutato molto.

Negli ultimi tre anni senza dubbio è avvenuta la tua consacrazione: nel 2015 dopo aver vinto due tappe al Tour du Poitou-Charentes e una al Tour of Britain, ti imponi in una volata a tre alla Parigi-Tours. Nel 2016 ti piazzi decimo alla Milano-Sanremo e vinci la tua prima gara al Giro d’Italia a Pinerolo. Senti di aver costruito e realizzato, in poco tempo, qualcosa di grande?

Penso di aver raccolto ciò che ho seminato. Sicuramente non è facile ma i risultati arrivano sempre se ti impegni e non smetti mai di provare a raggiungere i tuoi obiettivi.

Quest’anno hai vissuto una stagione da protagonista: tredicesimo al Giro delle Fiandre, alla Vuelta di Spagna hai vinto quattro gare lasciando il segno, dimostrando il tuo ottimo stato di forma che ha convinto Cassani a portarti al mondiale. Sei consapevole di aver svolgo una grande stagione?

Più che una grande stagione ho fatto sicuramente un gran finale di stagione. Mi è mancato il risultato nella prima parte ma mi sono rifatto alla grande nella seconda.



Nella gara iridata di Bergen hai confermato il tuo stato di grazia terminando quarto, dietro a mostri sacri come Sagan, Kristoff e Matthews. Qui credi sia avvenuta la tua consacrazione come corridore di grande spessore?

Di Bergen sinceramente mi resta sempre l’amarezza di non aver raccolto il massimo. Voglio che sia un punto di partenza per le prossime stagioni.

La stagione sta volgendo al termine e per il 2018 hai deciso di abbracciare la causa dell’Orica-Scott. Cosa ti ha spinto a voltare pagina?

Dopo 7 anni in Quick Step volevo provare a fare un ulteriore passo avanti. I dirigenti dell’Orica-Scott mi hanno presentato un bel progetto nel quale avevo un ruolo più centrale. Non è stata una scelta facile ma ho voluto provare a cambiare per migliorami ancora.

Dopo le meritate vacanze comincerai a pensare al nuovo anno. Cosa ti aspetti dal 2018 e su cosa punterai maggiormente?

Sicuramente voglio migliorare alle classiche puntando a essere consistente nei piazzamenti e magari puntare a un podio in una grande corsa.

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