Un pugile professionista che perde una incontro raramente ha la sicurezza di un contratto garantito sul quale ripiegare. Non c’è, come nel calcio o nel basket, un’altra partita domani o la prossima settimana. Se si perde un incontro importante si rischia di buttare a vento una carriera intera, di perdere la classica occasione della vita. Nella boxe, si ottiene un premio per un incontro solo, non c’è un ingaggio duraturo oppure un contratto di più anni. Ci si procura un match, ci si accorda sui soldi e poi se si vince e si riesce a fare carriera si ha la possibilità di avere altri match e altri riconoscimenti.  Senza dimenticare naturalmente i rischi che la Nobile Arte presenta. E’ l’unico sport in cui il vincitore va spesso in ospedale e lo sconfitto può finire anche peggio. Una volta fatta questa premessa risulta logico e legittimo che il pugilato professionistico, sulla scia dei maggiori eventi sportivi mondiali come il Super Bowl, le World Series, l’NBA e dall’anno prossimo anche il calcio,  adotti la moviola in tempo reale. La cosi detta “Moviola in campo” che in questo caso sarebbe a bordo ring. Uno strumento di tutela per gli atleti e per tutto quello che ruota intorno ad un incontro di pugilato: Ingaggi , sponsor, tv e spettatori. Il pugilato essendo un business oltre che un semplice sport deve fare di tutto per migliorarsi e farlo soprattutto nel miglior modo possibile. La questione è sul tavolo da anni: Già una manciata di leghe negli Stati Uniti utilizzano qualche forma limitata di moviola, ma ci sono stati un paio di casi recenti che ci confermano come sia assolutamente necessario arrivare a questa tecnologia.

GLI ERRORI- Il primo è accaduto il 9 aprile, nella match per il titolo welter tra Manny Pacquiao e Tim Bradley a Las Vegas.  In questo match al filippino è stato accreditato un atterramento dell’avversario, nonostante Bradley stesse conducendo il round. Dai replay era evidente che Pacquiao era riuscito a mandare giù il suo avversario con una spinta, ovviamente irregolare nella boxe. Un dettaglio sfuggito all’arbitro Kenny Bayless e ai tre giudici che hanno “regalato” il round a Pacquiao con un tondo 10-8. Un vantaggio importante che poi è diventato insormontabile per Bradley, dato che da un 58-56 si è passati a un 68-64. Uno scarto pesante che ha demoralizzato Bradley e ha fatto si che Pacquiao potesse vincere agevolmente il match. La domanda però è la seguente: Sarebbe potuta finire in modo diverso se ci fosse stata la moviola a bordo ring? Non si ha la controprova e sicuramente Bradley è colpevole di essersi scoraggiato dopo l’errore dell’arbitro, ma gli appassionati di boxe vorrebbero avere quantomeno il beneficio del dubbio. Ancora più netto è stato l’errore nel match, non valevole per nessun titolo, tra Brown e Kaladzjic. In questo caso addirittura il pugile bosniaco è scivolato cadendo al tappeto senza che l’avversario lo toccasse. Gli arbitri ingannati dalla dinamica hanno accreditato l’atterramento a Brown, ma fortunatamente questo errore non ha fatto la differenza sul tabellino finale consegnando la vittoria al pugile statunitense.

PROBLEMI- Naturalmente, l’utilizzo della moviola ha anche i suoi problemi economici e tecnici. In primo luogo ci si chiede chi sarà a fornire un monitor supplementare a bordo ring  e chi pagherà eventualmente un altro giudice che sia chiamato solo a visionare la moviola. Soprattutto la moviola a bordo ring sarebbe un privilegio solo per i grandi incontri e non di certo per quelli che non hanno copertura televisiva o quelli per il quale non ci sono grandi sponsor. Questo certamente creerebbe delle discrepanze importanti tra match e match. Tutti questi problemi evidenziano anche come nella boxe manchi un organo di controllo centrale che fornisca una linea guida alle quali le innumerevoli leghe presenti tutt’ora, possano uniformarsi. Dovrebbero essere allora i grandi networks televisivi che organizzano i match, a farsi carico di queste spese con il rischio però di creare ancora di più un pugilato di serie A ed un pugilato di serie B con regole addirittura diverse tra un incontro ed un altro. Alla luce di tutte queste considerazioni una cosa è certa: Nella boxe in questo momento si è arrivati ad un punto di non ritorno, perché in questo sport c’è troppo in gioco per non prendere ancora in considerazione l’idea di utilizzare le tecnologia.

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