C’era una volta Santi Cazorla. E ci sarà ancora.

8 operazioni chirurgiche, un trapianto di pelle prelevata direttamente dal braccio (dove aveva, peraltro, un vistoso tatuaggio, che ora campeggia solo in parte nei pressi del suo tendine d’Achille) ed il rischio, per fortuna ormai scongiurato, di perdere addirittura un arto inferiore.

No, non si tratta di un bollettino medico post-bellico ma di ciò che è accaduto al centrocampista dell’Arsenal Santi Cazorla.

L’ultima gara disputata dal talentuoso fantasista ex Villarreal risale addirittura ad ottobre 2016; un match di Champions League tra i londinesi e il Ludogorets finito con il tennistico punteggio di 6-0 per i Gunners.

Da qual momento in poi, l’inferno.

Già dal lontano 2013, Cazorla giocava praticamente con una caviglia sola: quella sinistra. La destra, infatti, era semplicemente a pezzi. Tutta colpa di un infortunio occorso quell’anno in un’amichevole tra la sua Spagna e il Cile.

Nonostante il dolore, il centrocampista non ha voluto fermarsi e ha proseguito l’attività agonistica anche nei mesi successivi. “Non ero in grado nemmeno di piangere. Continuando a giocare, le ferite si aprivano praticamente sempre. Agendo così, non si cicatrizzavano e, anzi, si infettavano pure. Era un incubo. Tuttavia, lì ho capito chi contasse veramente nella mia vita. Ho ricevuto tanti messaggi: Iniesta, David Silva e Villa, ad esempio, mi scrivevano ogni giorno”.

Nel 2015, poi, l’operazione per la rottura del legamento esterno del ginocchio destro; quello che sarebbe poi divenuto soltanto il primo di 8 interventi nel giro di due anni. 

Lo scorso maggio, l’operazione più grave e rischiosa.

Cazorla finisce ancora sotto i ferri, con un’infezione che ha comportato il rischio di amputazione del piede: “L’infezione mi aveva praticamente mangiato 8 centimetri del tendine d’Achille”.


 

Ora, però, il peggio sembra passato.

Il ragazzo sta provando il recupero completo a Salamanca e, con l’avvento del nuovo anno, potrebbe tornare ad allenarsi normalmente con i compagni di club.

“In Inghilterra, dopo un’operazione, il medico mi disse che se fossi riuscito a tornare a camminare in giardino con mio figlio avrei già potuto ritenermi soddisfatto”.

La vita, per fortuna, adesso sembra poter riuscire a restituire a Santi Cazorla ben più di quanto prospettato.

Buena suerte, Santi.

 

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