Una scelta incomprensibile. All’indomani dello 0-1 casalingo contro il Pontedera nel primo turno della Coppa Italia di Serie C, il Pisa ha esonerato l’allenatore Carmine Gautieri. Decisione nell’aria dopo il novantesimo, quando alla stampa il consigliere dell’area sportiva Giovanni Corrado, figlio del presidente Giuseppe, aveva detto: “Sull’allenatore valuteremo il da farsi”. Alla fine è stata decisa la sua sostituzione.

Un provvedimento nel diritto di una proprietà, che investe di tasca propria in una squadra di calcio, ma un provvedimento che chi scrive ha il diritto di criticare se non lo condivide. E se nota che è in controtendenza col principio, da sempre in voga nel mondo del calcio, che un allenatore vada giudicato per i risultati. Alla 9^ giornata, il Pisa, partito con ambizioni di promozione, è al 5. posto del girone A di Serie C, a cinque punti dal Siena capolista, grazie a 4 vittorie, altrettanti pareggi e 1 sola sconfitta (1^giornata, a mercato aperto e rosa da completare). Ma c’è di più. I nerazzurri sono tra i più imperforabili di tutta Italia con appena 3 gol al passivo. Per cui, se è vero anche il concetto che le squadre forti si costruiscono dalla difesa, anche questo dato non depone a favore del licenziamento del mister campano.

E allora: perché Gautieri? Il movente sembra individuabile in un’altra dichiarazione di Corrado: “Oggi è mancata la cattiveria così com’era mancata domenica”. Una critica, la latitanza di tempra caratteriale, sollevata anche da una parte di tifosi addirittura all’inizio della stagione, dopo la sconfitta di Olbia e il seguente 0-0 col Siena, a fronte anche della lucidità d’analisi dell’ex tornante di Bari e Roma, che non aveva drammatizzato quei risultati, derubricandoli a normali tappe di percorso nel processo di formazione e di crescita di un gruppo che vuol diventare una grande squadra. Razionalità, positività, low-profile. Tre qualità che però, senza volerlo, gli hanno giocato “contro” nei confronti di questa parte d’opinione pubblica, che ha sempre prediletto i vari “Masanielli” della panchina transitati in riva all’Arno nel passato. Istrionici accentratori d’attenzione che in campo traducevano i loro atteggiamenti in un calcio pane e agonismo lontano dalla visione di football corale e propositivo che l’ex tornante di Bari e Roma, promosso in Serie B col Lanciano nel 2012, aveva in mente di realizzare all’ombra della Torre.

Un’idea che non ha certo difettato in carattere. Altrimenti il Pisa, ricostruito da capo dopo la retrocessione e comunque incompleto in ruoli-chiave del 4-3-3 come i terzini (a destra, solo Birindelli jr.; a sinistra, oltre al diciottenne Favale, Filippini, arrivato però l’ultimo giorno di mercato come il centrocampista De Vitis), dopo 2 punti nelle prime 3 gare, non avrebbe infilato quattro vittorie consecutive (a Cuneo con l’uomo in meno per oltre un tempo) e non avrebbe rimontato il sempre bollente derby in casa della Lucchese, bensì si sarebbe sfarinato e ora annasperebbe nei bassifondi. È vero, finora ha segnato poco (7 gol). Ma ha creato fra le tre e le quattro occasioni da rete a partita, Gavorrano a parte, ed è normale che, dopo un mese e mezzo di campionato, mancassero fluidità e brillantezza di manovra, che sarebbero arrivate nelle prossime settimane. Perché il calcio è, soprattutto, una questione di tempo e pazienza.

Quella che servirebbe a Pisa. Perché la storia del calcio – che giova studiare o comunque ripassare – racconta che squadre epocali, il Milan di Sacchi (1-0 a Verona, 25 ottobre 1987), o autentiche avanguardie, Zemanlandia (Monza-Foggia 1-1, 30 dicembre 1989), non hanno germogliato ai primi venti d’autunno. E non c’è da stupirsi. Ogniqualvolta si sceglie la strada di un gioco costruttivo, i frutti vanno aspettati. Se invece si vuole immediatamente vincere e mal si tollerano i passi falsi, secondo la filosofia del “tutto e subito” di moda con varie sfumature in tutto lo Stivale pallonaro e ben espressa dal Palermo della gestione Zamparini (29 allenatori in 14 stagioni), allora normale esonerare Gautieri dopo uno 0-1 di Coppa Italia di Serie-C. Solo che perché in estate fu scelto con cura e dopo aver valutato più profili? Se la tempistica di fiducia era questa, non sarebbe stato meglio affidarsi al primo tribuno del contropiede?

Domenica il Pisa sarà ospite dell’Alessandria invischiato nelle retrovie. Dove il tecnico, Stellini, è ancora al suo posto. Dove un anno fa, alla fine del girone d’andata, avevano otto punti sulla seconda, la Cremonese. Che a maggio festeggiò la Serie-B. Tanto per confermare che i campionati non si conquistano al tempo delle castagne, ma nella stagione delle fragole. E che s’incominciano a vincere attraverso la gestione di momenti interlocutori, guardando sul medio-lungo periodo e non sul breve. Occorre essere strateghi, non tattici. Perché bastano dodici ore a sconfessare un’idea e riformularne un’altra. Ma a realizzarla, ne occorreranno molte di più. E non è detto che siano sufficienti.

 

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