Da Diletta Leotta a Wanda Nara, i cinque casi in cui gli heaters hanno dato il peggio di sé

Le donne investono là dove il potere e il denaro disertano: scuola, medicina, giurisprudenza giornalismo. Tutte queste professioni hanno subito lo stesso duetto demolitore, femminilizzazione e proletarizzazione, senza che si sappia distinguere l’uovo dalla gallina

(“L’uomo maschio”, di Eric Zemmour, ed Piemme)

Il mondo dello sport non ama le donne. L’ultimo caso, in ordine cronologico, è quello che ha riguardato la conduttrice di Sky Sport Diletta Leotta. La giornalista, che segue per la tv satellitare le vicende della Serie B, è stata vittima dell’hackeraggio del suo smartphone e alcune sue foto private sono state diffuse online. Una reazione lucida sarebbe stata quella dello sdegno e invece sui social, magari da parte di quegli stessi utenti che seguono la Serie B, è stato un fiorire di battutacce, indecenti giochi di parole e, cosa più incomprensibile, il ricorrere della domanda: “perché fare un selfie nuda?”. Inoltre, eccezion fatta per l’emittente presso la quale la ragazza lavora, gli attestati di solidarietà nei suo riguardi sono stati davvero pochi.  Quest’estate le campionesse olimpiche del tiro con l’arco furono etichettate con l’appellativo “cicciottelle”, in occasione del loro quarto posto alle Olimpiadi di Rio. La scorsa stagione di Serie A furono gli ex allenatori di Milan ed Inter a rivolgersi con poco aplomb alla showgirl Melissa Satta e alla giornalista Mikaela Calcagno. Sinisa Mihajlovic, all’epoca alla guida di uno dei Milan meno competitivi della storia moderna, rispose a brutto muso a Melissa Satta, rea di avere sottolineato le evidenti difficoltà dello spogliatoio rossonero. “Io non sono razzista” – disse l’ex Milan – “ma penso che le donne non dovrebbero parlare di calcio perché non sono adatte“. A queste parole non sono mai seguite scuse sincere. L’ex mister dell’Inter Roberto Mancini ebbe da ridire su una domanda rivoltagli da Mikaela Calcagno che lui definì “una cazzata”. La stessa sera Mancini, nel corso del derby, aveva rivolto un dito medio alla curva rossonera. Pochi giorni dopo sono arrivate le scuse di Mancini corredate da un mazzo di fiori. Il gesto, per quanto galante, sembrava chiedere scusa più alla donna che alla giornalista, ma tant’è, questo passa il convento.

Una vera e propria legione di heaters ha investito Wanda Nara, moglie e procuratrice del capitano dell’Inter Mauro Icardi. La ragazza si è attirata la cattiveria della rete in due occasioni, in prima battuta quando ha lasciato il suo ex marito traditore Maxi Lopez per il più giovane, bello e innamorato Mauro Icardi. In un secondo momento quando ha svestito i panni della wag  per indossare quelli della procuratrice dell’attaccante più forte tra i nerazzurri. La bionda e procace Wanda si è comportata come fanno tutti i venditori interessati a spuntare un prezzo alto per il loro pezzo più pregiato, ha paventato l’interesse, concreto per giunta, di altri acquirenti. E’ bastata questa banale mossa perché Wanda Nara venisse dileggiata e le sue capacità da procuratrice venissero messe in discussione. Ad essere messa alla berlina è stata la sua avvenenza, la stessa per la quale riesce ad avere più follower su twitter del marito calciatore. “Della verginità o della purezza oggi non se ne preoccupano un granché, badano all’uguaglianza, all’indipendenza, all’immagine della donna“. Questo lo scrive Eric Zemmour  ne “L’uomo maschio” a proposito delle difficoltà dei rapporti uomo donna ma questo deve essere anche il pensiero sottostante di tutti gli heaters sessisti di professione. In ogni caso Mauro Icardi è riuscito ad ottenere il contratto più ricco della sua carriera, e tutto grazie all’abilità della moglie – procuratore.  

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