E’ stato uno dei volti chiave del Catania degli anni di gloria. Lui è Giuseppe Mascara, noto anche come Mascarinho. Indimenticabile il suo gol durante il derby nello stadio del Palermo, con un tiro al volo da 50 metri. Per questa rete, in occasione del Golden Goal 2009, ha ricevuto il premio per il Miglior Goal dell’anno. Una prodezza che, solo due giornate dopo, ha riproposto contro l’Udinese con un pallonetto da 35 metri finito in rete alla sinistra del portiere. Una carriera variegata, fatta di successi e anche una presenza in Nazionale. E adesso la storia con il Catania continua. Infatti, dopo tanti anni da calciatore, Mascara ritorna nella società etnea e  ricomincia dalla panchina. Sarà infatti allenatore dei Giovanissimi Nazionali, ovvero gli Under 15. «La mia intenzione è quella di fare esperienza per poi prendere il patentino ed allenare i ragazzi più grandi». E sul suo ruolo di allenatore ha già le idee chiare: «I ragazzi devono imparare a camminare da soli e a fare esperienza».

Tu sei stato un po’ il simbolo del Catania. Molti hanno criticato e continuano ad attaccare la società per ciò che è successo nel 2014 e che è costato alla squadra non solo la retrocessione in Lega pro, ma anche diversi punti di penalizzazione. Tu che sei stato uno dei protagonisti del Catania in serie A, da ex giocatore e tifoso, come l’hai vissuta?

«Quando succedono queste cose c’è sempre l’amaro in bocca. Ho giocato nel Catania per tanti anni e l’aver contribuito a portarlo in alto è ciò che voglio ricordare. Sicuramente, quello che è successo alla squadra è qualcosa che non fa piacere. E comunque appartiene al passato ed è giusto, soprattutto per la squadra, scrivere la parola fine a questa storia. Adesso l’importante è riuscire a ricostruire tutto il buono che è stato fatto in passato riportando il calcio Catania nella categoria che gli compete».

Tanti anni da calciatore. E adesso?

«Adesso sto cercando di lavorare con i bambini facendo l’educatore. La mia intenzione è quella di fare esperienza per poi prendere il patentino ed allenare i ragazzi più grandi».

Quanto sei grato al Catania e che ricordo hai della squadra?

«L’ho sempre detto e sostenuto: ho vissuto degli anni magnifici sia con il Direttore che con il Presidente. Anni che mi hanno permesso di crescere come uomo, imparando poi ad affrontare i momenti difficili della mia carriera di calciatore. La cosa più bella, di sicuro, è stata affrontare tutto questo insieme e avere oggi la consapevolezza di aver portato il Catania ad altissimi livelli».

Cosa consiglieresti ad un giovane che vuole avvicinarsi al calcio?

«Innanzitutto consiglierei di lasciare i genitori. In questo momento la vera rovina del settore giovanile sono i genitori perché sono troppo apprensivi, stanno troppo dietro e questo non va bene. Ognuno di noi è stato ragazzino. E’ davvero un momento particolare per il settore giovanile. I ragazzi devono imparare a camminare da soli e a fare esperienza».

Come si fa a dire ad un ragazzo che non è portato per il calcio e quindi a non illuderlo?

«Oggi gira tutto intorno al dio denaro. Tante scuole calcio vanno avanti solo per questo. I bambini percepiscono tutto, bisogna essere leali e soprattutto onesti. Bisogna avere un rapporto diretto senza illusioni facendo credere chissà che cosa. Sono del parere che bisogna sempre dire la verità».

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