Scoppia lo scandalo pedofilia nel calcio inglese. Quattro ex giocatori hanno deciso di parlare alla BBC in merito a quanto accadeva nei settori giovanili di alcune squadre inglesi quando muovevano i primi passi nel football. A finire sul banco degli imputati l’ex tecnico dei vivai di alcune delle maggiori compagini britanniche, Barry Bennell, già accusato di pedofilia e di altri 23 capi d’accusa collegati, e finito in carcere negli anni 90. Ad aprire il vaso di Pandora ci pensò la prima volta, nel 1997, Ian Ackley, che dichiarò di essere stato molestato sessualmente almeno 100 volte dal tecnico ai tempi in cui allenava le giovanili del Crewe Alexandra, nel periodo in cui aveva un’età compresa tra i 10 e i 14 anni.

A fare da eco alle parole di Ackley, altri giocatori che attraverso il Mirror e il Guardian hanno confermato le sue parole, dichiarando che anche loro sono state vittime della attenzioni sessuali del tecnico. Per questo motivo la National Society for the Prevention of Cruelty to Children (Nspcc) ha aperto una linea telefonica per le denunce in merito allo scandalo e ad oggi sono più di cento le chiamate pervenute per raccontare le diverse storie di violenza. Ma Bennell non è l’unico accusato di pedofilia. Al Guardian, un altro giocatore che è voluto rimanere anonimo ha puntato il dito contro George Ormond, anche lui finito in carcere per sei anni con le stesse motivazioni dell’ex tecnico dell’Alexandra, nel 2002 ai tempi in cui allenava il vivaio del Newcastle.

Alla luce della grande mole di casi di pedofilia che stanno emergendo in questi ultimi giorni, la Football Association ha aperto un’inchiesta per smascherare tutti i colpevoli e stabilire se queste pratiche del passato denunciate da molti ex calciatori inglesi siano ancora d’attualità. I giornalisti britannici stanno ipotizzando una vera e propria rete di pedofili all’interno del sistema giovanile del calcio inglese. A muoversi a sostegno di queste indagine anche il campione del Manchester United Wayne Rooney che ha invitato tutti coloro che hanno subito violenze in cambio di promesse di un futuro da star nel calcio che conta, di farsi avanti e denunciare.

Su Bennell, è stato intervistato anche Dario Gradi, italiano che ricopriva il ruolo di allenatore e direttore tecnico del Crewe Alexandra, nel periodo in cui venivano perpetrati i crimini oggetto dell’inchiesta: “Non sapevo nulla di quello che accadeva. La prima volta che sono venuto a conoscenza dei crimini di Barry è stato quando è stato arrestato negli Stati Uniti. Nessuno all’interno del club ne sapeva nulla. Vorrei esprimere la mia solidarietà a tutte le vittime“.
Il quadro che emerge a seguito delle rivelazioni degli ex giocatori inglesi, mostra un quadro schifosamente pericoloso che porta alla luce una pratica comune e spaventosa nei meandri del calcio giovanile che, purtroppo, potrebbe riguardare non solo il mondo britannico.

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