Siamo all’inizio degli anni ‘90, l’Argentina è da alcuni anni guidata da Carlos Menem e la dolcezza della democrazia, riassaporata dopo il drammatico periodo della dittatura militare, ha un retrogusto amaro  dovuto alla crisi economica che porterà al default del 2001. Per gli argentini il calcio è una vera religione, e l’allora numero uno del Paese sudamericano è ricordato anche per l’ottimo rapporto con Diego Armando Maradona, all’epoca al crepuscolo della sua carriera. Arrivato in Italia per assistere alle partite dell’’Albiceleste’ al Mondiale del 1990, Menem si difese così dai giornalisti che lo accusavano di perdere tempo con il calcio mentre l’Argentina era in ginocchio: “Il mondo è fatto anche di queste frivolezze”.

Il calcio però non è mai stato una frivolezza a casa Dybala: quando Paulo nasce, nel 1993, il padre spera che insieme ai suoi fratelli possa ereditare la sua passione per il pallone e diventare professionista. Adolfo Dybala, di padre polacco, ha giocato a buoni livelli ma non è riuscito a sfondare: ad un’incerta carriera nei campi della provincia argentina ha preferito metter su famiglia, mantenuta con una ricevitoria del lotto chiamata ‘La Favorita’.

Il piccolo Paulo dimostra subito un gran talento, e viene arruolato nelle giovanili del’Instituto de Cordoba: ad accompagnarlo tutti i giorni in automobile agli allenamenti nel tragitto di un’ora da Laguna Larga è proprio il padre che, dopo aver visto sfumare le speranze sugli altri due figli, vede nel più piccolo le potenzialità del giocatore vero. Quando Paulo ha 15 anni la sua adolescenza viene però turbata dalla morte di Adolfo a causa di un tumore: dopo aver persino pensato di abbandonare il calcio ed essere tornato a casa giocando nella squadra del suo paesino, si trasferisce definitivamente a Cordoba nella pensione dell’Instituto.

Dybala anni dopo ricorderà così in un’intervista a ‘So Foot’ quel periodo difficile: “Da quel momento in poi è diventato il mio obiettivo, volevo diventare un calciatore professionista. Il sogno di mio padre era avere un figlio calciatore. I miei fratelli non ci sono riusciti, quindi lo dovevo realizzare io, era un dovere”. Succede tutto in fretta: ‘El Pibe de la Pensiòn’ (‘Il Ragazzo del Collegio’), come lo avevano ribattezzato, diventa protagonista in prima squadra a soli 17 anni, quando l’allenatore Dario Franco lo mette in campo a causa dell’assenza degli attaccanti titolari. Dybala non delude, e con 17 gol segnati si trasforma nella rivelazione del campionato di seconda divisione argentino guadagnandosi il nuovo soprannome di ‘La Joya’ (‘Il Gioiello’). Al termine della stagione la promozione nella massima divisione sfuma ai play-off con il San Lorenzo, e Dybala commuove l’Argentina sportiva con il suo pianto a dirotto al termine del match.

Ma non c’è molto tempo per essere tristi: il suo nome è al centro di molte trattative, e alla fine a spuntarla è il Palermo che per averlo paga la cifra record di 12 milioni di euro. Il fatto che lo stadio della sua nuova squadra si chiami come la ricevitoria di suo papà sembra un segno del destino, e il diciannovenne attaccante sfrutta da subito al meglio la sua occasione.

Trasferitosi in Sicilia con la madre, la prima stagione è per forza di cose di transizione, ma alle prime apparizioni in Serie A si fa notare realizzando tre reti. Attaccante dal fisico non certo imponente, Dybala dimostra di avere una tecnica e un’intelligenza calcistica da primo della classe, che ne fanno un potenziale ‘crack’ del futuro. I rosanero non riescono comunque ad evitare la retrocessione: l’annata in cadetteria si rivela in ogni caso molto importante per Dybala che, al ritorno nella massima serie sotto la guida di Iachini, si scatena: nel 2014/15 realizza ben 13 reti e regala numeri di classe sopraffina, trasformandosi nell’oggetto del desiderio dei più grandi club europei che iniziano a tempestare di telefonate il suo agente Mascardi.

A sbaragliare la concorrenza è la Juventus Campione d’Italia, che punta forte su di lui per sostituire nientemeno che Carlos Tevez: i bianconeri staccano un assegno da 32 milioni di euro (più otto di bonus), e Dybala può così provare il brivido di essere protagonista in una big. Gli esordi sono in chiaroscuro, ma presto il talento di Laguna Larga si toglie di dosso tutte le paure diventando attore fondamentale della risalita squadra di Allegri dopo un inizio di campionato deludente.

Sembrano lontani i tempi in cui il professionismo era solo un sogno per un ragazzino scosso dalla scomparsa del padre: “Non fu facile – ha ricordato a ‘Sportweek’ – : ero rimasto orfano da poco e avevo la famiglia lontano. Mi chiudevo in bagno a piangere, ma non ho mollato. E oggi so che papà è orgoglioso di me”. E di sicuro Adolfo sarebbe stato orgoglioso anche dell’esordio del figlio nella Nazionale argentina, scelta nonostante il pressing di Conte che viste le origini anche italiane (della nonna materna) ha provato in tutti i modi a fargli vestire la maglia azzurra:

Dybala ha voluto fortemente rappresentare il suo Paese, e Martino lo ha ripagato facendolo esordire lo scorso settembre nel match con il Paraguay. L’entrata in campo al posto di Tevez, che non sta facendo rimpiangere a Torino, potrebbe essere ricordata in futuro come un vero passaggio di consegne per il calcio argentino. Di certo è un nuovo entusiasmante punto di partenza per Paulo Dybala, ‘La Joya’ di Laguna Larga che segna in nome del padre.

FOTO: www.sportcafè24.it

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