Un tempo c’erano i “Vessilli”, formati da drappi legati a delle aste su cui facevano bella mostra gli stemmi. Vessilli issati con fierezza per ostentare forza, in un comune senso di appartenenza e dove gli eserciti si riconoscevano e combattevano. Il gagliardetto fonda le sue origini negli antichi vessilli, pur avendone cambiato il significato con il tempo: oggi ha una funzione di celebrazione o ricordo di uno specifico evento, in modo particolare di natura sportiva. E’ sempre lì a “rappresentare” un gruppo, una squadra o un’associazione.

Chiamato pennant, fanion, banderin, wimpel, galhardete a seconda il paese in cui ci troviamo, lo scambio dei gagliardetti è uno di quei rituali che appartengono alla storia del calcio. Un momento molto “alto”, nobile, in cui i due capitani di turno si stringono cavallerescamente la mano prima dell’inizio della contesa. “Pezzi di stoffa” che esercitano grande fascino, intrisi di storia e leggenda, che hanno attraversato il tempo tra guerre e calamità naturali per arrivare nelle sapienti mani di uno dei maggiori collezionisti: Marco Cianfanelli.

Lo raggiungiamo nella sua abitazione e Marco si mostra subito cordiale e premuroso nei nostri confronti. Anna, la compagna, ci accoglie con “gli onori di casa” e fa di tutto per permetterci di essere a nostro agio: cortesia e modi gentili appartengono a questa splendida coppia. Marco ha sistemato la sua “passione” nel salone, per darci la possibilità più unica che rara di poter vedere, toccare e apprezzare una speciale “selezione” della sua infinita collezione. Sono tanti i gagliardetti, posizionati sul tavolo, sul divano e su di una sedia. Lui, un uomo di cinquantuno anni, li guarda, li tocca e li accarezza… sembra provare un grande sentimento.

“Mio padre mi ha trasmesso la passione per il calcio” ci dice Marco, “andavamo a vedere le sfide tra le squadre dei Castelli Romani. Mi ha trasmesso anche la passione per il Milan. Nel ’73, avevo sette anni, andammo a vedere la Finale di Coppa Italia tra Milan e Juventus all’Olimpico. La partita terminò 1-1 ma il Milan vinse poi ai calci di rigore. Ricordo la grande felicità ma anche che non riuscivo a vedere nulla, troppo piccolo in mezzo a tutte quelle persone agitate. Mio padre mi regalò una bandierina del Milan quel giorno…”. È il momento degli occhi lucidi per un ricordo che il tempo non ha offuscato. “Con lui andavamo spesso ad un circolo vicino casa dove si radunavano i sostenitori della squadra locale, dell’Ariccia, dove c’erano alle pareti dei gagliardetti: li osservavo e ne ero attratto”. Ora conta nella sua collezione oltre settemilacinquecento “pezzi” provenienti da ogni parte del mondo. Una passione travolgente. Come Zio Paperone anche Marco ha la sua “Numero Uno”: “Trattasi del primo gagliardetto che ho comprato in un negozio di articoli sportivi di Albano. Era l’estate dell’82, avevo sedici anni e c’era alle porte il Mundial di Spagna. Comprai il gagliardetto del Mondiale con la mascotte, il Naranjito”. Senza nemmeno saperlo, da questo momento nasce la collezione, con un pezzo semplice. Poi c’è l’ultimo entrato in collezione qualche giorno prima del nostro incontro. “Lo considero quasi il colpo del secolo: il gagliardetto scambiato in occasione della partita giocata a Genova tra La Dominante e la Roma nel 2 ottobre 1927. Marco è raggiante nel farci vedere questa autentica reliquia. Un “pezzo” stratosferico. In mezzo a questi due gagliardetti, il primo del Naranjito e quest’ultimo del 1927, c’è tutta la storia di questa splendida collezione. C’è tutta l’evoluzione di un collezionista…c’è la vita.

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Dal Circolo di Ariccia al “Naranjito”… e poi?Sono sempre stato un grande appassionato di calcio inglese. A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 cominciai a scrivere a molti club d’oltremanica, presentandomi come collezionista di gagliardetti e chiedendo loro di inviarmene qualcuno per aumentare la mia raccolta. In alcuni casi invece li contattavo telefonicamente. Devo dire che quasi tutte le società mi rispondevano con grande gentilezza e cortesia. Grazie a questo metodo ne recuperai parecchi. Certo tutti di poco valore, erano gagliardetti da “Shop”, ma comunque ufficiali e andavano a completare la mia collezione”.

Prosegue Marco, “Ho girato quasi tutta l’Italia in cerca di gagliardetti. Nel fine settimana, con altri tre amici collezionisti, pianificavamo l’itinerario da seguire e in macchina raggiungevamo le sedi delle società e i campi di gioco. Spesso ce li regalavano altre volte dovevamo acquistarli. In alcuni casi abbiamo trovato anche qualcosa di molto vecchio. Ricordo che andammo anche a Valdagno, allo Stadio dei Fiori. Ci fecero entrare nel locale utilizzato per le riunioni dei soci e vedemmo tantissimi gagliardetti appesi alle pareti. Non riuscivamo a credere ai nostri occhi. La squadra disputò anche la Serie “B” nel 51/52 proprio nell’anno in cui anche la Roma giocò il torneo tra i cadetti. In questo nostro girovagare tra le sedi delle società e i campi ci portavamo anche della merce di scambio. Uno dei miei amici era di Faenza e da lui prendevamo delle bottiglie di vino. Ci sono state utili per degli scambi o comunque come segno di riconoscenza verso coloro che ci avevano trovato qualcosa di interessante ai nostri fini. E’ rimasto talmente tanto dentro di me questo “girovagare” per stadi che ancora oggi, se vado in una città per me nuova che sia in Italia o all’estero, il tour degli stadi cerco di farlo sempre. E’ iniziata poi una fase più matura della modalità di raccogliere gagliardetti nel momento in cui sono entrato in contatto con altri appassionati, anche per la frequentazione delle riunioni della Unioncollezionisti dove ho avuto la possibilità di aumentare i miei contatti. C’è stato poi l’avvento di Internet e conseguentemente di Ebay: un momento epocale, in cui le possibilità di contatto, e quindi di acquisto o scambio, sono aumentate in maniera esponenziale. Ora ho decine e decine di contatti in tutto il mondo, anche presso alcune istituzioni come la Confederaçao Brasileira de Futebol. Con alcuni ho un grande rapporto di stima, riconoscenza e anche di profonda amicizia. Ma in questo mondo ci sono molti individui “che tendono ad essere degli opportunisti che mettono in subordine i valori importanti. Dovrebbe esserci solo la passione a guidare noi collezionisti. Anche sui “social” ho ottimi rapporti ma ci sono anche tanti distruttori e mistificatori di sentimenti”. Passione e sentimento sono parole che Marco usa spesso.

Poi, dopo quella del “Cuore”, fa capolino la parte più professionale di Marco: “Anche in questo campo esiste il fenomeno della contraffazione e bisogna essere sempre molto vigili. Solo l’esperienza consente di riconoscere un falso. I gagliardetti attuali non hanno il valore di quelli d’epoca e non è solo un discorso storico. In primis la fattura del ricamo, dove le caratteristiche delle finiture fatte a mano non possono essere chiaramente paragonate a quelle fatte a macchina. Ne consegue un valore intrinseco davvero basso per quelli più recenti. Poi anche la “tiratura” ha il suo peso: oggi per una partita di calcio ne vengono prodotti quattro o cinque e non si sa mai se si è di fronte a quello sceso in campo e scambiato tra i capitani. In precedenza si aveva la certezza che erano pezzi unici e questo conferiva e conferisce un valore inestimabile ai “pezzi” d’epoca”.  

Tante sono le storie e le vicende dietro un gagliardetto. Marco prende ancora a braccetto la sua passione e insieme ripartono: “Nel 1905 il Chelsea adotta come logo il così chiamato “pensionato di Chelsea”, da cui deriva il soprannome Pensioners. Si faceva riferimento all’Ospedale Reale di Chelsea, dove trovavano ospitalità gli ex membri della British Army, che per l’epoca erano una sorta di simbolo e vanto per il quartiere stesso. La struttura è ancora presente e funzionante. Si noti come il veterano sul gagliardetto sia uguale a quello delle foto del sito internet dell’ospedale. Questo accadeva prima dell’avvento del “Leone” come simbolo della squadra avvenuto negli anni ’50 che, pur dopo alcune modifiche, ancora oggi rappresenta il club. Guardiamo questi due gagliardetti del Real: con la fine della monarchia avvenuta nel 1931 furono eliminati i simboli reali dallo stemma, la corona in modo particolare. Infatti su questo gagliardetto degli anni ’30 non c’è. Anche il nome della squadra fu privato della denominazione di “Real”. Solo nel 1941, ben dopo la fine della guerra civile spagnola, fu nuovamente introdotta la corona e il club riguadagnò l’appellativo di Real. Abbiamo poi due bellissimi e rarissimi “pezzi”: il gagliardetto donato dall’F.C. Barcellona al C.D. Nacional de Madrid del 1931 e quello della Real Sociedad al C.D Europa del 1928. Particolarissimo e bellissimo, con gli stemmi delle due nazionali, anche quello con cui nel 1935 la U.R.B.S.F.A. (Union Royale Belge des Societes de Football Association) celebra l’incontro. Da vedere assolutamente ed apprezzare per il ricamo completamente fatto a mano quello con cui la Spagna accompagna i Mondiali del 1950 in Brasile. Siamo direi al capolavoro assoluto. Poi quello più antico è quello del 1926 dell’Admira di Vienna. Particolarissimo anche quello del Bologna relativo al 1938 con stemma sabaudo e fascio littorio. Più recente, ma comunque importante perché relativo alla prima vittoria dell’Italia in Inghilterra è quello del 14 novembre 1973, in cui il gol di Capello ammutolisce Wembley proprio nel giorno del trentanovesimo anniversario della battaglia di Highbury“. Quanta storia, quante storie.

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“Nel Museo di Coverciano c’è un mio ritrovamento” prosegue Marco, “E’ il gagliardetto che la città di Nizza fece alla FIGC in occasione di Italia – Francia del 4 dicembre del 1938 giocata a Napoli. E’ una mia donazione al Museo, mi chiamò Fino Fini in persona per ringraziarmi. Gran bella soddisfazione aver contribuito con un mio pezzo al “Museo del Calcio”.

 

 

“Sono un grande appassionato di calcio e attraverso questi triangoli di stoffa si riescono a scoprire le storie di questo sport e del mondo. A differenza di altri tipi di memorabilia il gagliardetto testimonia la riconoscenza verso gli avversari. Riconoscenza che passa dalle mani dei capitani e per me questo è il “non plus ultra”. A volte alcuni “pezzi” raggiungono prezzi folli. Ho sempre agito con coscienza e, pur impegnando alcune risorse economiche, non ho mai fatto spese che poi mi hanno impedito di fare altro per la famiglia. Confesso che per un certo periodo, per motivi di lavoro, ho interrotto la ricerca di nuovi pezzi per qualche anno. Non sempre si riesce a conciliare tutto, si fanno delle scelte. Ma poi son tornato a collezionare appena le condizioni me lo hanno permesso di nuovo. Ritengo che sia determinante ai fini dell’arte di collezionare un certo “Savoir faire”. Ovvio che i contatti giusti quali un massaggiatore o un dirigente agevolano”.

Bella, bellissima mattinata trascorsa con Marco, il tempo è volato.

“Volevo ringraziare la mia compagna”, aggiunge Marco “è sempre molto discreta nonostante io occupi molto spazio della casa con le mie cose. Mi aiuta molto ad accudire le mie creature, in particolare con alcuni rammendi sartoriali. Spesso mi arrivano scuciti o comunque rovinati. Anche mia madre, che si chiama Italia, mi fornisce consulenza sul tipo di ricamo o rammendo da fare”. Dopo i ringraziamenti i sogni…: ”Sogno un piccolo museo, tutto mio, per poterli esporre e averli a portata di mano. Spero che un giorno i miei nipoti sappiano valorizzare la collezione”.

Marco torna ai suoi gagliardetti, li guarda, li tocca e li accarezza… sembra provare un grande sentimento. Finisce così come era iniziata.

Grazie Marco per aver fatto insieme un piccolo percorso di questo grande viaggio.