Quando si parla di doping automaticamente ci si divide in due correnti di pensiero: c’è chi afferma che chi è stato trovato positivo non merita un’altra possibilità mentre c’è chi, dopo che lo sportivo coinvolto abbia ammesso l’errore e abbia dimostrato di essere pronto a ripartire pulito, è a favore della seconda possibilità. Le recenti dichiarazioni di Gianmarco Tamberi credo non facciamo bene allo sport e anzi portino solo ulteriori discussioni poco produttive. Il giovane atleta vincitore dei mondiali indoor nel salto in alto, si è scagliato senza freni contro Alex Schwazer che il 29 aprile ha finito di scontare la squalifica per doping. Alex potrebbe essere compagno di squadra di Tamberi e questo al saltatore non va giù. Su Facebook in un post ha scritto: “Vergogna d’Italia, squalificatelo a vita la nostra forza è essere puliti, noi non lo vogliamo in nazionale“.

Non sono mancate polemiche e dichiarazioni contro quest’accusa, futile. Non si è fatta attendere la risposta dell’allenatore di Alex, Sandro Donati, paladino dell’antidoping che ha accettato l’invito di Alex a farsi seguire da lui per tentare di ripartire, di far girare di nuovo le gambe come sa fare, liberando la mente da tutto ciò che precedentemente lo aveva bloccato e indebolito. Sandro ha risposto alle frecciate di Tamberi mettendo sotto gli occhi del giovane e di tutti quello che Alex ha fatto in questo periodo di squalifica e chiede, giustamente, rispetto.

Park Tae Hwan, di rispetto ne ha usato tanto. Dopo esser stato squalificato e aver scontato 18 mesi per doping (testosterone), ha cercato di “ammorbidire” la posizione del comitato olimpico coreano, che non ammette alle Olimpiadi gli ex squalificati se non sono passati tre anni, con un gesto particolare. Si è inginocchiato davanti alla commissione per chiedere perdono di quanto fatto per cercare di convincere le autorità a concedergli una deroga che gli consentirebbe di partecipare a Rio. “Molte persone mi sostengono. Voglio avere la possibilità di migliorarmi e se batterò i miei record potrei lottare per ogni medaglia a Rio 2016. Vi sarei riconoscente di poter avere un’altra possibilità di servire il mio popolo e di dimostrare il mio valore”. Park, nuotatore di stile libero sa cosa vuol dire vincere: a 26 anni ha già all’attivo un oro nei 400m e un argento nei 200 stile libero ottenuti a Pechino 2008 e due argenti nei 200m e 400m a Londra 2012. In questo periodo di preparazione ha disputato quattro gare e ha fatto registrare ottimi tempi. La forma c’è, manca solo l’ufficialità di poter partecipare. Un scoglio non facile da superare, visto l’intransigenza coreana.

Park ha commesso un piccolo gesto che però vale più di mille parole. L’esempio e l’umiltà dimostrano quando e quanto un atleta è veramente un campione.

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