Secondo lo studio del think-tank governativo francese France Strategie dire addio a Schengen ristabilendo le frontiere tra i paesi dell’UE potrebbe arrivare a costare ai paesi membri fino a 100 miliardi di dollari, pari allo 0,8% dell’intero Pil Europeo.  A subire i danni maggiori sarebbero i lavoratori transfrontalieri, i turisti e, chiaramente, gli scambi commerciali.

Questa anti economicità è l’assicurazione di lunga vita per lo spazio unico europeo, eccezion fatta per casi straordinari dove, come in Francia, la sicurezza pubblica imponga scelte drastiche.

Ma cosa succederebbe se ci fosse chi ci guadagna dal rendere più difficile l’accesso a luoghi pubblici? Ci si inventerebbe ogni tipo di ostacolo : dal costringere a trascorrere lunghe ore in fila alla richiesta di essere identificati  (i più maliziosi dicono schedati) fino al decidere in modo capestro che le malefatte di alcuni ricadranno su tutti.

Tutto questo è esattamente quello che succede a chi decide di andare a sostenere la propria squadra di calcio dal vivo. Stando alle stime della Lega di Serie A la stagione 2014-2015 ha registrato un calo di spettatori di 356mila unità rispetto all’anno passato. Inoltre secondo uno studio della divisione sportiva di KPMG sui principali campionati europei gli stadi italiani sono utilizzati solo per il 53% della loro capienza, il livello più basso tra i 5 campionati europei più importanti attestandosi a una media spettatori da 22mila unità per ogni giornata. E le cose non vanno meglio in Serie B, dove la media spettatori è di 5800 spettatori, anche questa la più bassa d’Europa.

A chi giova questa sottoutilizzazione degli impianti sportivi? Non di certo alle società sportive a caccia di sponsor. In un recente articolo “Repubblica” fa luce su presunti “spettatori fantasma” a San Siro. In buona sostanza i dati sull’affluenza di pubblico del girone d’andata comunicati da Milan e Inter alla Lega di Serie A sarebbero differenti da quelli registrati dalle rilevazioni dei tornelli e da quelli diffusi dalla Questura di Milano. La differenza tra questi due non è di poco conto, 801.422 presenze contro 662.425, ben 138.997 spettatori in meno.

Perché produrre dati gonfiati? Perché, suggerisce “Repubblica”, i grossi sponsor attratti dai palcoscenici europei più importanti preferiscono gli stadi piedi della Liga, della Bundesliga e della Premier a quelli semivuoti della Serie A. Tra l’altro nella stagione 2015/2016 i tre campionati citati registrano tutti dati di affluenza in crescita rispetto alla precedente.

Dunque a chi giova questo impoverimento del pubblico da stadio? Conviene, o per lo meno conveniva, alle pay tv che trasmettono eventi sportivi e che in Italia si fermano al duopolio Sky-Mediaset. Stando agli ultimi dati comunicati da Sky nel corso del 2015 i ricavi da abbonamenti sono diminuiti del 4%, con un leggero recupero di 12mila abbonati solo nell’ultimo trimestre.

Va meglio Mediaset Premium che nel 2015 ha registrato un aumento di 112 mila abbonati, raggiungendo così le case di 2 milioni di italiani. Nonostante questi buoni numeri però il colosso milanese deve coprire l’ingente investimento, 1,8 miliardi per la Serie A e la Champions, quest’ultima in esclusiva per 3 anni, operato nell’anno passato.

A suggellare il quadro c’è il regolamento della Lega di Serie A che nella distribuzione dei diritti tv tra le varie voci non tiene conto del numero di tifosi che si recano allo stadio rendendolo, di fatto, un dettaglio marginale rispetto al “grande gioco” del calcio.

E’ una caccia senza quartiere al tifoso da stadio che passa dalla criminalizzazione e che punta alla “normalizzazione”. Da tifoso a spettatore  di quello che rischia di non essere più lo spettacolo più bello del mondo.

social banner

Close