La vittoria di Virginia Raggi, nuovo sindaco di Roma, rischia seriamente di rimettere il pallone al centro del campo per quanto riguarda le questioni dello stadio della Roma e della candidatura della Capitale di Italia come sede delle Olimpiadi del 2024. Annullando dunque, i punti messi segno dalla coppia Pallotta-Parnasi da una parte (per lo stadio), e Malagò-Montezemolo dall’altra (per le Olimpiadi). L’arbitro della partita (anzi delle partite) più che la Raggi stessa sembra essere il suo nuovo assessore all’Urbanistica.

Il professore Paolo Berdini, urbanista di lungo corso e docente all’università di Tor Vergata a Roma. Fortemente schierato a sinistra, ex membro sia di Italia Nostra che del WWF. Un vero e proprio tifoso dell’ambientalismo o per dirla in altre parole, un ultras dell’ecologia. Il quale, a proposito dell’uno e dell’altro progetto, ha mostrato (per utilizzare un eufemismo) un forte scetticismo sin dagli inizi. E una volta ricevuta (e accettata) la chiamata della Raggi è di nuovo inevitabilmente salito in cattedra, parlando (male) sia dell’una che dell’altra iniziativa. Dicendo di entrambe che vadano “ripensate”. Mentre il discorso sulle Olimpiadi è ancora in una fase embrionale, perché nonostante la mozione approvata nel giugno scorso dall’Aula Giulio Cesare, il Campidoglio (dovrebbe farlo adesso la Raggi) non ha ancora presentato ufficialmente la candidatura, il progetto dello stadio è al contrario in una fase avanzata. Perché dopo l’approvazione della delibera che nel dicembre 2014 ha riconosciuto la “pubblica utilità” dell’opera, adesso il progetto (integrato delle opportune modifiche richieste nella delibera) dovrebbe approdare alla Regione Lazio per l’ultimo passaggio burocratico della Conferenza dei Servizi. Il presidente Zingaretti ha già detto di “aspettare il progetto per esaminarlo”. Per farlo però, ha bisogno che il Comune a sua volta, riconosca attraverso un esame ulteriore delle carte, che effettivamente tutte le modifiche richieste nella delibera di approvata nel dicembre 2014, siano state inserite. Ed è qui che, come direbbe il professor Berdini, cascano gli asini. O meglio, li farebbe cadere lui, se come sembra, chiedesse una “ricognizione” del progetto. Cioè un esame più invasivo che riveda anche le concessioni fatte ai privati in termini di cubature. E a quel punto il rischio è che in Regione il progetto non ci arrivi affatto. E che i tempi per la posa della prima pietra si allunghino. Oppure, nel peggiore dei casi, che tramontino del tutto. Il Corriere dello Sport informa che Virginia Raggi, starebbe già consultando alcuni studi legali della Capitale (tra i quali anche lo studio Sammarco dove ha svolto il praticantato forense) per capire quali potrebbero essere le conseguenze di un ritiro della “pubblica utilità”. Anche se il parere decisivo il Campidoglio potrà averlo dall’Avvocatura e della Segreteria del Comune. Dal canto suo la Roma, attraverso il DG Mauro Baldissoni, ha già fatto sapere che è pronta ad intraprendere le vie legali chiedendo al Campidoglio risarcimenti milionari.

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