Perché perché, la domenica mi lasci sempre sola, per andare a vedere la partita, di pallo –o –ne perché, perché..”, così cantava Rita Pavone in una sua famosa canzone, che raccontava delle tante fidanzate lasciate a casa dai compagni ansiosi di ritrovarsi allo stadio con gli amici. E se fino a oggi pensavate che per attirare l’attenzione dei tifosi servisse solo il pallone, vuol dire che ancora non conoscete il Football Americano femminile in lingerie. Avete capito bene: donne che giocano a football in biancheria… molto intima.

Parliamo della Lingerie Football League, in pratica football americano femminile giocato indossando solo mutandine e reggiseni. Nato come un gioco-parodia (modelle che scimmiottavano le azioni, in un gioco credibile come il wrestling e dal valore sportivo paragonabile alla lotta nel fango. Un modo per unire due grandi passioni maschili americane: il football e le donne semi nude), è diventato ben presto una cosa seria, talmente seria da contare almeno dieci squadre negli Usa con tanto di arene ed effetti speciali così come è sempre stato nel mondo degli “americanismi” vincenti. Nella LFL si gioca sette contro sette, con caschi da hockey ghiaccio, non da football, che permettono di mostrare i visi – spesso truccati con make up pesante misto ai segni di guerra – delle atlete. Se negli Stati Uniti il football in intimo è una realtà già da parecchi anni, da noi (purtroppo, direbbe qualche appassionato) fatica ad affermarsi per via delle solite polemiche su quest’immagine svestita della donna sportiva. Le prime critiche si sono scagliate contro l’inglese Gemma Hughes, che circa un anno fa ha fondato la Lingerie Football League del Regno Unito dove, per ragioni legate all’appeal sportivo il football americano è sostituito dall’europeissimo football nostrano, ovvero il calcio.  «È il modo migliore per catalizzare l’attenzione degli appassionati. Non c’è niente di scandaloso, serve solo per vendere biglietti». Insomma una pura questione di business e, finché alle giocatrici sta bene, le polemiche stanno a zero.

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 Ma c’è comunque un’italiana, nella storia del football (americano) in giarrettiere: è la leccese Luna Francesca Stefanelli, ingaggiata come Wide Receiver dall’americana Atlanta Steam. Quarant’anni, alta un metro e ottanta e mamma di un ragazzo che ora ne ha 18. Il football in lingerie è solo l’ultimo dei suoi capitoli sportivi che raccontano soprattutto di pallavolo a livello amatoriale. “Sono stata in nazionale Under 16 a Lecce e in squadre minori in giro per l’Europa, a Londra, a Parigi. Ma ho fatto di tutto: arti marziali, tiro a volo, in Irlanda mi sono persino diplomata domatrice di cavalli”. Luna si è appassionata al football seguendo il figlio Roberto. Poi, la svolta: conosce Stefano Schwetz, ex giocatore e ora fotografo di football, si trasferisce con lui a Milano e poi ad Atlanta, dove entra a far parte dello Steam. E a chi la critica per il suo abbigliamento sportivo risponde: «Sminuita come donna perché gioco in mutande? No: chi mostra gode e chi guarda rode». Il che, non fa davvero una piega. Non saranno campionesse di calcio, ma queste donne hanno il pregio di aver insegnato ad infiammare il pubblico. Tifosi che, di fronte a camicie strette e pantaloncini molto corti, non hanno proprio saputo resistere.

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