Certe partite sono come una storia d’amore. No, non fanno giri immensi come cantava Venditti. Diciamo che sono più grandi infatuazioni che poi finiscono con lo stesso rumore della puntina del giradischi che graffia il vinile. Quel rumore sgradevole di chi sa che è bastato poco per rovinare tanti momenti belli.

Palermo – Pescara è stata così. Paradossalmente questa volta più che a Genova, il Palermo aveva giocato e meritato di vincere. Per metafora, aveva meritato quello che aveva con un corteggiamento continuo e attento della porta di Bizzarri. Gazzi si è dimostrato compagno e condottiero affidabile, mantenendo tutte le promesse. Ma lui ormai è come gli uomini che non si comportano mai male, alla fine rischia pure di essere scontato e quasi noioso, se non si guarda con gli occhi giusti. Diamanti stavolta fa quello che ha messo la testa a posto e Goldaniga e Gonzalez sono bravi e buoni in area propria, dopo le varie scappatelle difensive degli ultimi periodi. Insomma sembrava che finalmente i rosanero avessero conquistato il cuore della bella vittoria. Quaison cerca di stupire la bella donna che dona i tre punti, con una sassata che fa esplodere uno stadio pieno e ancora fiducioso che la storia possa continuare dopo le delusioni.

E invece ecco che alla fine, gli intenti naufragano sui vecchi errori, perchè come nelle storie d’amore, nessuno cambia nello spazio di pochi giorni e dopo il romanticismo iniziale, ricominciano i pregiudizi e le vecchie abitudini.

Come l’essere precipitosi, quando Gonzalez decide che Caprari è troppo vicino a posti in cui non dovrebbe essere e allora, forse per gelosia da compare Turiddu, decide di sfidarlo e abbatterlo.

Biraghi si prende la responsabilità di ancorare nuovamente il Palermo ad una classifica che avremmo immaginato migliore.

E poi, una volta che si sente aria di vera crisi, Posavec decide di non fare le valigie e mollare la famiglia rosanero. Fa una parata a metà tra miracolo e istinto. Sembrava più una parata da calcio a 5.

Insomma, come dicevamo, certi amori hanno occultato profonde delusioni quando credi che vada tutto bene. Ma adesso ci sono delle vacanze in cui parlare sereni e provare a ritrovarsi. All’insegna del niente è perduto. Come faceva quella canzone? Ricominciamooo….

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