Broken Hill, Australia. Città di confine nell’estremo ovest del New South Wales di poco più di 18mila abitanti. Da una parte la civiltà, dall’altra il deserto, il vasto e remoto Outback. The NeverNever, il mai-mai, terra sconfinata nella quale si gioca d’azzardo con la propria fortuna. Terra impregnata di rosso e cielo pennellato di blu in una scissione manichea dell’orizzonte che, ondeggiando tra invisibili fiamme d’aria, si perde al di là di ogni comprensibile definizione dell’oltre e del limite.

A circa 1.100 km da Sydney, dopo quasi 14 ore a bordo del NSW TrainLink Outback Xplorer, servizio ferroviario di collegamento a cadenza settimanale, si arriva alla stazione. Pochi passi e si è in Argent St, via centrale dal sapore tipico degli avamposti minerari del Down Under. Strade parallele aperte sul deserto, qualche negozio e il vento che sferza il volto con la sabbia. Due km più in là e si è in Williams St, al Memorial Oval. Campo d’erba rada bruciata dal sole e polvere. Sulla cima della collina antistante la tribuna centrale l’obelisco dedicato ai caduti in guerra, con alle spalle i cinque alberi discendenti del Lone Pine dell’ANZAC Cove a rappresentare tutti i grandi conflitti dalla prima guerra mondiale alla guerra del Vietnam. È il luogo della Grand Final dell’Outback Rugby League, la più remota delle competizioni di rugby league del New South Wales, organizzate dalla Country Rugby League (CRL), dal 1934 organo direttivo nelle aree al di fuori della zona metropolitana di Sydney.

Nel 1980 viene creato il Group 12, con 6 squadre provenienti da Broken Hill (Geebungs, Saints, United) e dai distretti limitrofi di Menindee (Yabbies) e di Wilcannia (Boomerangs, Tigers). Continua fino al 1997, poi lo scioglimento e la lunga assenza. Viene riformato nel 2007 sotto la denominazione attuale. La stagione inaugurale vede la partecipazione di 266 giocatori di tutte le età. I tifosi accolgono positivamente il ritorno della manifestazione che, unita alla sponsorizzazione da parte delle attività locali, registra una crescita nel corso degli anni. Attualmente annovera la partecipazione di 7 squadre: Broken Hill Geebungs RLC, Broken Hill United, Broken Hill Saints RLFC, Menindee Yabbies RLFC, Menindee Wedge-Tail Eagles, Parntu Warriors e Wilcannia Boomerangs RLC. La stagione si tiene tra aprile e settembre ed è composta da 14 giornate. Le prime 4 classificate accedono alle semifinali: prima contro seconda per un posto diretto in finale; terza contro quarta per lo spareggio contro la perdente dell’altra sfida. Poi la Grand Final, evento conclusivo. L’ultima ORL Premiership è stata vinta dai Broken Hill Saints che si sono imposti 24-22 sui Wilcannia Boomerangs.

Una competizione che va oltre lo sport, in una terra di contraddizioni ed estremi. È un fattore aggregativo fondamentale per queste comunità isolate, dove tuttora l’insegnamento viene spesso dispensato tramite la School of the Air: progetto mediante cui si impartisce la formazione primaria e secondaria a bambini e ragazzi nelle zone dell’Outback attraverso classi una volta via radio, oggi via internet, con il supporto di visite programmate degli insegnanti. Inoltre, è un fattore di sensibilizzazione verso temi importanti. La competizione si è fatta nel corso del tempo portatrice di messaggi positivi, dalla lotta alla violenza domestica alla prevenzione dell’alcolismo, dal sostegno per la salute mentale alla necessità di controlli sanitari, in una comunità, a maggioranza aborigena, dove l’asprezza del clima, l’alto tasso di disoccupazione e il basso grado di istruzione inaspriscono e amplificano i problemi a livello personale e sociale. L’aspettativa media di vita per un uomo aborigeno di queste zone è intorno ai 40 anni. Troppo pochi per una nazione evoluta come l’Australia.

Per tale ragione le istituzioni hanno messo in campo una serie di progetti che fanno dello sport, e del rugby league in particolare, un momento di condivisione e di crescita. Proprio in tale ottica durante l’ultima stagione dell’Outback Rugby League le squadre locali hanno utilizzato parte dei ricavi delle sponsorizzazioni per incoraggiare controlli sanitari gratuiti. Lo sport si fa speranza e intervento sociale in favore di un popolo troppo spesso dimenticato dal mondo moderno nella terra del mai, dove pochi sarebbero in grado sopravvivere.

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