La storia di Ousman Manneh, in una prima analisi, potrebbe essere simile a quella di tanti emigrati dall’Africa che, a causa del clima di guerra o di anti democrazia radicato nel loro paese di origine, sono costretti a scappare da un presente sanguinoso verso un futuro fatto di poche certezze e molte speranze, spesso disattese.

Nel caso di Ousman, il punto di partenza della sua incredibile storia è il piccolo stato africano del Gambia. Il Paese, terra di conquista di Portoghesi e Britannici tra il XV e XVI secolo, fu uno dei bacini più fiorenti per la brutale pratica della tratta degli schiavi ad opera dei coloni europei.

Ottenuta l’indipendenza dal Regno Unito nel 1965, dopo un periodo di assestamento politico, ha raggiunto una stabilità, se così vogliamo chiamarla, nel 1994, anno in cui, attraverso un colpo di stato, è salito al potere il dittatore Yahya Jammeh, il quale domina incontrastato da 21 anni a questa parte. Il sanguinario capo di governo, con le sue pratiche contrarie ai diritti umani e affossando ogni suo oppositore, ha fatto in modo che dal piccolo stato agricolo partisse un enorme flusso di migranti verso l’Europa, verso una vita più libera e dignitosa: l’Italia, secondo quanto riferisce il Viminale, è lo Stato del Vecchio Continente con maggiori richieste di asilo da parte del Paese dell’Africa occidentale.

Ma non è il caso di Ousman Manneh. Il gambiano, nel 2014, costretto dalla situazione nel suo paese di appartenenza, all’età di 16 anni, lascia famiglia e parenti, impossibilitati alla partenza, e scappa verso la Germania, direzione Brema.

Il giovane, ancora minorenne, viene subito affidato ad un centro di accoglienza per profughi e, da lì, l’incubo di Manneh si trasforma in un sogno ad occhi aperti. A notare le sue doti calcistiche è il Blumenthaler SV, squadra iscritta al campionato tedesco regionale nel quale in sole 12 apparizioni mette a referto ben 15 reti.

Il talento di Ousman non passa inosservato, e il Werder Brema, storica squadra della Bundesliga tedesca, lo prende e lo manda a giocare nella serie C teutonica, lega in cui milita la seconda squadra affiliata al club. Anche qui, Manneh dimostra tutte le sue capacità e, dopo la partita contro il Rostock di sabato scorso, in cui il gambiano, entrato dalla panchina,  realizza un assist e il goal decisivo per la vittoria finale di 2 a 1, viene promosso in prima squadra e buttato nella mischia nell’amichevole estiva tra il Werder Brema e il Wilhelmshaven. In quest’occasione, Ousman realizza 4 reti in appena 15 minuti e si candida, dopo il trasferimento del titolare Di Santo, come pedina nell’undici di partenza nella prima giornata di Bundesliga contro lo Shalke 04.

Il futuro per questo ragazzo scappato dalla dittatura diventa, in un attimo, radioso e pieno di speranze. Ma Ousman Manneh non dimentica il proprio passato fatto di ferite e sofferenze e del quale, a ragione, non vuole parlare.

Thorsen Frings, vice allenatore del Werder Brema ed ex nazionale tedesco, sostiene il cammino del gambiano, sottolineando come per il club l’unica cosa che possa contare è che Manneh giochi a calcio, tralasciando le questioni inerenti il suo passato.
In un momento mondiale, in cui il fenomeno migratorio viene dipinto come la peggiore delle piaghe che affligge un paese, spesso ci si scorda delle motivazioni connesse all’abbandono della propria terra natale e della propria famiglia e lo poche prospettive che gli immigrati hanno nell’ intraprendere una decisione del genere.

Osman Manneh ci ha insegnato che, a volte, nella vita, la luce più luminosa splende nell’abisso più profondo e sta a noi, con la speranza, mantenere acceso quel barlume che può, un giorno, sfociare in un bagliore accecante.

 

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