Il 5 Aprile del lontano 1910, nasceva uno dei primi allenatori pugliesi saliti alla ribalta delle cronache sportive nazionali, Oronzo Pugliese: schietto, focoso, ma soprattutto genuino, un personaggio d’altri tempi, rappresentante di un calcio che ormai non c’è più.

Tutto ha inizio a Turi, 30 Km da Bari, Oronzo nasce in una famiglia contadina, e sin da subito mostra una certa attitudine per il gioco del calcio, l’unico problema è che in città non c’è neanche un campo dove potersi allenare. Per poter giocare bisogna spostarsi: Gioia del Colle, Casamassima, Molfetta, è qui che muove i suoi primi passi. La sua carriera da calciatore però non è straordinaria, e dopo aver girovagato per l’Italia ed essersi fermato per ben sette anni a Siracusa, appende gli scarpini al chiodo nel 1947.

Inizia così, senza neanche troppe ambizioni, la carriera da allenatore, che di soddisfazioni, però, gliene darà molte.

Il Leonzio è la prima società che gli da fiducia, nei dilettanti siciliani (quando ancora gioca nel Siracusa). Opportunità più importanti, però, non tardano ad arrivare; allena il Messina a più riprese, vincendo un campionato di Serie C, quindi la Reggina, che porta dalla IV Serie alla Serie C, il Siena, che porta a un passo dalla Serie B, quindi la chiamata del Foggia, nel 1961.

Vince al primo anno la Serie C, e nel 63-64 viene addirittura promosso in Serie A, vincendo il premio “Seminatore d’Oro” come miglior allenatore del campionato Cadetto. Con i Satanelli scrive le pagine più belle della sua carriera da allenatore, divenendo famoso, oltre che per gli ottimi risultati, anche per il suo inconfondibile modo di fare, tanto da essere definito da Gianni Breraun mimo furente di certe grottesche rappresentazioni di provincia”.

Infatti in panchina Pugliese è un vero e proprio spettacolo: urla, gesticola, addirittura rincorre sulla fascia i propri giocatori, ma così facendo riesce ad infiammare il pubblico, e a caricare i suoi giocatori fino all’inverosimile, come accade il 31 gennaio 1965.

A Foggia arriva la Grande Inter di Helenio Herrera, detto Il Mago, Campione d’Italia e d’Europa in carica. Pugliese dispone delle serrate marcature a uomo, ordinando ai suoi picciotti, così chiamava i giocatori, di aspettare e pungere in contropiede. I padroni di casa si portano inaspettatamente sul 2-0. l’Inter non ci sta, e riacciuffa il risultato, salvo poi cedere, a dieci minuti dalla fine, a un gol di Nocera, che fissa il risultato sul 3-2: è la consacrazione di Oronzo Pugliese, da quel momento in poi sarà lui il mago, Il Mago di Turi. A fine partita, alla domanda di un giornalista “Come ci si sente ad aver avuto la meglio sulla psicologia di Herrera?” risponde “La psicologia è roba da ricchi, la grinta è roba da poveri”.

Rimane negli annali anche una sua dichiarazione riguardo le provocazioni ricevute dai tifosi del Milan durante la partita persa dal Foggia per 1 a 0. Inventando di sana pianta un proverbio, risponde ai giornalisti “quando il pesce grosso non riesce a mangiare il pesce piccolo, il pesce grosso brucia!”.

A fine anno il Foggia chiude sorprendentemente al 9° posto, il che vale a Pugliese la chiamata della Roma, reduce da una stagione deludente.

Nella Capitale disputa 3 stagioni altalenanti, senza mai far fare il salto di qualità alla squadra. Nel secondo anno di permanenza rimane in vetta alla classifica per due mesi, salvo poi crollare nella seconda parte di stagione e terminare ottavo. Qui, però, diventa l’idolo dei tifosi, che mai hanno visto un allenatore tanto coinvolto come Pugliese. Prima di ogni partita sparge il sale intorno alla panchina e dietro la porta avversaria, per cacciare via la sfortuna; non a caso Lino Banfi riprenderà questa scena ne L’allenatore nel pallone, il cui protagonista, Oronzo Canà, è ispirato proprio a Pugliese.

Roma è la sua ultima esperienza felice in panchina, infatti di lì a poco inizia la parabola discendente che lo porterà al ritiro, nel 1978, dopo aver allenato negli ultimi anni Fiorentina, Bari, Bologna e Crotone.

Torna nella sua Turi, dove verrà a mancare nel 1990.

Quella di Oronzo Pugliese è la storia di chi, partito dal niente, è riuscito a ritagliarsi uno spazio nel complesso mondo del calcio italiano, conservando però l’onestà e la semplicità del mondo contadino dal quale proveniva e che non ha mai rinnegato.

Al giorno d’oggi, in un calcio sempre più privo di valori, ricordare figure come quella di Don Oronzo non può che fare bene.

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