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Giochi di palazzo

Stadio Olimpico, il rilevamento biometrico l’ultima frontiera della repressione?

Simone Meloni

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Ore 19,40 di un normale lunedì agostano. Un fulmine squarcia il cielo quando il crepuscolo si sta per fare prossimo: “Impronte digitali per entrare allo stadio Olimpico di Roma”. È l’Ansa la prima a lanciare il clamoroso scoop, seguita in breve giro di quadrante da centinaia di siti e agenzie. Il Consiglio per l’Ordine e la Sicurezza della provincia di Roma, lo stesso che la scorsa settimana avevamo auspicato potesse essere il primo banco di prova per la sindaca Raggi in merito alla situazione stadio, è appena terminato e dal seguente comunicato si evince che l’impianto di Viale dei Gladiatori, a partire dalla prima gara stagionale (Roma-Udinese) sarà provvisto di “nuovi sistemi di lettura dei tagliandi ai tornelli di ingresso dotati di meccanismi di riconoscimento biometrico. Il primo vizio di fondo è sicuramente rappresentato dalla poco chiara estensione di questa parte del comunicato. Un linguaggio alquanto “politichese”, con il quale non si capisce bene cosa esattamente rappresenti e con quale modo venga messo in atto suddetto riconoscimento biometrico. Le impronte digitali rientrano appieno nelle opzioni contemplate, ma, come la stessa Questura chiarirà qualche ora dopo, non ne è altresì previsto il rilevamento, come erroneamente riportato dai titoli dell’Ansa. E qua occorrerebbe forse aprire una parentesi su quanto si debba prestare attenzione ed evitare errori simili, al fine di scongiurare la distorta diffusione di una notizia non facilmente individuabile da un pubblico di lettori ormai assuefatto e spesso acritico verso contenuti che invece dovrebbero, per forza di cose, provocare diverse domande circa la loro attendibilità.

La biometria (che si occupa di capire come alcune caratteristiche del corpo umano, uniche per ciascun individuo, possano essere utilizzate come strumento di riconoscimento personale) può infatti essere messa in atto in diversi modi: dalle impronte, passando per l’iride e arrivando ai segni distintivi delle singole facce. Proprio qua, come riportato da Repubblica, sembra “poggiarsi” l’ampliamento del raggio d’azione della Prefettura capitolina. Se, a voler essere ottimisti, si potrebbe pensare a un semplice rafforzamento del sistema di videosorveglianza, bisogna comunque dare il giusto peso alle parole e capire quale motivazioni potrebbero aver spinto le istituzioni a investire ulteriore denaro pubblico per opere che, vista la palese militarizzazione a cui la zona è ormai sottoposta, non erano di primaria importanza. Di certo, un terrorista che acquista un biglietto, passa due controlli, poi viene respinto al tornello grazie al sistema biometrico appare alquanto improbo. Anche perché questo darebbe il là a un importante quesito: se si ritiene l’Olimpico luogo idoneo dove applicare tali metodi di controllo, perché non si fa altrettanto con altri obiettivi sensibili come centri commerciali, musei, chiese e persino aeroporti (per assurdo, oggi è possibile entrare a Ciampino e Fiumicino, come in altre migliaia di aeroporti del mondo, e arrivare a ridosso degli imbarchi senza nessun controllo del genere)? E, aggiungiamo, in tal caso cosa dovrebbero fare in Francia, considerato il delicato momento che il Paese attraversa dal punto di vista del terrorismo? Non ci risulta che il Parco dei Principi di Parigi o il Velodrome di Marsiglia facciano ricorso a simili tecnologie.

Se invece la decisione riguarda prettamente l’ordine pubblico inerente alle manifestazioni sportive, permetteteci di dire che rimaniamo ancor più scettici. Sarebbe una lapalissiana ammissione di come biglietti nominativi, tornelli, tessere del tifoso, divieti su base geografica e, le stesse barriere, siano stati degli insuccessi di livello cosmico, oltre che un ingente spreco di denaro pubblico. Oppure, sempre analizzando la vasta gamma che la biometria ci mette a disposizione, vuol essere questo un modo come un altro per riproporci il sistema RFID sui titoli di accesso? Modalità tanto criticata dai supporter quando si paventò la possibilità di inserirla all’interno della neonata tessera del tifoso. E poi, sulla base di cosa si vanno a incrementare sistemi di controllo/repressione allo stadio Olimpico? Le ultime stagioni hanno visto sempre più una diminuzione delle criticità, con l’azzeramento totale nell’ultimo campionato, dovuto anche alla diserzione di tantissimi tifosi. E non solo di curva. Come si giustificherebbero Prefettura e Questura in tal caso?

E la politica romana come ne esce da tutto ciò? La nuova giunta è forse l’unica a potersi mettere di mezzo e prendere una posizione chiara e forte in caso di ulteriori inasprimenti repressivi sulla gestione, sinora ai limiti del dittatoriale, attuata in zona Foro Italico. Per i tifosi è diventata una questione di principio, e potrebbero vedere ciò come l’ennesimo sgarbo da parte di uno Stato ogni giorno più distante e non desideroso di ascoltare le istanze di chi, civilmente e pacificamente, ha condotto una protesta in grado di assumere contorni ben più importanti di quelli sportivi e folkloristici. Infine ci sono le società di calcio, le quali potrebbero subire un ingente danno di immagine, “regalato” dal grigio vuoto di uno stadio che ormai tutti sembrano detestare e vedere più come un luogo di detenzione che di svago e passione popolare.

In tanti hanno chiamato in causa George Orwell, per descrivere quella società iper controllata e iper schedata da lui narrata nel celebre 1984. Per certi versi non sembriamo esserci poi così lontani. In molti campi della società, senza accorgercene, abbiamo barattato pezzetti fondamentali della nostra libertà in cambio di un’apparente sicurezza. Se poi prendiamo a modello gli stadi, non possiamo non accorgerci di come questi ultimi sono stati e siano tutt’oggi dei veri e proprio laboratori, dove tutto è sperimentato e quasi tutto giustificato, in virtù dell’equazione tifoso=bestia=cavia da laboratorio. Il cittadino medio accetta persino di buon grado questo, finché non lo vede esportato nel proprio mondo. Quando ormai è troppo tardi. Forse è dietrologia, magari semplice complottismo. Dovremo aspettare di vedere dal vivo l’ennesima novità che riguarda i tifosi romani e, di riflesso, quelli italiani. Il contenimento di incidenti, e questo ci sembra lapalissiano, è ormai diventato, a più riprese, una mera scusa per agire in sordina e rincarare la dose.

Diceva un vecchio striscione delle curve a reti unificate: “Leggi speciali, oggi per gli ultrà, domani per tutta la città!”. Ecco, a distanza di anni, quel “domani” è ampiamente arrivato. L’importante è rendersene conto.

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8 Commenti

8 Comments

  1. Luciano

    agosto 9, 2016 at 2:06 pm

    Mi spiace ma l’articolista spesso dimostra di non conoscere l’ambiente calcistico tentando di drammatizzare artificiosamente la situazione. E’ uno di quegli articoli fastidiosi che cercano per forza di trovare il modo di insultare l’ambiente come l’equazione sul tifoso. La continua negatività alla ricerca forzata della polemica sterile è veramente penosa. L’articolo non si limita a dare una notizia probabilmente sbagliata ma fa delle analisi peggiorative paragonando addirittura uno stadio ad un lager e confrontando situazioni non reali facendo supposizioni da fantasia horror. Complimenti per l’ottimismo e la completa mancanza di conoscenza del mondo calcio.

  2. pino60

    agosto 9, 2016 at 5:04 pm

    Il calcio pare sia stato sempre considerato zona franca. Dove si poteva insultare, fare a botte coi poliziotti, con altri tifosi, scatenare guerriglie urbane, senza che si prendessero mai provvedimenti seri. Poi sono arrivate le scommesse, le partite truccate, la crescita vertiginosa del denaro che ci gira attorno. Poi ancora le cupole mafiose juventine. Anche qui mai provvedimenti seri. Poi la tessere del tifoso, i tornelli, ora il rilevamento biometrico.
    Non è più un gioco non è più uno sport. Sarebbe meglio chiuderlo. Perchè i troppi soldi che macina frenano qualunque riforma seria.
    Allora chiudiamolo che è meglio. Magari saremmo meno distratti dai problemi veri

  3. martello

    agosto 9, 2016 at 8:23 pm

    Indagati…rinviati a giudizio e pregiudicati presenti nelle
    Aule parlamentari troveranno piu
    Difficile entrare allo stadio che in Parlamento

    • giancarlo sesia

      agosto 10, 2016 at 6:12 pm

      devono metterlo anche per le aule parlamentari

  4. Manuel 71

    agosto 9, 2016 at 9:28 pm

    Perfetta chiave di lettura. Chi pensa realmente con la propria testa ed ha spirito critico è giunto alla medesima conclusione: 1984 ormai è qui. Chi conosce lo stadio e la curva sa bene che non esiste un motivo che sia uno di sicurezza per giustificare questa nuova schedatura.

  5. marco

    agosto 10, 2016 at 5:02 pm

    Oltre al riconoscimento biometrico con le nuove norme gli spettatori saranno costretti a parcheggiare a piazzale clodio e a farsi circa 2.5 km a piedi per raggiungere lo stadio, dato che non sono previste navette!!!

  6. GIONNI

    agosto 11, 2016 at 9:54 am

    E? ormai chiaro che non si vogliono piu’ i tifosi allo stadio, specialmente quelli delle squadre romane, visto che certi provvedimenti DRACONIANI vengono adottati solo nella Capitale. Subito dopo che i tifosi laziali avevano superato il “trauma imposto” delle barriere, annunciando l’imminente ritorno sugli spalti, ecco che viene adottata questa misura eccessiva che neanche l’antiterrorismo, ben conoscendo la mentalita’ dei tifosi oiu’ caldi che ben difficilmente accetteranno questa ulteriore vessazione. Nessuno mi toglie dalla testa l’equazione CURVE DI DESTRA-prefetto e governo di sinistra..

  7. Basil

    agosto 12, 2016 at 10:31 am

    Il problema non è di colore politico ma di chi scrive norme e leggi senza avere la minima cognizione del problema:
    Totale incompetenza e ve lo dimostro!
    Tornelli: perfettamente inutili in quanto non è da li che entrano gli oggetti pericolsi.
    Prefiltraggi: inutili visto che risse e tafferugli succedono nella maggior parte delle volte dopo la partita lontano dallo stadio e lungo il percorso dei tifosi ospiti.
    Tessera del tifoso: ridicola, è a pagamento e pagando si ottiene tutto, ho un amico pregiudicato con 8 anni di daspo alle spalle, che ha finito l’ultimo a maggio e settimana scorsa ha comprato la tessera da settembre va in trasferta!
    Divieti territoriali: inutili, funzionano solo in realtà piccole e neanche sempre, sono di Arezzo, può andare bene x il derby col livorno, ma in B col napoli c’erano 2-3000 napoletani residenti in zona nei settori nostri ed è stato un disastro. Per non parlare dei grandi club, quando gioca la juve quanti torinesi c’è allo stadio, e li come fai?
    Controllo biometrico: idiozia pura, con che criterio si scheda la gente? Il primo che va da un giudice li fa smettere subito, e i soldi buttati?
    Durante Arezzo-Gianaerminio a mia figlia hanno tolto il tappo della bottiglia di cocacola e in serie A vedo lanciare torce e bombecarta
    Ormai è solo un bel teatro, bella finzione ma siamo lontani dalla realtà

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Calcio

L’étendard sanglant est levé! Scontri, violenza e tetto del mondo. La Francia in lacrime di gioia e di dolore

Emanuele Sabatino

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La Francia é Campione del mondo per la seconda volta nella sua storia. Domenica mentre Macron festeggiava a Mosca, a Parigi e in altre città  transalpine accadeva di tutto con scene di violenza e guerriglia cittadina. Da melting pot a melting rot il passo é molto breve. Il primo é il termine usato per indicare il crogiolo dove si fondono tutte le etnie e le diverse origini dei giocatori che hanno portato les bleus sul tetto del mondo, il secondo un gioco di parole dove rot significa marcio, lo stesso marcio che lungo tutta la Francia al fischio finale ha seminato panico, incidenti e distruzione.

Lacrime, tante lacrime, prima di gioia e poi di dolore. Mentre Lloris alzava la Coppa al cielo qualcuno, piú di qualcuno a dire il vero, alzava il putiferio nella nazione scagliando mattoni contro le vetrine dei negozi e rubando tutto. Sono le due facce della Francia multietnica, quella positiva sempre in prima pagina e portata come esempio e l’altra, negativa, difficile da trovare nelle colonne dei giornali rilegata al piú nei trafiletti. Mentre 10.000 agenti delle forze dell’ordine erano impegnate a garantire l’ordine pubblico delle piazze dove si erano riuniti milioni di francesi per assistere alla partita altri, ben organizzati, sapendo del poco controllo in altre zone hanno iniziato l’opera di sciacallaggio e ruberia.

Quasi come fosse un revival della rivoluzione di 229 anni fa, gli ingredienti c’erano tutti: il sangue, le bandiere francesi, gli scontri, i morti. Il ministro dell’Interno Francese ha rivelato che é stato necessario l’uso della forza ed il reiterato utilizzo dei lacrimogeni per disperdere la folla e far tornare la tranquillitá. Lungo tutta la Francia 292 persone sono state prese in custodia, 102 solo a Parigi, 92 portate poi direttamente in galera perché colte in flagrante.

Il bilancio parla anche di due vittime: un cinquantenne caduto in un canale ed un motociclista trentenne in dinamiche ancora da accertare. Anche ieri nuovo attacco, subito represso, sempre a Parigi: preso d’assalto il Nike store con l’obiettivo di rubare tutte le magliette con le due stelle dei Mondiali vinti. Magliette che però non c’erano perché arriveranno tra oggi e domani. Il presidio delle forze dell’ordine nella capitale resterá molto alto anche nei giorni a seguire per prevenire altre scene di violenza e guerriglia.

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Giochi di palazzo

Luglio 2007: quando la Formula Uno si trasformò in una Spy Story

Luigi Pellicone

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Di questi tempi, nel 2007, la Formula Uno veniva scossa da eventi che cambiarono per sempre il dorato mondo dell’automobilismo. Accadde di tutto e nulla fu come prima. Vi raccontiamo questa incredibile spystory.

12 luglio. Una data che segna lo spartiacque nel mondo della F1.  11 anni fa, la McLaren è convocata dalla FIA. L’accusa è pesante: spionaggio industriale. Inizia la Spy-Story, a meta fra un romanzo noir e una storia da 007.

CAPITOLO I – TELEFONATE NOTTURNE FRA AMICI DELUSI

Tutto ha inizio a Maranello: inverno 2006,  grande Freddo in casa Ferrari. Jean Todt è prossimo a lasciare la gestione sportiva. Un ruolo ambitissimo: per prestigio, storia, stipendio. Fra gli aspiranti alla poltrona c’è Nigel Stepney. Coordinatore della squadra meccanici, nonché collante fra la dirigenza modenese e il reparto corse. Nigel è in Ferrari da anni: Todt ha cieca fiducia in lui, ma come organizzatore. Non da dirigente. Non a caso, il francese sceglie come successore Stefano Domenicali. Stepney è deluso, protesta. Richieste respinte al mittente con perdita.

Ricusato, non la digerisce. Accumula frustrazione. Ci vorrebbe un amico. Chi? Ma si, Mike. Meglio sentirlo…

Mike è Mike Coughlan, amico e collega di Nigel  ai tempi della Tyrrel, anni ’90. Adesso lui lavora alla McLaren e fa il progettista. I contatti fra i due si infittiscono. Arriva la primavera, dopo un inverno passato al telefono e qualche parola di troppo. Controprova, il GP d’Australia

In quel di Melbourne, Kimi Raikkonen centra la pole position. E però, c’è qualcosa di strano: i commissari di corsa girano intorno la Ferrari come api intorno all’alveare. Evidentemente, cercano qualcosa. Ma cosa? Ispezione. Negativo. La Ferrari è in regola, sebbene  “qualcosa” di non meglio specificato sia al limite delle regole, pur non violandole. Però qualcosa sotto c’è. Eh già, proprio sotto. La McLaren chiede chiarimenti sulla regolamentazione delle zavorre a bordo delle monoposto.  Che cooooosa? Insinuate che la rossa vinca grazie a un sistema che garantisca un assetto perfetto sia in accelerazione che in frenata? Ma come vi permettete? E, sopratutto, come sapete queste cose?

CAPITOLO II – CHI E’ LA TALPA?

Allarme rosso. Qualcuno ha spifferato. Todt e Domenicali ne sono certi. E ne hanno ben donde. Il sistema progettato per le monoposto di f1 è INVISIBILE a occhio nudo e alle verifiche tecniche, che hanno il compito di misurare l’altezza del fondo piatto dall’asfalto e la eventuale flessibilità. Chi ha parlato? Chi poteva sapere? Vuoi vedere che Nigel…

Stepney da qualche tempo non bazzica i circuiti. E non è felice. Vuole un ruolo importante, in pista, laddove si sfida la fisica e l’aerodinamica. E allora cosa fa? Alza il telefono e chiama Mike. Hai visto mai se in McLaren c’è posto per un vecchio amico…

Una telefonata di troppo, questa volta dall’ufficio.

Errore fatale. Todt e Domenicali, insospettiti, avevano predisposto un sistema di controllo delle chiamate in entrata e uscita. Mail comprese. Nigel era già sospettato, dopo l’Australia. Però un indizio è solo un indizio. La telefonata, il secondo, è una coincidenza. La terza, però, è la prova: la McLaren, in particolare Coughlan, è in possesso di mail che indicano tutti gli standard utili per apprezzare l’efficienza di una monoposto in gara. Quanta roba. Troppa per resistere alla tentazione. Coughlan chiama Jonathan. Jonathan è Jonathan Neal. Gli sottopone i documenti. Le informazioni passano ai piloti. In McLaren, accanto a un giovanissimo Hamilton, c’è Fernando Alonso. Uno che, al contrario di Nigel, sogna il percorso inverso. Vuole la Ferrari: in McLaren, alle prese, con quel ragazzino così arrogante, non si trova proprio a suo agio. Intanto Coughlan recita la parte dell’amico del cuore: sponsorizza Stepney a Ron. Ron è Ron Dennis, boss di Woking. Bene, il grande capo McLaren non stima Nigel. Anzi, non lo vuole vedere neanche in fotografia. L’astio affonda le radici in un tradimento (vabbè allora è un vizio): Stepney era amico di Barnard, simpatico a Dennis quanto la criptonite a Superman..

CAPITOLO III – LA FUGA DI NOTIZIE

Intanto il circus è a Montecarlo, dove accade qualcosa di insolito. I meccanici come consuetudine, passano al setaccio le Ferrari ai box. Cosa c’è li, vicino al serbatoio? Fertilizzante. E chi diavolo ha messo quel fertilizzante? Domenicali ordina di smontare la monoposto. Tutti a rapporto tranne uno. Nigel, che cavolo c’è nel tuo armadietto? E perché quella polverina è cosi simile a quella trovata ai box? No, non è simile, è proprio identica.

SABOTAGGIO. NIGEL, SEI LICENZIATO.  Dalle verifiche effettuate sul computer dell’ormai ex dipendente, emerge la verità: scambio di mail fra Stepney e Coughlan. Non contento, Nigel, accecato dalla rabbia, cosa fa? In barca, mentre si corre il GP di Barcellona, consegna, così come sono, i progetti della Ferrari. Coughlan ha del materiale che scotta. Per raffreddarlo, si confina in una copisteria di bassissima lega in Inghilterra. Sfortunatamente, il gestore del negozio è un tifoso della Ferrari. Oltre alle copie richiesta dal cliente, ne tiene qualcuna per se. E dove le invia? Esatto. A Maranello. Boom.

CAPITOLO IV – L’AUTODISTRUZIONE

La Ferrari ha le prove. Ed è anche incazzata visto che il Mondiale sta prendendo una brutta piega. Todt chiama i legali a rapporto. Ci sono gli estremi per lo spionaggio industriale? Sissignore, che ci sono.Quanto basta per inchiodare la McLaren in Italia e in Inghilterra. Semaforo verde alla carta bollata. Detto, fatto. La vicenda si conclude. L’8 settembre, quando si corre a Monza, la Mc Laren è raggiunta da avviso di garanzia. Una settimana dopo è squalificata dal mondiale costruttori e condannata a 100 milioni di dollari di risarcimento. Coughlan sospeso, Stepney depennato dalla F1.

E dal lato sportivo? Beh, anche qui, c’è una bella storia da raccontare: Hamilton, a due gare dal termine è in vantaggio su Raikkonen di ben 17 punti. E ne ha anche 10 su Alonso. In Cina, però, si ritira. Vince il finlandese che si porta a -7.  Ultima GP. In Brasile la McLaren si presenta con due piloti in testa al Mondiale. E riesce a perderlo: il cambio tradisce l’inglese che non va oltre il settimo posto finale. L’iride è a portata di mano di Alonso, che è terzo, e lì rimane, dietro le due Ferrari in fuga. Vince la Ferrari. Evviva la Ferrari campione del mondo: 110 punti Raikkonen, 109 Alonso ed Hamilton. A pensare male ci si chiede: Alonso che passerà in Ferrari non ha attaccato volutamente? In realtà quel pomeriggio la monoposto dello spagnolo non andava proprio anche perché superando Massa secondo avrebbe vinto il Mondiale. Si vociferò inoltre che il distacco dalla Rossa fosse frutto di un sabotaggio tecnico della McLaren che, pur di sfavorirlo (Hamilton da sempre il prediletto di Dennis), gli avrebbe manomesso l’assetto se non addirittura montato pneumatici già consumati. Ma queste sono solo voci e tali resteranno. C’è poi una seconda teoria che apre ad una domanda: è mai possibile che una squadra squalificata per la spy story portasse uno dei suoi piloti al titolo Mondiale? Chissà.

E Nigel? Cerca di ricostruirsi una verginità scrivendo un libro: Red Mist. Nebbia Rossa. Pagine dal contenuto così forte che nessuna casa editrice trova la forza o la voglia di pubblicarlo. Del resto, le querele costano. E andare in guerra con Ferrari o McLaren non è igienico. Rischi di sporcarti. E allora? Nel dubbio che quanto scritto fosse solo ricerca di vendetta, il manoscritto resta nel cassetto. O nei file. E la verità? Chiedetela al destino. Il 2 maggio 2014 Nigel scende dalla sua auto ed è travolto e ucciso e porta con sé tutti i segreti di questa vicenda.

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Calcio

Calcio tedesco: nonostante il Mondiale, un modello da seguire

Massimiliano Guerra

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Un fallimento. Inutile girarci attorno ma quella della Germania in Russia per i Campionati del Mondo è stato un totale fallimento. Una brutta figura perché la nazionale tedesca da Campione del Mondo in carica si è fatta eliminare in un girone abbastanza agevole, arrivando addirittura ultima, battuta nell’ultimo match da una Corea del Sud che non aveva nulla da chiedere. Molti si sono affrettati a parlare di crisi del calcio tedesco o della dimostrazione che il modello di calcio fatto in Germania non è più valido.

Una tesi però non corretta perché a differenza di quello che sta accadendo in Italia o in Olanda, per citare due tra le grandi escluse e deluse dell’ultimo Mondiale, il fallimento della nazionale tedesca non è stato causato da una crisi sistemica, ma da una serie di fattori che hanno inciso in maniera negativamente decisiva: scelte sbagliate di Low, tanti giocatori sazi che non sono riusciti a dare il 100%, un po’ (tanta) presunzione che è stata fatale nelle tre partite del girone. Detto questo il calcio tedesco rimane comunque uno dei sistemi e di modelli più all’avanguardia del calcio europeo e mondiale. Ecco perché.

Gioventù: Partiamo dal Mondiale. La Nazionale tedesca era sesta squadra più giovane della competizione iridata, terza se vogliamo considerare solo chi ha già vinto la Coppa del Mondo, dietro sola Francia e Inghilterra. Un dato molto importante dato che la Germania si presentava in Russia con i galloni di Campione e soprattutto una rosa di altissima qualità. Il fallimento poi è stato inaspettato quanto rispettoso di una “tradizione” che vede i campioni del mondo uscire al primo turno nella successiva edizione.  Passiamo poi a quello che succede in Bundesliga. Il campionato tedesco dei cinque maggiori europei è quello che ha l’età media più bassa. Le società tedesche puntano sui giovani e lo fanno realmente: nella classifica dei campionati e delle squadre più giovani del continente, stilata dal Cies, la Germania è al 12° posto, prima tra i top campionati europei, seguita dalla Francia al 17°, dalla Spagna al 20° e dall’Inghilterra addirittura 29°. Non benissimo l’Italia in 24° posizione, in virtù dei 27,37 anni in media dei calciatori impiegati. E nella massima serie teutonica le prime due classificate sono il Lipsia con 23.2 di media e il Bayer Leverkusen con 23.8.

Nella classifica dei club, tra i  primi 100 più giovani, la Germania può vantare ben 8 club. Nessuno come lei. Dati importanti che se sommati all’alta specializzazione che i tecnici tedeschi stanno portando avanti fa si che il calcio tedesco sia sempre più all’avanguardia. I cosi detti Laptop trainer, di cui abbiamo già ampiamente parlato, come Thomas Tuchel (ex Borussia Dortmund, ora al PSG) a Roger Schmidt (Bayer Leverkusen), da André Schubert (Borussia Mönchengladbach) a Julian Nagelsmann (Hoffenheim), dallo svizzero-tedesco Martin Schimdt (Mainz) a Christian Streich (Friburgo) hanno sfruttato gli imponenti investimenti della Federazione tedesca dopo la sconfitta nei Mondiali del 2006 e hanno totalmente stravolto il ruolo dell’allenatore. Di conseguenza anche lo sviluppo dei giocatori giovani è stato modificato regalando alla Germania una serie sterminata di giovani talenti.

Tirando le somme il calcio tedesco, al netto della brutta figura in Russia, rimane di gran lunga il modello da seguire per ambire ad uno sviluppo innovativo e moderno del calcio, lontano da alcune vecchie considerazioni che stanno bloccando la crescita del movimento calcistico nel nostro paese.

 

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