Mentre dalla Regione Lazio fanno sapere per bocca dell’assessore all’Urbanistica Michele Civita che se, entro la fine del mese non arrivasse la delibera con la variante al piano regolatore, la Conferenza dei Servizi sul nuovo stadio della Roma potrebbe anche bloccarsi ( per un massimo di 30 giorni), dentro il Movimento 5 Stelle c’è ancora chi pensa a come poter bloccare il progetto. E non mancano le iniziative, anche quelle più clamorose. In particolare, l’ultima, riguarda un gruppo di attivisti guidati dal coordinatore cittadino all’urbanistica Francesco Sanvitto che avrebbe consegnato all’assessore comunale all’Urbanistica Paolo Berdini, nientemeno che la bozza di una nuova delibera che annulli quella precedente (la n.132 del dicembre 2014) che aveva riconosciuto la pubblica utilità al progetto.

Come si legge nel documento, scaricabile in copia su alcuni siti tra i quali nextquotidiano, nella bozza di nuova delibera verrebbe chiesto l’annullamento della precedente fatta approvare dalla giunta Marino, sulla base di tutta una serie di presunte violazioni di legge. Su tutte la n.147 del 2013 cioè la nuova normativa che regola la costruzione o la ristrutturazione di impianti sportivi. Secondo gli attivisti del Movimento, sarebbe infatti illegale già il fatto che nel progetto approvato nel 2014, lo stadio sarebbe solo una parte minima (circa il 14%) rispetto invece ad altre opere come il cosiddetto Business Park (cioè le torri di Libeskind), che al contrario, occuperebbero una parte maggioritaria (86%). E che  allo stesso modo, verrebbe costruito in violazione della legge 1150 del 1942 e di quella regionale 35 del 1978. Ma oltre alle presunte violazioni di legge, nel processo di approvazione della delibera n132, sarebbero stati commessi anche alcuni presunti “difetti di istruttoria”. Ad esempio per il fatto che, sempre secondo la base penta stellata, nella scelta dell’area, “sia stata esclusivamente valutata quella proposta unilateralmente dal privato proponente” cioè Tor di Valle. E non sarebbero invece state prese in considerazione le altre 82 proposte.

Medesimo errore sarebbe stato commesso, nella parte relativa al rischio idrogeologico dato che, come si legge sempre nel documento, l’area sarebbe a rischio esondazione e di questo nessuno si sarebbe “avveduto”. Idem per quanto riguarda una “congrua analisi del traffico giornaliero” che al contrario, non sarebbe stata effettuata. I proponenti (cioè la Roma e la società Eurnova del costruttore Luca Parnasi), “nella fase di progettazione” non avrebbero considerato neanche l’esistenza di un progetto relativo alla costruzione del “ponte dei Congressi”. La cui costruzione, secondo anche quanto ripetuto dall’assessore Berdini,  renderebbe del tutto inutile la costruzione del ponte carrabile sul Tevere previsto nel progetto per la costruzione del nuovo stadio. Per tutte queste ragioni, conclude il documento,  l’interesse pubblico ci sarebbe ma nella “rimozione” della delibera n.132. Anche a scopo di “autotutela” per scongiurare il rischio di “iniziative di natura giurisdizionale”. Come ad esempio una causa per risarcimento danni che la Roma per bocca del suo direttore generale Baldissoni ha già fatto sapere di poter intraprendere e che proprio l’avvocatura di Roma Capitale, avrebbe quantificato in un costo di 400 euro a cittadino. Per un totale di circa oltre 1 miliardo di euro. E se così fosse lo scenario sarebbe a dir poco paradossale: si passerebbe cioè da un investimento di oltre 1 miliardo tutto privato ad un risarcimento di oltre 1 miliardo ma pubblico, che graverebbe sulle tasche dei contribuenti romani. Un rischio questo, che per il momento,  non sembra spaventare per niente la base del Movimento 5 Stelle. Chissà se lo stesso varrà pure per la sindaca Virginia Raggi.

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